Nov 152016
 

Un Dono Speciale

Abhay Caran: Un dono speciale

di Ananta Vallabha Dasa
Fu una lieta notizia quando apprendemmo che mia moglie, Vaishnavi, aspettava un bambino. Sperimentammo meravigliose emozioni e dolci sensazioni, pensando a come dare il benvenuto nella nostra vita a questa nuova anima, e come tutti i genitori in attesa, aspettavamo impazientemente il giorno in cui l’ostetrica avrebbe detto: “Congratulazioni!” Iniziammo a recarci regolarmente dalla ginecologa di Vaishnavi, una signora pia, dolce e gentile, e ad ogni visita eravamo curiosi di conoscere la situazione del bambino nel grembo di mia moglie.

A due mesi e mezzo ci fu consigliata un’ecografia e i parametri risultarono normali. Ci emozionammo nel sentire il battito del cuore del bambino. Al quinto mese, la dottoressa ci suggerì di verificare eventuali anomalie con un’ecografia a ultrasuoni completa dell’anatomia del bambino. Amici e parenti condivisero con noi la loro esperienza di quando grazie a questa ecografia avevano potuto vedere per la prima volta i lineamenti dei loro figli e questo ci stimolò a farla. L’ecografia dura generalmente da dieci a quindici minuti, ma il dottore andò avanti per più di mezz’ora e poi, all’improvviso, uscì dalla stanza senza dire una parola.
Gli corsi dietro per sapere che cosa succedeva e mi rispose che il bambino aveva un problema serio: il cuore era stato spinto sulla parte destra. Raccomandò di far ripetere la stessa ecografia a un famoso radiologo veterano. Immediatamente, la mia grande gioia si trasformò in disperazione. Non dissi nulla a mia moglie, che era molto preoccupata, e riuscii a tenere tutto sotto controllo fino all’ecografia successiva. Disperati, volevamo conoscere la situazione del feto e con grande difficoltà riuscimmo ad avere un appuntamento con il famoso dottore. I nostri cuori battevano forte mentre si avvicinava il nostro turno e inevitabilmente una molteplicità di pensieri ci attraversava la mente.

Dopo pochi minuti dall’inizio dell’ecografia, il radiologo disse: “Il vostro bambino ha un problema. Con questo referto recatevi al più presto dalla vostra ginecologa, che vi dirà che cosa fare.” Dopo averlo visto, la nostra ginecologa ci chiamò per dirci: “Mi dispiace molto, ma il vostro bambino soffre di un’ernia congenita al diaframma e io vi suggerisco d’interrompere la gravidanza.” Oh Signore! Eravamo distrutti. Lacrime scorrevano come la pioggia dagli occhi di mia moglie ed io ero ammutolito. Non sapevo che cosa dire. Dopo una lunga pausa chiesi alla dottoressa: “Esiste una cura?” La dottoressa ci fornì una spiegazione dettagliata.

A causa di un buco nel diaframma, lo stomaco e l’intestino erano finiti nel torace, spingendo il cuore sulla destra e impedendo la crescita del polmone sinistro. Generalmente, il polmone si sviluppa agli inizi della gestazione, ma quello del nostro bambino non cresceva. Non c’erano garanzie che alla nascita il piccolo potesse respirare, perciò la dottoressa disse che interrompere la gravidanza era una scelta positiva nei casi di anomalie come questa. Si tratta di problemi che vengono solitamente diagnosticati nel terzo trimestre o più tardi, ma poiché nel nostro bambino era stato individuato precocemente, la dottoressa era sicura che il piccolo avrebbe avuto serie complicazioni.

Non avevamo mai sentito parlare di questa malformazione e il suggerimento della dottoressa ci lasciò storditi. Benché sapessimo che è peccato interrompere una gravidanza, non avevamo idea di come reagire a questa terribile situazione. Dicemmo comunque alla dottoressa che non eravamo pronti a compiere un peccato simile ad ogni costo. La dottoressa replicò pazientemente ma con fermezza: “Sono d’accordo con voi, ma può darsi che il bambino non sopravviva. Potrebbe forse sopravvivere per qualche ora, qualche giorno o qualche mese. Dovrà essere sottoposto a numerosi interventi chirurgici e soffrire molto.

