Feb 152018
 

In tutta Europa diversi anni fa in modo particolare in Francia si sono svolte le celebrazioni per il duecentesimo anniversario della rivoluzione francese. Mentre i francesi festeggiavano con orgoglio la loro “rivoluzione”, i russi si chiedevano se la loro è stata veramente una rivoluzione, cioè se è cambiato il modo di vivere o sono cambiati solo i capi.
Analizzando queste cosiddette rivoluzioni storiche ci appare subito chiaro che quelli che ci hanno sempre rimesso sono i contadini. Il mondo rurale è stato fortemente penalizzato in Francia prima e in Russia poi.
Nel 1789 la borghesia francese abbatté la corte imperiale e s’impossessò del potere. Si assistette alla trasformazione dallo stato assoluto all’ideologia di massa. La scena del potere, precedentemente animata dai nobili e dal clero, fu conquistata da nuovi “despoti” chiamati Igiene, Progresso, Scienza. I mercanti e i politici iniziarono una guerra totale alla civiltà contadina. Una delle prime misure del nuovo potere giacobino fu l’imposizione a tutti i francesi di fare il pane solo con lievito proveniente dalla capitale.
In Russia l’apparato burocratico del partito, soprattutto nel periodo staliniano, iniziò una sanguinosa repressione della realtà rurale russa, milioni di contadini furono trasferiti di forza nelle fabbriche cittadine o deportati nei campi di lavoro, le vittime furono milioni.
Perché queste rivoluzioni si accanirono contro i contadini? Come mai gli intellettuali urbani, i veri artefici delle sommosse e della gestione del nuovo potere nutrirono così tanto disprezzo nei confronti di chi vive coltivando la terra?
In realtà uno degli scopi di queste rivoluzioni era quello di distruggere la spiritualità, l’uomo a contatto con il verde e la natura percepisce più facilmente l’esistenza di un Essere Superiore. Mentre la città e la fabbrica, simbolo del potere artificiale e transitorio dell’uomo, possono riuscire a farci credere potenti, le campagne sterminate, i laghi, i fiumi e le montagne ci fanno intuire senza ombra di dubbio che noi non siamo i controllori del creato, ma i suoi semplici abitanti, che farebbero bene a seguire le leggi divine della vita.
Srila Prabhupada auspicava una nuova rivoluzione, un ritorno definitivo e felice alla terra; a tale scopo la relazione tra l’uomo e gli animali, in particolar modo la mucca, andrebbe recuperato come segno del rinascere di una nuova civiltà etica e spirituale.
L’accentramento dei mercati e del potere finanziario ha distrutto negli ultimi due secoli ogni tipo di autosufficienza agricola locale. Le fabbriche inquinano e uccidono lentamente, mentre le campagne abbandonate diventano sterili deserti. La formazione di comunità agricole che puntano come risultato finale all’autosufficienza è uno dei compiti che il maestro spirituale Srila Prabhupada ha lasciato da svolgere ai devoti di Krsna nei prossimi anni.
Ci auguriamo di non essere i soli a tentare la ricostruzione di questo antico equilibrio perduto. La vera rivoluzione deve ancora cominciare. Non si può cambiare o migliorare il mondo escludendo il grande artefice: Dio.

Renzo Samaritani (Ramananda Das)

(ascolta l’audio qui)

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 Posted by on 15 February 2018 at 04:40:19 AST

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