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Bhagavad-Gita 2.23 — Hyderabad, 27 novembre 1972

Ogni essere vivente sta cercando di dominare la natura materiale. Questa è la sua malattia. Vuole farle da padrone. Lui è servitore, ma artificialmente vuole diventare il Signore. Questa è la malattia di tutti. Alla fine, quando egli non riesce a dominare il mondo materiale, allora dice: “Oh, questo mondo materiale è falso. Ora io diventerò uno con il Supremo”, brahma satyaṁ jagan mithyā. Ma poiché l’anima spirituale è parte integrante di Krishna, per natura è gioiosa; sta cercando la gioia. Ognuno di noi lavora duramente per trovare un po’ piacere nella vita. e quella vita piacevole non si può avere nella radiosità spirituale. Pertanto nello Śrīmad-Bhāgavatam otteniamo queste informazioni: āruhya kṛcchreṇa paraṁ padam (SB 10.2.32). Kṛcchreṇa, dopo essersi sottostati a severe austerità e penitenze ci si può fondere nella radiosità del Brahman. sāyujya-mukti. E’ definita sāyujya-mukti. sāyujya, fondersi. Percui āruhya kṛcchreṇa paraṁ padam: anche raggiungendo il punto di fondersi nell’esistenza Brahman dopo severe austerità e penitenze, tuttavia si cade. patanty adhaḥ. adhaḥ significa tornare nuovamente in questo mondo materiale. Āruhya kṛcchreṇa paraṁ padaṁ tataḥ patanty adhaḥ (SB 10.2.32). Perché cadono? Anādṛta-yuṣmad-aṅghrayaḥ. Non saranno mai d’accordo che Dio è una persona. Non saranno mai d’accordo. Il loro minuscolo cervello non può consentire che Dio, il Supremo, può essere una persona. Perché si ha esperienza della persona come se stessi o di altri. Se Dio è una persona come me e te, allora come può creare l’universo, o innumerevoli universi? Per qesto, per capire la Persona Suprema, sono richieste sufficienti attività pie. Nella Bhagavad-gītā è detto: bahūnāṁ janmanām ante (BG 7.19). Dopo aver speculato in modo filosofico impersonalista, quando si è maturi, bahūnāṁ janmanām ante jñānavān, quando si è realmente saggi; finché non si riesce a capire che la Suprema Verità Assoluta è una persona, sac-cid-ānanda-vigrahaḥ (Bs. 5.1). brahmeti paramātmeti bhagavān iti śabdyate. Bhagavān; vadanti tat tattva-vidas tattvaṁ yaj jñānam advayam (SB 1.2.11). Questa è l’affermazione dello Śrīmad-Bhāgavatam: “Chi conosce la Verità Assoluta, sa che Brahman, Paramātmā e Bhagavān sono un’unca cosa. Si tratta solo di diverse fasi di intendimento.” Proprio come se si vede una collina da un luogo lontano, la troverete impersonale, confusa, annebbiata. Se si va avanti invece, poi si può vedere che è qualcosa di verde. E se si va proprio alla collina, vedrete che ci sono tanti animali, alberi, uomini. Allo stesso modo, coloro che stanno cercando di capire l’Assoluto da un luogo distante o parecchio lontano, realizzano, speculando, il Brahman impersonale. Coloro che sono ancora più avanti, gli yogī, possono vederne l’aspetto localizzato. Dhyānāvasthita-tad-gatena manasā paśyanti yaṁ yoginaḥ (SB 12.13.1). Possono vederlo, dhyāna avasthita, localizzato dentro di sé. Questo è l’aspetto Paramātmā. E coloro che sono devoti vedono Krishna, la Persona Suprema, faccia a faccia, da persona a persona. Nityo nityānāṁ cetanaś cetanānām (Kaṭha Upaniṣad 2.2.13).

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