Dec 252016
 

Bhagavad-Gita 2.13 — Pittsburgh, 8 settembre 1972

Il procedimento dell’ascolto è molto importante. Il nostro Movimento per la Coscienza di Krishna si propone di diffondere ciò: “Ascoltate dall’autorità, Krishna”. Krishna è il Signore Supremo, accettato nell’epoca presente come in passato. In epoche passate grandi saggi come Nārada, Vyāsa, Asita, Devala, grandi saggi e studiosi prominenti, l’hanno accettato. Nel Medioevo, diciamo 1.500 anni fa, tutti gli ācārya come Śaṅkarācārya, Rāmānujācārya, Madhvācārya, Nimbārka… In pratica, la civiltà vedica indiana esiste tuttora per l’autorità di questi ācārya. E nella Bhagavad-gītā viene raccomandato: ācāryopāsanam (BG 13.8). Se volete realmente imparare allora dovrete approcciare un ācārya. Ācāryavān puruṣo veda (Chāndogya Upaniṣad 6.14.2): “Chi ha accettato l’ācārya conosce le cose per quello che sono.” Ācāryavān puruṣo veda. Quindi stiamo ricevendo conoscenza attraverso gli ācārya. Krishna ha parlato ad Arjuna, Arjuna parlò a Vyāsadeva. Arjuna non ha parlato realmente con Vyāsadeva, ma Vyāsadeva lo ha sentito parlare con Krishna e lui lo annotò nel suo libro Mahābhārata. Questa Bhagavad-gītā si trova nel Mahābhārata e quindi noi accettiamo l’autorità di Vyāsa. E da Vyāsa, Madhvācārya; da Madhvācārya una lunga successione di maestri, fino a Mādhavendra Purī. Da Mādhavendra Purī a Īśvara Purī; da Īśvara Purī al Signore Caitanyadeva; dal Signore Caitanyadeva ai Sei Gosvāmī; dai Sei Gosvāmī a Kṛṣṇadāsa Kavirāja; da lui a Śrīnivāsa Ācārya; da lui a Viśvanātha Cakravartī; da lui a Jagannātha dāsa Bābājī; poi Gaura Kiśora dāsa Bābājī, Bhaktivinoda Ṭhākura, e il mio maestro spirituale. Stiamo predicando la stessa cosa. Questo Movimento per la Coscienza di Krishna non è una novità. Discende dall’oratore originale, Krishna, per successione di maestri. Noi stiamo leggendo questa Bhagavad-gītā. Non è che io abbia prodotto qualche libro e lo sto predicando. No. Io sto predicando la Bhagavad-gītā. La stessa Bhagavad-gītā come è stata detta la prima volta quaranta milioni di anni fa al dio del sole e come è stata ripetuta ancora cinquemila anni fa ad Arjuna. La stessa cosa è discesa attraverso la successione dei maestri, e la stessa cosa è presentata davanti a voi. Non vi è alcun cambiamento.
Percui l’autorità dice:
dehino ‘smin yathā dehe
kaumāraṁ yauvanaṁ jarā
tathā dehāntara-prāptir
dhīras tatra na muhyati
(BG 2.13)
Quindi chiediamo semplicemente alla gente che accetti questa conoscenza autorevole e cerchi di assimilarla con la propria intelligenza. Non è che si smette di ragionare con l’intelligenza solo per accettare qualcosa ciecamente. No. Siamo esseri umani, abbiamo avuto l’intelligenza. Noi non siamo animali costretti ad accettare qualcosa. No. Tad viddhi praṇipātena paripraśnena sevayā (BG 4.34): lo troverete in questa Bhagavad-gītā: “Cercate di capire”, tad viddhi. Viddhi significa cercare di capire. Praṇipāta; praṇipātena significa arrendersi, non sfidare. Uno studente dovrebbe essere molto sottomesso al maestro spirituale altrimenti rimarrà perplesso. Ricevere in modo sottomesso. Il nostro metodo è:
tasmād guruṁ prapadyeta
jijñāsuḥ śreya uttamam
śābde pare ca niṣṇātaṁ
brahmaṇy upaśamāśrayam
(SB 11.3.21)
Questa è l’ingiunzione Vedica. Se volete sapere cose che sono oltre la vostra concezione, oltre la vostra percezione dei sensi, allora ci si deve avvicinare a un maestro spirituale autentico.

This post has already been read 28 times

Sorry, the comment form is closed at this time.