May 182017
 

Bhagavad Gita 2.36-37 — Londra, 4 settembre 1973

La posizione di Arjuna è molto precaria. C’è un proverbio bengali: nachte bose guṇṭhana, riguarda una ragazza, una ballerina molto famosa. Il sistema, come abbiamo introdotto, è che le ragazze e le signore abbiano il loro velo. Guṇṭhana, si chiama guṇṭhana in lingua indiana. La ballerina, quando era sul palco, vide molti dei suoi parenti venuti come spettatori, e così si coprì col velo. Questo non è necessario. Sei una ragazza che balla. Ora devi ballare. Non si può essere timidi. Devi danzare liberamente. Questo è il tuo dovere. Così Arjuna… Qualche mascalzone ha ucciso un uomo, portando la ragione che uccidere non è peccato perché è affermato nella Bhagavad-gītā. Sì. Apparentemente ai mascalzoni appare così, che Krishna incoraggia Arjuna a combattere. E Lui dice che non c’è peccato. Ma il mascalzone non vede a quali condizioni lo sta consigliando. Sva-dharmam api cāvekṣya (BG 2.31). Sva-dharma, il principio, è che un dovere dello kṣatriya è quello di combattere, uccidere in battaglia. Se state combattendo e diventate cordiali, allora è come l’esempio della ballerina quando fa la timida sul palco, è proprio così. Perché dovrebbe essere timida? Deve ballare liberamente. Ciò le darà reputazione. Per cui, nel campo di battaglia , non si può essere compassionevoli, non è richiesto. In tanti modi. Ahiṁsā ārjava (BG 13.8), queste sono buone qualità. Nel tredicesimo capitolo Krishna ha descritto ahiṁsā, la non violenza. La non violenza viene generalmente accettata. E in realtà Arjuna era non violento. Non era un vigliacco, non si rifiutò di combattere perché era codardo. No. Come vaiṣṇava era naturalmente non violento. Non vuole uccidere nessuno, soprattutto persone della sua famiglia. Parlava con un poco di compassione, non che fosse un vigliacco.
Così Krishna incoraggia, induce Arjuna ad osservare il dovere. Non si può deviare dal dovere. Questo era il punto. Quando c’è una battaglia si deve combattere fedelmente e uccidere i nemici. Questo è il vostro credito. Quando si lotta con i nemici e si diventa compassionevoli -“Come posso uccidere?”- quella è codardia. Perciò Krishna conclude qui: hato vā prāpsyasi svargaṁ jitvā vā bhokṣyase mahīm (BG 2.37). Ci sono due alternative per un combattente, per uno kṣatriya che combatte in battaglia: ottenere la vittoria o morire, nessuna via intermedia. Combatti fino alla fine se sei in grado, allora sarai vittorioso. Oppure morire. Senza arrestarsi. Tutto questo combattere è inteso così. Secondo la cultura Vedica, gli kṣatriya… Non i brāhmaṇa. I brāhmaṇa non vengono incoraggiati a combattere o uccidere. No. Loro dovrebbero rimanere sempre non violenti. Anche dove è necessaria la violenza, un brāhmaṇa non ucciderà personalmente. Egli porgerà la questione allo kṣatriya, all’ordine regale.

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