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Jul 302016
 

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Bhagavad-Gita 2.3 — Londra, 4 agosto 1973

Il paradiso è descritto nella letteratura Vedica come tri-daśa-pūr tri-daśa-pūr significa che ci sono trentatré milioni di esseri celesti e possiedono ognuno il loro rispettivo pianeta Questo è detto tri-daśa-pūr tri significa tre, e daśa significa dieci. Così trentatré o trenta. In ogni caso, tri-daśa-pūr ākāśa-puṣpāyate Ākāśa-puṣpa significa qualcosa di immaginario, come un fiore nel cielo. Un fiore dovrebbe essere in giardino, ma se qualcuno immagina il fiore nel cielo, è qualcosa di immaginario. Così per un devoto, questa promessa di pianeti paradisiaci celesti è proprio come un fiore nel cielo. tri-daśa-pūr ākāśa-puṣpāyate. kaivalyaṁ narakāyate. questo per jñānī and karmī. E durdāntendriya-kāla-sarpa-paṭalī protkhāta-daṁstrāyate. E poi gli yogi, che fanno tentativi. yogi significa yoga indriya-samyama, controllo dei sensi. Questa è una pratica yoga. I nostri sensi sono molto forti. Proprio come anche noi vaiṣṇava, cerchiamo prima di tutto di controllare la lingua. Anche lo yogi sta cercano di controllare i sensi, non solo la lingua, ma anche tutti gli altri, dieci tipi di sensi, col metodo dello yoga mistico. Perché stanno cercando di controllare? Perché i sensi sono come serpenti. Il serpente, qualsiasi cosa tocchi c’è rischio di morte. Ferisce sempre, fino alla morte. Questo è un esempio, è come il nostro impulso sessuale. Non appena c’è sesso illecito, ci sono così tante difficoltà. Naturalmente, oggi è tutto diventato molto facile. Precedentemente è stato molto difficile, soprattutto in India. Perciò una giovane ragazza è stata sempre protetta, perché se si mischia con i ragazzi, in un modo o nell’altro, subito vi è sesso, e lei rimane incinta. E non le sarebbe più possibile ottenere il matrimonio. No, toccata dal serpente. La civiltà vedica è molto severa, perché l’intero scopo era come tornare a casa, da Dio. Non gratificazione dei sensi, mangiare, bere, essere allegro, godere. Questo non è lo scopo della vita umana. Quindi tutto è stato progettato con questo scopo. viṣṇur aradhyate.
varṇāśramācāravatā
puruṣeṇa paraḥ pumān
viṣṇur āradhyate panthā
nānyat tat-toṣa-kāraṇam
(CC Madhya 8.58)
varṇāśrama, questi brāhmaṇa, kṣatriya, vaiśya, tutti dovevano seguire rigorosamente le regole della propria particolare divisione. Un brāhmaṇa deve agire come un brāhmaṇa, uno kṣatriya come…, così. Come Krishna dice: “Tu sei kṣatriya, perché stai dicendo queste mascalzonate. Tu devi!” Naitat tvayy upapadyate (BG 2.3) “Per due ragioni non si dovrebbe fare questo. Come kṣatriya non si dovrebbe fare questo, e come Mio amico non dovresti fare questo. Questa è la tua debolezza”. Quindi questa è la civiltà vedica. Combattimento è per lo kṣatriya; un brāhmaṇa non ha intenzione di combattere. brāhmaṇa è satyaḥ śamo damaḥ, sta praticando come diventare veritiero, come diventare pulito, come controllare i sensi, come controllare la mente, come diventare semplice, come diventare pienamente consapevole della letteratura Vedica e come applicarla praticamente nella vita, come diventare fortemente saldi nella convinzione. Questi sono i brāhmaṇa. Allo stesso modo gli kṣatriya combattono, questo è necessario. vaiśya-kṛṣi-go-rakṣya-vāṇījyam (BG 18.44). Quindi tutto questo deve essere rigorosamente seguito.

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