Jan 282017
 

Bhagavad Gita 6.25-29 — Los Angeles, 18 febbraio 1969

Prabhupāda: Pagina 156.
Viṣṇujana: “A poco a poco, passo dopo passo, con piena convinzione, fino a raggiungere la perfetta concentrazione con l’intelligenza, la mente dovrebbe essere fissata solo sul sé, senza pensare più ad altro. (BG 6.25) “.
Prabhupāda: Il sé; la mente dovrebbe essere fissa nel sé. Il sé siamo noi e anche Krishna è il Sè. Proprio come fissando il Sole, potete vedere sia il Sole che vedere voi stessi. A volte, in una fitta oscurità, non possiamo vedere nemmeno noi stessi. Ne avrete avuto esperienza. In una fitta oscurità non posso vedere il mio corpo, anche se il corpo è con me, io sono il corpo, o sono quello che sono, io non riesco a vedere me stesso. Ne avete avuto esperienza. Quindi, se siete alla luce del sole vedete il Sole e vedete anche voi stessi. Non è così? Quindi vedere il sé significa prima di tutto vedere il Sé Supremo. Il Supremo Sé è Krishna. Nei Veda, nella Kaṭhopaniṣad, si dice: nityo nityānāṁ cetanaś cetanānām (Kaṭha Upaniṣad 2.2.13). Il Supremo Sé è il capo eterno di tutti gli eterni, Egli è l’Essere vivente capo di tutti gli esseri viventi. Questo Movimento per la Coscienza di Krishna insegna a stabilirsi nel sé. Ad esempio: se fissate la vostra mente in Krishna, allora è possibile stabilire la propria mente in ogni cosa. Un esempio simile di nuovo: se vi prendete cura del vostro stomaco, vi prendete cura di tutte le parti del corpo. Se il vostro stomaco viene fornito di buon cibo nutriente, è libero da tutti i disturbi e quindi vi mantiene in buona salute. Se si versa acqua alla radice dell’albero, ci si prende cura di tutti i rami, le foglie, i fiori, i ramoscelli, tutto, automaticamente. Se vi prendete cura di Krishna allora si fa il miglior servizio a tutti gli altri. Automaticamente. Come questi ragazzi che vanno con il gruppo del kīrtana, poiché sono coscienti di Krishna, non stanno seduti pigramente in questo tempio; escono e predicano questa filosofia in modo che altri possano trarne vantaggio. Una persona cosciente di Krishna non può stare seduta inerte, pensa che una tale filosofia di vita dovrebbe essere distribuita. Questa è la sua missione. Uno yogī può essere soddisfatto della sua stessa elevazione, stando seduto in un luogo appartato, praticando lo yoga, elevandosi alla vita trascendentale. Questa è la sua preoccupazione personale. Ma un devoto non si accontenta semplicemente di elevare se stesso. Noi offriamo il nostro rispetto ai Vaiṣṇava:
vāñchā-kalpatarubhyaś ca
kṛpā-sindhubhya eva ca
patitānāṁ pāvanebhyo
vaiṣṇavebhyo namo namaḥ
Il Vaiṣṇava, il devoto, è colui che è molto compassionevole verso queste anime condizionate. Kṛpā-sindhubhya eva ca. Kṛpā significa misericordia e sindhu significa oceano. Un devoto è un oceano di misericordia. Lui vuole distribuire la misericordia.
Proprio come il Signore Gesù Cristo, egli era cosciente di Dio, cosciente di Krishna, ma non ne era soddisfatto. Se avesse continuato la sua coscienza di Dio da solo non avrebbe incontrato la crocifissione. Ma no. Voleva prendersi cura anche degli altri, gli altri avrebbero dovuto essere coscienti di Dio. Gli altri dovrebbero essere coscienti di Krishna. Gli fu vietato dal re di farlo, e a rischio della sua vita lo fece. Questa è la natura del devoto. Perciò il devoto predicatore è il più caro devoto del Signore, come affermato nella Bhagavad-gītā. Stanno andando fuori, predicano, incontrano elementi avversari; a volte sono sconfitti, a volte delusi, a volte in grado di convincere, secondo i diversi tipi di persone. Non è che ogni devoto è molto ben preparato, ci sono tre tipi di devoti. Ma questo sforzo, “andrò a predicare la coscienza di Krishna”, è il miglior servizio al Signore, perché stanno cercando, nell’opposizione, di elevare le persone al più alto standard di realizzazione del sé. Quindi, chi ha visto, chi raggiungere la perfetta concentrazione nel sé, non può stare a guardare; deve uscire fuori. Proprio come Rāmānujācārya. Divulgò il mantra pubblicamente. Il suo maestro spirituale disse che questo mantra… Proprio come Maharishi, che è venuto nel vostro Paese e voleva dare qualche mantra privato. Se il mantra ha qualche potere, perché dovrebbe essere personale? Se il mantra ne ha, perché non dovrebbe essere divulgato pubblicamente in modo che tutti possano trarre vantaggio da quel mantra? La realtà è questa, è un inganno, vedete? Qui non c’è nessun imbroglio. Diciamo che questo mahā-mantra può salvarvi, lo stiamo distribuendo pubblicamente, non (indistinto). Gratis, senza alcun costo. Ma le persone sono così stupide, non sono disposte a prenderlo, vorranno quel mantra di Maharishi pagando trentacinque dollari e prendendo un qualche mantra personale. La gente vuole essere ingannata. E qui, queste persone stanno predicando il mantra Hare Krishna senza far pagare, divulgandolo in strada, al parco, ovunque “Dai, prendilo”. Ma così non piace. Questa è māyā, viene definita illusione. Questo è l’incantesimo di māyā. Ma se fate pagare qualcosa, se ingannate, la gente seguirà.
Sacha bole tomare lata juta jagat harai, dhana kali-yuga dukha lalge haspai (?). Si tratta di un verso in Hindi di un devoto, dice che questo Kali-yuga è così abominevole che se si dice la verità la gente arriverà con un bastone per picchiarvi. Ma se li ingannate, saranno confusi, a loro piacerà. Se dico che sono Dio, la gente dirà: “Oh, ecco Swamiji, Dio.” Non chiedono: “Come sei diventato Dio? Quali sono le caratteristiche di Dio? Hai tutte le caratteristiche?” Nessuno indaga. Succede così; a meno che uno non si stabilisce nel sé, finché uno non capisce ciò che è il vero sé, finché uno non capisce ciò che è l’Anima Suprema. E yoga significa comprendere questo metodo di realizzazione del sé. Questo è lo yoga.

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