Aug 312016
 

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Bhagavad-Gita 3.27 — Madras, 1 gennaio 1976

Krishna, quando era presente su questo pianeta, ha dimostrato praticamente che Egli controllava tutti, ma nessuno controllava Lui. Questo è īśvara. Questo si chiama parameśvara. Tutti possono essere īśvara. Tutti possono essere dio. Ma il Dio divinità è Krishna. nityo nityānāṁ cetanaś cetanānām (Kaṭha Upaniṣad 2.2.13) Dovremmo capirlo molto bene, e non è molto difficile. Lo stesso controllo lo subiamo da qualcuno come noi, da qualche essere umano. Ma non accettiamo Lui. Questa è la difficoltà. avajānanti māṁ mūḍhā mānuṣīṁ tanum āśritam (BG 9.11). Ciò è molto spiacevole. Krishna dice: “Io vengo a mostrare chi è il controllore supremo, e agisco come un essere umano in modo che tutti possano capire. Do istruzioni nella Bhagavad-gītā”. Eppure, questi sciocchi mascalzoni, non possono capire. Quindi Dio c’è. Noi diamo il nome di Dio: Krsna; Anche l’indirizzo di Dio: Vṛndāvana; il nome di Suo padre,il nome delle madri. Perché quindi? Dove è la difficoltà di trovare Dio? Ma non vogliono accettarLo. Non Lo vogliono accettare. mūḍha. Vengono descritti come mūḍha. Così questa mattina i giornalisti mi hanno chiesto: “Qual è lo scopo del vostro movimento?” Così ho detto: “Educare i mūḍha, questo è tutto”. Questa è la somma e la sostanza di questo Movimento per la Coscienza di Krishna: stiamo cercando di educare i mūḍha. E chi è mūḍha? Ciò viene descritto da Krishna. na māṁ duṣkṛtino mūḍhāḥ prapadyante narādhamāḥ (BG 7.15). Perché? māyayāpahṛta-jñānāḥ. E perché māyā ha portato via la sua conoscenza? āsuraṁ bhāvam āśritāḥ. Abbiamo un test molto semplice; come un chimico, che può analizzare un liquido con una piccola provetta. Non siamo molto intelligenti; anche noi siamo uno dei tanti mūḍha, ma abbiamo la provetta. Lo dice Krishna. Ci piace mostrarci mūḍha, e ricevere l’educazione da Krishna. Questa è coscienza di Krishna. Non poniamo noi stessi come dotti studiosi molto eruditi, che sanno tutto.
No. Anche Caitanya Mahāprabhu, ha cercato di mostrar Si un mūḍha quando discusse con Prakāśānanda Sarasvatī, che era un sannyāsī māyāvādī. Caitanya Mahāprabhu ballava e cantava. Così, questi sannyāsī māyāvādī Lo criticavano: “E’ un sannyāsī, e semplicemente canta e balla con alcune persone sentimentali. Che roba è questa?” Così fu organizzato un incontro tra Prakāśānanda Sarasvati e Caitanya Mahāprabhu. In quella riunione Caitanya Mahāprabhu partecipò come un umile sannyāsī. Così Prakāśānanda Sarasvatī Lo interrogò: “Signore, Tu sei un sannyāsī. Il tuo dovere è quello di studiare il Vedānta, sempre. Quindi, perché canti e balli e non stai leggendo il Vedānta?”. Caitanya Mahāprabhu disse: “Sì, signore, è vero. Lo faccio perché il mio Guru Mahārāja mi ha visto come un mūḍha, un mascalzone”. “Come?”; “Ha detto: ‘guru more mūrkha dekhi’ karila śāsana’ (CC Adi 7.71). Il mio Guru Mahārāja mi ha visto come uno sciocco numero uno, e Mi ha rimproverato”. «Come? Ti ha rimproverato?”; “Devi sapere che Tu non hai la competenza di studiare il Vedānta. Non è possibile per Te. Sei un mūḍha. È meglio che Tu canta Hare Krishna”.
Quindi, qual è la Sua intenzione? Il Suo proposito è che, al momento, questi mūḍha, come capiranno il Vedānta? Meglio cantare Hare Krishna. Poi si aprirà tutta la conoscenza.
harer nāma harer nāma harer nāmaiva kevalam
kalau nāsty eva nāsty eva nāsty eva gatir anyathā
(CC Adi 17.21)
In questa Era le persone sono così cadute; come potranno capire il Vedānta? E chi ha tempo di leggere il Vedānta? Quindi meglio prendere l’istruzione del Vedānta direttamente come dice Krishna: vedaiś ca sarvair aham eva vedyaḥ (BG 15.15).
La conoscenza del Vedānta è śabdād anāvṛtti. Cantando il śabda-brahma uno può essere liberato. Perciò viene raccomandato questo negli śāstra:
harer nāma harer nāma harer nāmaiva kevalam
kalau nāsty eva nāsty eva nāsty eva gatir anyathā
(CC Adi 17.21)
Quindi, se uno è realmente interessato ad essere liberato da questa schiavitù materiale, -janma-mrtyu-jarā-vyādhi (BG 13.9), questi sono i problemi- allora, secondo gli śāstra, e in accordo ai mahājana, uno deve accettare questo canto del maha-mantra Hare Krishna. Intendo dire che questo è il nostro intento.

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