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Bhagavad-Gita 6.1 — Los Angeles, 13 febbraio 1969

Devoto: Capitolo sei, il Sāṅkhya Yoga. Verso numero uno. “Il Signore Beato disse: Colui che non è attaccato al frutto delle sue azioni e agisce con senso del dovere, è nell’ordine di rinuncia ed è il vero mistico, non colui che non accende il fuoco e non compie nessuna azione” (BG 6.1). SPIEGAZIONE. In questo capitolo il Signore spiega che il metodo dello yoga in otto fasi è inteso per controllare la mente e i sensi. Tuttavia ciò è molto difficile per la maggior parte della gente, in particolare nell’Era di Kali. Sebbene in questo capitolo sia raccomandato questo ottuplice metodo yoga il Signore sottolinea che il processo del karma-yoga, o l’azione nella coscienza di Krishna, è migliore. Tutti agiscono in questo mondo per mantenere la propria famiglia e i propri beni, ma nessuno agisce senza un interesse personale, una personale gratificazione, per sé o più estesa. La perfezione consisterà dunque nell’agire in coscienza di Krishna e non nel cercare di godere dei frutti dell’azione. Agire in coscienza di Krishna è il dovere di tutti gli esseri perché siamo per costituzione parti integranti di Dio. Le parti del corpo lavorano per la soddisfazione di tutto il corpo. Le membra del corpo non agiscono per la propria soddisfazione ma per la soddisfazione del tutto completo. Allo stesso modo l’essere vivente che agisce per la soddisfazione del Tutto completo, e non per una soddisfazione personale, è il sannyāsī perfetto, lo yogī perfetto. I sannyāsī a volte pensano artificialmente di essersi liberati da tutti i doveri materiali e quindi cessano di eseguire l’agni-hotra yajña, il sacrificio del fuoco.”
Prabhupāda: Ci sono alcuni yajña da eseguire per tutti per la purificazione. Ai sannyāsī non si richiede di eseguire gli yajña, perciò, fermando questi yajña rituali, a volte pensano di essere liberati. Ma in realtà, a meno che non arrivi alla piattaforma standard della coscienza di Krishna, non c’è questione di liberazione. Prosegui.
Devoto: ” Ma in realtà sono egoisti perché il loro obiettivo è quello di diventare uno con il Brahman impersonale.”
Prabhupāda: Sì. C’è una richiesta. Gli impersonalisti hanno una domanda: diventare tutt’uno con l’Essere impersonale supremo. Ma un devoto non ha richieste. Semplicemente si impegna a servire Krishna per la soddisfazione di Krishna. Non vogliono niente in cambio. Questa è pura devozione. Proprio come dice Sri Caitanya: na dhanaṁ na janaṁ na sundarīṁ kavitāṁ vā jagadīśa kāmaye (CC Antya 20.29, Siksastaka 4): “Non voglio alcuna ricchezza, non voglio numerosi seguaci, non voglio una bella moglie, ma solamente essere impegnato al Tuo servizio”. È tutto. Questo è il metodo del bhakti-yoga. Quando il Signore Nṛsiṁhadeva chiese a Prahlāda Mahārāja: “Mio caro ragazzo, hai sofferto così tanto per Me, quindi chiedi qualsiasi cosa tu voglia.” Egli rifiutò: “Mio caro padrone, non sto facendo affari con Te così che otterrò una qualche remunerazione da Te per il mio servizio.” Questa è pura devozione. Yogī o jñānī chiedono che vorrebbero diventare uno con il Supremo. Perché uno con il Supremo? Perché hanno avuto un’amara esperienza separandosi dalle sofferenze materiali. Ma un devoto non ha nulla di simile. Il devoto rimane, anche se separato dal Signore, pienamente gioioso nel servizio al Signore. Continua.
Devoto: “Tale desiderio è più grande di qualsiasi desiderio materiale, ma non è privo di egoismo. Allo stesso modo, lo yogī che pratica lo yoga con gli occhi socchiusi, cessando tutte le attività materiali, desidera qualche soddisfazione personale per sé. Ma una persona che agisce…”
Prabhupāda: In realtà lo yogī vuole qualche potere materiale. Questa è la perfezione dello yoga. Non la perfezione, è una delle procedure. Proprio come se realmente si praticano i principi regolatori dello yoga quindi si possono ottenere otto tipi di perfezione. Puoi diventare più leggero di un fiocco di cotone. Puoi diventare più pesante della pietra. È possibile ottenere qualsiasi cosa, quello che vuoi, subito. A volte si può anche creare un pianeta. Ci sono simili yogī. Viśvāmitra yogī lo fece realmente. Voleva ottenere un uomo da una palma. “Perché l’uomo dovrebbe essere generato stando dieci mesi nel grembo di una madre? Saranno prodotti come un frutto”. E lo fece in quel modo. A volte gli yogī sono così potenti che lo possono fare. Questi sono tutti poteri materiali. Tali yogī vengono anche vinti. Quanto tempo si può mantenere questo potere materiale? I bhakti-yogī non vogliono nulla del genere. Continua.
Devoto: “Ma una persona che agisce nella coscienza di Krishna agisce per soddisfare il Tutto Assoluto, senza interessi personali. Una persona cosciente di Krishna non ha alcun desiderio di soddisfazione personale, il suo criterio di successo è la soddisfazione di Krishna; così egli è il perfetto sannyāsī o il perfetto yogī. Sri Caitanya, il più alto simbolo di perfezione della coscienza di Krishna, prega in questo modo: “Oh Signore onnipotente, non desidero accumulare ricchezze né di godere di belle donne. Non voglio nemmeno numerosi seguaci. Quello che voglio nella mia vita è solo la misericordia senza causa del servizio di devozione, nascita dopo nascita.'”
Prabhupāda: Un devoto non vuole nemmeno la salvezza. Perché il Signore Caitanya dice “nascita dopo nascita”? I seguaci della filosofia della vacuità vogliono concludere questo modo di vivere materiale. Ma Caitanya Mahāprabhu dice: “nascita dopo nascita”; ciò significa che Egli è pronto a subire ogni tipo di dolore materiale nascita dopo nascita. Ma cosa vuole? Vuole semplicemente essere impegnato nel servizio al Signore. Questa è la perfezione. Penso che tu possa fermarti. Fermati qui.

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