Dovrete assistere a tutto questo e spendere molti soldi, sapendo bene che non sopravviverà. Mantenere in vita il bambino non è una buona idea. Siete entrambi giovani, è la prima volta che concepite un figlio e potete averne subito un altro, se lo desiderate.” Nonostante avessimo da farle molte domande, per un po’ non riuscimmo a parlare. Dissi alla dottoressa che le sue parole avevano senso, ma chiedevo un po’ di tempo prima di tornare da lei. “Comprendo la vostra ansia,” replicò la dottoressa. “Se decidete d’interrompere la gravidanza, per favore, tornate da me entro due giorni, perché il bambino ha già compiuto il quarto mese e se aspettiamo ancora, sarà troppo tardi per l’interruzione.”

Andammo a casa con la morte nel cuore. Cercai di consolare mia moglie, ma il tentativo fallì miseramente. Soffriva per il tormento di avere nel grembo un bambino che forse non sarebbe sopravvissuto. La sua gravidanza si era trasformata in un trauma. La notizia aveva messo fine alle nostre felici aspettative di diventare padre e madre. Ora Vaishnavi sentiva il piccolo che si muoveva. Quelli che avrebbero dovuto essere momenti di gioia aggravavano il suo turbamento emotivo. Cercai di consolarla: Krishna vuole insegnarci una grande lezione, dissi, quindi ci ha messo in questa situazione.

E’ il risultato del nostro karma passato e dobbiamo affrontarne le conseguenze. Se Krishna vuole proteggere il bambino, nessuno può nuocergli; se Krishna vuole portarlo via, nessuno può proteggerlo. Ero solito dire a mia moglie: la differenza tra la vita e un insegnante è che l’insegnante impartisce la lezione e poi dà la prova; la vita invece dà la prova e poi impartisce la lezione. Dovremmo essere sempre pronti ad imparare la lezione.
Alla Ricerca di un consiglio

Nella nostra comunità di devoti, abbiamo un’organizzazione di consulenza in cui devoti che hanno trascorso molti anni nella coscienza di Krishna condividono le loro esperienze e consigli (ricevuti da altri devoti esperti) con coloro che hanno un profondo desiderio d’imparare e di praticare sistematicamente la coscienza di Krishna. Decidemmo di telefonare al nostro consulente; eravamo pronti ad accettare le sue indicazioni. Avrebbe potuto essere difficile, ma Krishna sarebbe stato soddisfatto se avessimo seguito le nostre autorità.

Prendemmo un po’ di tempo, discutemmo molto e decidemmo di seguire tutto quello che ci avesse chiesto di fare. Il nostro consulente rimase perplesso e chiese del tempo per indicare la soluzione. Dopo mezz’ora ci chiamò e dolcemente, con molta convinzione e una comprensione chiarissima, ci spiegò perché non avremmo dovuto interrompere la gravidanza. Assumendo il ruolo di un materialista, gli esposi le gravi ragioni a sostegno dell’aborto, ma egli riuscì a persuaderci con passi specifici delle Scritture ed esempi di devoti che si erano trovati in circostanze simili.

Alla fine, fummo felici di proseguire la gravidanza con l’animo giusto. Il nostro consulente e altri devoti anziani ebbero un ruolo fondamentale nel comunicarci il punto di vista filosofico. Ci fu detto che era un piano di Krishna e che non avevamo alcun titolo ad intervenire. Nessuno sa qual è esattamente il futuro del bambino. Il Signore ha un piano speciale per quest’anima e ha scelto questo ventre sulla base del nostro karma. È nostro dovere prenderci cura di quest’anima inviata da Krishna. Se il bambino vivrà alcuni anni, mesi, settimane, giorni, ore o anche pochi minuti, dovremo cercare di dargli la coscienza di Krishna al meglio delle nostre capacità. Questo è il dovere di ogni genitore.

