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Jan 072017
 

Bhagavad-Gita 6.2-5 — Los Angeles, 14 febbraio 1969

Devoto: SPIEGAZIONE (BG 6.4) “La persona che s’impegna completamente nel trascendentale servizio di devozione al Signore trova in se stessa la felicità perciò non s’impegna più nella gratificazione dei sensi o nell’azione interessata. In caso contrario, si deve essere impegnati nella gratificazione dei sensi poiché non è possibile vivere senza agire.”
Prabhupāda: Sì, questo è il punto. Dobbiamo essere impegnati. Non possiamo fermarci; ad esempio: non si può fermare un bambino dall’agire, dall’attività. Noi siamo esseri viventi e per natura dobbiamo agire, non è possibile fermare l’attività. Proprio come si dice: “Un cervello ozioso è l’officina del diavolo.” Se non si ha un buon impegno allora ci si dovrà cimentare in ​​qualcosa senza senso. Proprio come un bambino che non viene impegnato nella formazione diventa un bambino viziato, allo stesso modo noi abbiamo due attività, la gratificazione dei sensi materiale o la coscienza di Krishna, il bhakti-yoga, lo yoga. Quindi, se non sono impegnato nello yoga, allora devo esserlo nella gratificazione dei sensi. E se mi trovo nella gratificazione dei sensi, non c’è questione di yoga. Continua.
Devoto: “Senza coscienza di Krishna l’uomo compirà solo azioni egoistiche per il proprio piacere personale o per le cose con cui s’identifica. Una persona cosciente di Krishna, invece, può compiere qualsiasi azione per la soddisfazione di Krishna e quindi essere perfettamente distaccata dalla gratificazione dei sensi. Uno che non ha tale realizzazione deve cercare di sfuggire dai desideri materiali meccanicamente prima di essere elevato al gradino più alto della scala dello yoga.”
Prabhupāda: La scala dello yoga. Viene paragonato ad una scala, a dei gradini. Anche in un grande grattacielo ci sono dei gradini, e così ogni gradino è un progresso, questo è un dato di fatto. L’intera scala può essere definita il metodo dello yoga, ma uno può essere sul quinto gradino, un altro può essere sul cinquantesimo gradino, un altro può essere sul cinquecentesimo gradino, e un altro può essere in cima all’edificio. Quindi, anche se l’intera scala è chiamata yoga, uno che si trova al quinto gradino non può essere uguale alla persona che è sul cinquantesimo gradino. O uno che è sul cinquantesimo gradino non può essere paragonato con l’uomo che è sul cinquecentesimo gradino. Allo stesso modo, nella Bhagavad-gītā troverete il karma-yoga, il jñāna-yoga, il dhyāna-yoga, il bhakti-yoga. Vengono citati con il termine ‘yoga’ poiché l’intera scala è collegata con il piano più alto. Ogni metodo è collegato con Dio, Krishna, ma questo non significa che ogni uomo si trova al piano più elevato. Colui che si trova al piano più alto è da intendersi nella coscienza di Krishna. Gli altri sono proprio come quelli al quinto o al cinquantesimo o al cinquecentesimo. Il tutto viene definito scala.

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