Dec 112016
 

Srimad-Bhagavatan 1.16.8 — Los Angeles, 5 gennaio 1974

Il lavoro di Yamarāja è quello di vedere quanto peccaminoso sia questo essere vivente e offrirgli un corpo adeguato. karmaṇā daiva-netreṇa (SB 3.31.1). Naturalmente, se aderisce sul serio alla coscienza di Krishna allora il percorso è automatico. Automaticamente si torna a casa, da Dio. Non c’è questione di essere giudicati. Il giudizio è per i criminali, i mascalzoni che non sono coscienti di Krishna. Ma se si diventa coscienti di Krishna, anche se non si può finire il lavoro in questa vita, anche se si cade, tuttavia verrà data un’altra possibilità, con un corpo umano; per ricomincare da dove avevate finito, iniziando dal punto in cui si è caduti.
Percui: sv-alpam apy asya dharmasya trāyate mahato bhayāt (BG 2.40) Se avete accettato la coscienza di Krishna tentate di eseguirla molto seriamente; ciò significa seguire le regole e cantare Hare Krishna. Tutto quà. Cinque cose: niente sesso illecito, niente gioco d’azzardo, nessun consumo di carne… Non vietiamo il sesso, ma il sesso illecito è il più peccaminoso. Il più peccaminoso. Sfortunatamente gli altri sono così mascalzoni che fanno sesso uno con l’altro, l’altro con un altro, con un altro… Questa è l’illusione di māyā, la sua influenza. Ma se si tiene fede a Krishna: mām eva ye prapadyante māyām etāṁ taranti te (BG 7.14). Se si afferrano i piedi di loto di Krsinha molto strettamente allora non si cadrà. Ma se fate uno show da presunti brahmacārī, presunti gṛhastha, o presunti sannyāsī, allora si cadrà giù. Vivendo in questo modo poi si deve cadere. Krishna non tollererà un inadempiente pseudo devoto. Māyā è molto forte, lo cattura immediatamente: “Vieni! Perché stai quì? Perché stai in questa società? Esci!” Questo è il dovere di Yamarāja. Ma se rimanete nella coscienza di Krishna Yamarāja non vi toccherà. La tua morte si ferma nel punto in cui si inizia la coscienza di Krishna. La tua morte si ferma. Nessuno è pronto a morire, questo è un dato di fatto. Tu puoi dire, o io posso dire: “No, non ho paura della morte.” Questa è un’altra mascalzonata. Tutti hanno paura della morte e nessuno vuole morire. Questo è un dato di fatto. Ma se si è seri su ciò, ossia che io fermerò il mio procesere verso la morte, allora quella è la coscienza di Krishna.
Perciò viene consigliato: aho nṛ-loke pīyeta hari-līlāmṛtaṁ vacaḥ (SB 1.16.8), “Voi della società umana che avete ottenuto questo corpo, continuate semplicemente a bere il nettare della kṛṣṇa-kathā.” Quì viene raccomandato: aho nṛ-loke, soprattutto raccomandato per nṛ-loke, la società umana. Non è indirizzato alla loke-canina o alla loke-felina. Loro non possono, non hanno la capacità. Pertanto è specificato: nṛ-loke. nāyaṁ deho deha-bhājāṁ nṛ-loke, un altro verso del quinto Canto. nāyaṁ deho deha-bhājāṁ nṛ-loke kaṣṭān kāmān arhate viḍ-bhujāṁ ye (SB 5.5.1). Questi versi sono del Bhāgavatam. Non c’è confronto. Non c’è letteratura in tutto l’universo come lo Śrīmad-Bhāgavatam. Non ci sono paragoni, non c’è competizione. Ogni parola è per il bene della società umana. Ogni parola, ogni singola parola. Perciò sottolineiamo tanto la distribuzione dei libri. In un modo o nell’altro, se il libro va in mano a qualcuno, egli ne sarà beneficiato. Alla fine lo guarderanno: “Oh, mi è costato così tanto. Vediamo cosa c’è.” E se legge un solo śloka la sua vita avrà successo. Un solo śloka, una parola. È una cosa talmente bella. Perciò lo sottolineiamo così tanto: “Per favore distribuite libri, distribuite libri, distribuite libri.” Una mṛdaṅga più grande. Cantando e suonando con la nostra mṛdaṅga la si sente in questa stanza o poco più. Ma quella mṛdaṅga andrà di casa in casa, di Paese in Paese, di comunità in comunità.
Quindi è consigliata a questa nṛ-loke. nṛ-loke intende la forma del umano, la società umana. Non viene scartato nessuno. “Questa è la società americana” o “Questa è la società europea”, “Questa è la società indiana”… No, tutti gli esseri umani. Tutti gli esseri umani. Non importa quello che si è. Tutti gli esseri umani. Anche quelli non cvilizzati, anārya; che dire degli uomini civili. Ciò è descritto nel Bhāgavatam: kirāta-hūṇāndhra-pulinda-pulkaśā ābhīra-śumbhā yavanāḥ khasādayaḥ (SB 2.4.18). Vengono fatti questi nomi. Kirāta. Kirāta significa nero, gli africani. Essi sono chiamati Kirāta. Kirāta-hūṇa āndhra. Hūṇa, la cominità al Polo Nord; sopra la Russia, la Germania vengono chiamati Hūṇa. Ce ne sono tante che non conosciamo. Khasādayaḥ, i mongoli. Khasādayaḥ significa coloro a cui non crescono a sufficienza barba e baffi, questo gruppo mongolo. Kirāta-hūṇāndhra-pulinda-pulkaśā ābhīra-śumbhā yavanāḥ khasādayaḥ. Yavana, i mleccha; yavana indica coloro che sono musulmani e altri. Sono inclusi anche loro, nṛ-loke. Perché nṛ-loka è ogni essere umano. Superficialmente, dall’esterno, può essere che questa nazione è migliore di quella nazione, Āryan e non Āryan. È un dato di fatto. Ci sono divisioni: civilizzati e non civilizzati; educati e maleducati; colti e ignoranti; nero, bianco; questo, quello… Ci sono; ma queste distinzioni sono esterne, relative al corpo.

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