Siamo stati fortunati a ricevere l’eccellente e tempestiva assistenza di molti devoti anziani, ai quali siamo grati e obbligati. Il nostro maestro spirituale, Sua Santità Radhanatha Swami, lontano migliaia di chilometri, ci scrisse dandoci speranza, forza e l’attitudine giusta per affrontare la situazione. Disse che avrebbe offerto le sue preghiere sincere al Signore, affinché la Sua grazia scendesse su di noi. Ci fece comprendere come questo mondo ci pone a volte davanti a sfide difficili. Se le superiamo con pazienza e onestà, prendendo sinceramente rifugio nel Signore, saremo benedetti in un modo speciale. Le sue parole furono come la corda per chi sta annegando in mare.

Anche i nostri genitori erano contrari all’interruzione della gravidanza, seppure turbati da quello che stavamo attraversando. Ci incoraggiarono a vivere la situazione con un animo positivo. Ora eravamo convinti al di là di ogni dubbio. Tornammo dalla dottoressa. “Non facciamo niente,” le dicemmo. “Abbiamo intenzione di proseguire la gravidanza e abbiamo bisogno delle sue benedizioni e del suo aiuto.” Rimase molto stupita dalla nostra coraggiosa decisione, ben conoscendo i rischi per il bambino. Cercò di convincerci sottolineando nuovamente le previste conseguenze critiche da affrontare. Cogliemmo quell’opportunità per parlare della filosofia della coscienza di Krishna. Spiegai la legge del karma e la ragione per cui non si deve abortire. La dottoressa fu felice di conoscere il nostro punto di vista e disse: “Avete molta fede in Dio. Anch’io Lo pregherò perché conceda il risultato migliore.”
Arriva il Momento

Il bambino giunse felicemente al nono mese. Mia moglie fu ricoverata in ospedale l’undici dicembre 2012, giorno in cui nostro figlio doveva venire al mondo. La ginecologa aveva informato della situazione il neonatologo, e altri medici erano pronti con il respiratore, l’ossigeno e tutte le attrezzature necessarie. Avevamo pregato la dottoressa di permettere la diffusione registrata del canto Hare Krishna in sala parto; ce l’aveva concesso e questo aveva dato forza a Vaishnavi. Mia suocera, mia madre e una coppia di devoti erano con me per tenermi alto il morale. Io pregai, cantai e sperai per il meglio. Dopo un’ora, il neonatologo uscì con il bambino in un’incubatrice.

Vidi il piccolo che lottava per respirare. Le lacrime, controllate per molti mesi, scesero dai miei occhi quando lo guardai in quell’incubatrice, incapace di respirare, mentre lottava per vivere. Vaishnavi aspettava con ansia il momento in cui avrebbe potuto tenere tra le braccia il bimbo appena nato, ma ciò non accadde. Poté soltanto vederlo da vicino, poi, al piccolo vennero dati subito l’ossigeno e le cure indispensabili. Nostro figlio rimase in osservazione fin dal momento della nascita. I medici ci avevano detto che il primo vagito era molto importante, perché il bambino doveva respirare da solo.

Appena mia moglie udì il pianto, le sue lacrime caddero irrefrenabili e sperò per il meglio. Il bambino, un maschio, come mi venne detto, fu portato nel reparto di terapia intensiva neonatale. Corsi a vedere come stava mia moglie. Era ancora in sala parto. Dopo molto tempo venne fuori, naturalmente esausta. Mi prese la mano e chiese: “Come sta il bambino?” Controllando le lacrime risposi: “Sta bene, somiglia a me,” perché lei voleva che assomigliasse a me. Era felice, ma triste sapendo che il bambino si trovava nel reparto di terapia intensiva neonatale e lottava per respirare.
L’Attesa

I medici della terapia intensiva neonatale ci dissero che il bambino respirava da solo per il dieci per cento e che al novanta per cento usava il respiratore. Una volta che si fosse stabilizzato usando il respiratore al cinquanta per cento, l’avrebbero operato. Fino ad allora avrebbe dovuto restare in terapia intensiva, in pericolo di vita. Soltanto a mia moglie e a me fu permesso di entrare nel reparto di terapia intensiva. Per entrambi era insostenibile vedere il bambino in quelle condizioni, ma volevamo essergli vicini. Mentre il piccolo veniva curato in quel reparto, Vaishnavi fu trasferita in corsia.

