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Srimad Bhagavatan 1.5.11 — New Vrindaban, 10 giugno 1969

Nivṛtta significa già finito, completamente finito. E che cosa è finito? Tṛṣṇa. Tṛṣṇa significa bramosia. Uno che ha esaurito la propria brama materiale può cantare questa glorificazione trascendentale del Signore. Gli altri non possono. Proprio come nel nostro movimento del saṅkīrtana state traendo così tanta estasi, piacere. Così gli altri diranno: “Cosa stanno facendo queste persone? Pazzi indvidui in trance che ballano e battono su dei tamburi.” Gli altri percepiranno così perché la loro brama di godimento materiale non è finita. Pertanto, nivṛtta.
In realtà, questo nome trascendentale di Krishna, o Dio, può essere cantato in uno stato liberato. Pertanto vengono stabilite tre fasi nel canto. La fase offensiva, la fase liberata e nientedimeno che il lvello della fase dell’amore per Dio, la fase perfetta del canto. All’inizio cantiamo nella fase offensiva -i dieci tipi di offese. Ma questo non significa che non si debba cantare. Anche se ci sono offese, continuiamo a cantare. Quel canto mi aiuterà a uscire da tutte le offese. Certo, dobbiamo fare attenzione che non si possano commettere offese; è per questo che viene dato l’elenco dei dieci tipi di offese. Dovremmo cercare di evitarle. E non appena si canta senza offese, quello è lo stadio liberato. Quello è lo stadio liberato, e dopo lo stadio liberato il canto sarà molto piacevole, perché quello è il piano trascendentale dove il vero amore per Krishna, Dio, sarà gustato. Ma è la stessa cosa, il canto; canto nella fase con offese e canto nello stato liberato. Ma nella fase matura… Proprio come Rūpa Gosvāmī era solito dire che: “Quanto canterò con una lingua e quanto ascolterò con due orecchie? Se avessi milioni di orecchie, se avessi milioni di lingue allora potrei cantare e ascoltare.” Perché era allo stato liberato. Ma non dovremmo essere abbattuti da ciò. Dovremmo continuare con perseveranza: utsāhāt, dhairyāt. utsāhāt significa con entusiasmo, e dhairyāt significa perseveranza, pazienza. (Upadeśāmṛta 1.3) Utsāhāt. Niścayāt. Niścayāt significa con ferma determinazione: “Sì, ho cominciato a cantare, forse ci sono offese, ma se continuo Krishna sarà lieto di piazzarmi sul piano trascendentale quando apprezzerò che cosa è questo canto Hare Krishna.” Proprio come Viśvanātha Cakravartī ha esemplificato col mango nella fase matura e nella fase acerba. Nella fase acerba è amaro ma lo stesso mango, quando è completamente maturo, è dolce. La dolcezza: dovremo aspettare questa fase, e dovremo stare attenti a non commettere offese. Poi, sicuramente, ci arriveremo. Proprio come un paziente malato: se segue le norme proposte dal medico e prende la medicina, allora sicuramente sarà curato.
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