Jul 302016
 

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Bhagavad-Gita — Londra, 15 agosto 1973

Pradyumna: Traduzione: ‘Sañjaya disse: Dopo aver parlato così, Arjuna, il vincitore dei nemici, dice a Krishna ‘Govinda, non combatterò, poi tacque”.
Prabhupāda: Nel verso precedente, Arjuna ha detto: “Non vi è alcun vantaggio in questa lotta perché dall’altra parte sono tutti miei parenti e uccidendoli, anche se divento vittorioso, qual è il valore?” Questo abbiamo spiegato, che questo tipo di rinuncia a volte si situa nell’ignoranza. In realtà, non è collocata molto intelligentemente. Quindi, in questo verso, evam uktvā: ‘Non vi è alcun profitto nella lotta’. evam uktvā, e dicendo ‘hṛṣīkeśam’ sta parlando al Maestro dei sensi. E nel verso precedente diceva: śiṣyas te ‘haṁ prapannam (BG 2.7): “Io sono il tuo discepolo arreso”. Così Krishna diventa il guru, e Arjuna diventa il discepolo. Precedentemente parlavano come amici. Ma parlando amichevolmente non si può decidere su qualsiasi domanda seria. Quando vi è una materia seria, occorre parlare tra autorità.
Così hṛṣīkeśam, l’ho più volte spiegato Hṛṣīka significa i sensi, e īśa significa il maestro. Hṛṣīka-Isa, e vengono unite: Hṛṣīkeśa. Allo stesso modo, anche Arjuna. Guḍāka īśa. Guḍāka significa oscurità, e īśa…oscurità intende ignoranza.
ajñāna-timirāndhasya
jñānāñjana-śalākayā
cakṣur-unmīlitaṁ yena
tasmai śrī-guruve namaḥ
Il dovere del guru è… un śiṣya, un discepolo, va dal guru per l’illuminazione. Ognuno nasce insensato. Tutti. Anche gli esseri umani, perché sono provenienti dal regno animale per evoluzione, così la nascita è la stessa, ignoranza, come gli animali. Pertanto, anche se uno è un essere umano, richiede istruzione. L’animale non può ricevere l’istruzione, ma un essere umano può istruirsi. Pertanto gli śāstra dicono: nāyaṁ deho deha-bhājāṁ nṛloke kaṣṭān kāmān arhate vid-bhujāṁ ye (SB 5.5.1) Ho recitato più volte questo verso Nelle condizioni inferiori all’essere umano si deve lavorare molto duramente semplicemente per quattro necessità della vita: mangiare, dormire, accoppiarsi e difendersi. Gratificazione dei sensi. L’oggetto principale è la gratificazione dei sensi. Perciò ognuno deve lavorare molto duramente. Ma nella forma di vita umana, Krishna ci dà così tante facilitazioni, l’intelligenza. Siamo in grado di rendere il nostro standard di vita molto confortevole ma con lo scopo di raggiungere la perfezione nella coscienza di Krishna. Si vive comodamente. Va bene. Ma non vivere come animali, semplicemente incrementando la gratificazione dei sensi. Lo sforzo umano si fa per vivere in modo confortevole, ma vogliono vivere comodamente per il piacere dei sensi. Questo è l’errore della civiltà moderna. yuktāhāra-vihāraś ca yogo bhavati siddhiḥ Nella Bhagavad-gītā è detto yuktāhāra. Sì, si deve mangiare, dovete dormire, è necessario soddisfare i vostri sensi, è necessario organizzare la difesa ma per quanto possibile senza distogliere troppo l’attenzione. Dobbiamo mangiare, yuktāhāra. Questo è un dato di fatto. Ma non atyāhara. Rupa Gosvāmī ci ha avvisati nella sua Upadeśāmṛta,
atyāhāraḥ prayāsaś ca
prajalpo niyamagrahaḥ
laulyaṁ jana-saṅgaś ca
ṣaḍbhir bhaktir vinaśyati
(NOI 2)
Se si vuole avanzare nella coscienza spirituale, l’unico obiettivo della vita, allora non si dovrebbe mangiare troppo, atyāhāraḥ, o raccogliere più del necessario. Atyāhāraḥ prayāsaś ca prajalpo niyamagrahaḥ. Questa è la nostra filosofia.

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