Ogni sera venivano all’ospedale molti devoti meravigliosi. Le nostre discussioni su Krishna mi davano l’ispirazione necessaria per superare la mia ansia. Erano il mio rifugio. Dopo una settimana, il chirurgo pediatrico decise di operare. In qualche modo, il bambino si era stabilizzato e non si poteva aspettare oltre. I medici ci chiesero di pregare Dio. Loro avrebbero fatto del loro meglio, dissero, e lo portarono via. Angosciato, anche se in compagnia di una coppia di devoti amici e dei parenti, cantai con sincerità i santi nomi. Non avevo altra scelta.

Due ore dopo venne il chirurgo e disse: “Non c’è da preoccuparsi. Il bambino sta bene. Poiché all’inizio della gravidanza gli era stato diagnosticato un difetto al diaframma, pensavamo che il polmone non si fosse sviluppato bene, è invece migliore di quanto ci aspettassimo in base alla nostra esperienza. Ci chiediamo come sia stato possibile.” Rimasi scioccato e senza parole, con un gran desiderio di vedere il piccolo. Dopo l’intervento, nostro figlio fu riportato nel reparto di terapia intensiva per le cure post-operatorie. Rimase lì per quindici giorni e in ospedale per circa un mese.

Ogni giorno dovevamo affrontare con coraggio una situazione difficile. Poi, un po’ alla volta il bambino iniziò a stare sempre meglio e alla fine fu dimesso. Quest’esperienza traumatica è stata una fase dolorosa della nostra vita. Sebbene fossimo soddisfatti di aver preso la giusta decisione, non avevamo altra scelta che subire quello che ci era stato riservato. L’unica nostra opzione era pregare, pregare e pregare. A volte ci chiedevamo perplessi per cosa pregare e lasciavamo tutto in mano a Krishna e al guru. Quello che soffrivamo non era paragonabile alle preghiere sincere del nostro guru, di molti devoti e dei nostri cari, che ci restavano vicini.

Oggi siamo i genitori felici e soddisfatti di un adorabile, dolce bambino, che per grazia di Dio è come ogni altro bambino sano. Possiamo dire che nostro figlio è fatto di preghiere. Le preghiere non rimangono mai inascoltate; riceviamo più di quanto meritiamo. Non potremmo immaginare la nostra vita senza la compagnia dei devoti e del nostro guru, perché senza il loro aiuto non avremmo preso la decisione giusta. Andammo a trovare la ginecologa, che fu felice di vedere il bambino. Con le lacrime agli occhi, disse: “Dio esiste davvero e Dio protegge i Suoi devoti.”

Il nostro maestro spirituale benedisse il piccolo dandogli il nome di Abhay Charan, un dono speciale, perché è il nome di Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada. Mia moglie ed io desideriamo esprimere la nostra sincera gratitudine al nostro maestro spirituale, ai devoti anziani, ai componenti della nostra famiglia e a tutti coloro che ci hanno guidato e sostenuto. Nostro figlio è un dono speciale e non abbiamo parole per ringraziare tutti i devoti, i parenti e gli amici che hanno pregato ininterrottamente per lui. Solo grazie alle loro preghiere Abhay Charan ha potuto combattere una battaglia così grande. Vorremmo esprimere il nostro sincero ringraziamento a Srila Prabhupada, che ha creato una rivoluzione nella nostra vita, dandoci una grande opportunità ed educandoci a vivere una vita pura e senza peccato in coscienza di Krishna.

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 Posted by on 15 November 2016 at 03:45:31 AST

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