Jun 292017
 

Srimad Bhagavatam 01.16.03 – Los Angeles

Pradyumna: Traduzione: “Dopo aver scelto Kṛpācārya perché lo guidasse come suo maestro spirituale, Mahārāja Parīkṣit compì tre sacrifici del cavallo sulle rive del Gange, ricompensando adeguatamente tutti i partecipanti. Durante questi sacrifici anche gli uomini comuni potevano vedere gli esseri celesti. “(SB 1.16.3)

Prabhupāda: La gente dice: “Perché non vediamo gli esseri celesti?” La risposta dovrebbe essere: “Dov’è il tuo sacrificio del cavallo?” Gli esseri celesti non sono così a buon mercato. Proprio come il re o il presidente. Non va ovunque; chi è, un uomo comune ordinario? No. Quando i re o gli esseri celesti o un grande saggio come Nārada Muni arrivano, anche quel luogo deve essere all’altezza per andarci.

C’erano sistemi interplanetari, e, proprio come Arjuna andò sui pianeti celesti, allo stesso modo, in tali sacrifici, se organizzati da grandi re come Mahārāja Parīkṣit, e altri come Mahārāja Yudhiṣṭhira, allora gli esseri celesti invitati sarebbero venuti. Non solo sarebbero venuti, ma tutti gli uomini comuni li avrebbero visti. Perciò qui è detto: yatrākṣi-gocarāḥ, devā yatrākṣi-gocarāḥ (SB 1.16.3). Siamo molto superbi da voler vedere tutto, ma dovremmo aspettare di essere qualificati per vedere. Non che capricciosamente voglio vedere: “O Dio, Ti prego, vieni davanti a me. Ti voglio vedere”, come se Dio è lì solo per poter essere visto da voi. Dio è molto gentile. Qui Egli è presente nel tempio. E voi andate a vederLo. Allora vi renderete conto che Egli è Dio.

Sia Dio che un essere celeste possono essere akṣi-gocarāḥ, nel vostro campo visivo, ma a condizione che si sia qualificati. Questo è il procedimento. Questi mascalzoni dicono: “Puoi mostrarmi Dio?” Ma quale potere avete per vedere? Prima di tutto guadagnatevi tale qualifica. Poi Lo vedrete. Dio è ovunque, aṇḍāntara-stha-paramāṇu-cayāntara-stham (Bs 5.35). Lui è anche dentro l’atomo. Per questo, a chi non è capace di vedere Dio si consiglia di vederLo in modo diverso; Proprio come Krishna dice nella Bhagavad-gītā: raso ‘ham apsu kaunteya prabhāsmi śaśi-sūryayoḥ (BG 7.8), “Mio caro Kaunteya, Arjuna, Io sono il gusto dell’acqua.” Quindi, cercate di vedere Dio lì, nel sapore dell’acqua. Al momento attuale abbiamo molti sensi. Si vuole vedere Dio con gli occhi. Iniziate con la lingua. Anche questo è un altro senso. Proprio come se c’è una buona pietanza, dico: “Fammi vedere come è.” “Fammi vedere” indica… La stai già vedendo. Cosa vuoi? “No, io voglio toccarla con la lingua.” Questo è: “Fammi vedere”. Non con gli occhi. Se c’è un buon dolciume, halavā, allora “Fammi vedere” significa “Fammi gustare”. Quindi, prima di tutto gustate Dio. E’ alla portata della percezione sensoriale; ma cercate di praticare. sevonmukhe hi jihvādau svayam eva sphuraty adaḥ (Bhakti-rasāmṛta-sindhu 1.2.234). Allora vi renderete conto. Dio Si rivelerà a voi da Sé. Quando si diventa sottomessi, devoti a Dio, assaggiando il prasādam, vedrete Dio personalmente. Egli parlerà con voi. Questo è possibile.

Al momento pesente vogliamo vedere Dio, ma non riconosciamo che non siamo qualificati. Come Lo si può vedere? Se non riesco a vedere neanche un presidente ordinario! Con i miei capricci voglio vedere il presidente o il tale funzionario, ma non è possibile vederli se non si è qualificati. Come potete quindi vedere Dio? Questo non è possibile. Dovete qualificarvi, poi vedrete Dio. Akṣi-gocaraḥ. Akṣi-gocaraḥ significa che, semplicemente come tu vedi me e io sto vedendo te, allo stesso modo vedrai gli esseri celesti o Dio; a condizione che tu sia qualificato.

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