Feb 172017
 

Bhagavad-Gita 6.46-47 — Los Angeles, 21 febbraio 1969

Devoto:(Spiegazione BG 6.47), “Bhajate ha la sua radice nel verbo bhaj, che viene usato per definire una necessità a rendere servizio. La parola inglese “adorare” non può essere utilizzata nello stesso senso come ‘bhaja’. Adorare significa venerare, o mostrare rispetto e onore a qualcuno degno. Ma il servizio con amore e fede è soprattutto destinato al Signore Supremo.”
Prabhupāda: Sì. Adorare e rendere servizio sono diversi. Adorare significa che c’è qualche motivo. Adoro qualche amico o qualche grande uomo. Ho qualche motivo; questo grande uomo è un grand’uomo d’affari, e se posso compiacerlo può forse darmi qualche lavoro, ne trarrò qualche profitto. Così come il culto agli esseri celesti. Altri adorano differenti deva per qualche scopo particolare. Ciò è condannato nella Bhagavad-gītā, lo troverete nell’ottavo (settimo) capitolo: kāmais tais tair hṛta-jñānāḥ prapadyante ‘nya devatāḥ (BG 7.20), coloro che hanno la mente distorta dalla lussria dorano gli esseri celesti per una motivazione Quindi, quando si parla di adorare, c’è un movente; ma quando si parla di servizio, non vi è alcuna motivazione. Il servizio è amore. Proprio come la madre rende un servizio al bambino. Non vi è alcun motivo. E’ solo per amore. Tutti possono trascurare quel bambino, la madre non può. Perché c’è amore. Allo stesso modo bhaj-dhātu, quando è questione di servizio, non si tratta di motivazione. Questa è la perfezione della coscienza di Krishna e raccomandato nello Śrīmad-Bhāgavatam, come il principio religioso di prima classe. Quale? sa vai puṁsāṁ paro dharmo yato bhaktir adhokṣaje (SB 1.2.6). Questa bhakti, questo bhaja, hanno la stessa radice; quel sistema di principi religiosi è di prima classe. E sarebbe? yato bhaktir adhokṣaje, eseguendolo si può sviluppare la propri coscienza di Dio o l’amore per Dio. E’ tutto. Se è possibile sviluppare il proprio amore per Dio, seguite qualsiasi principio religioso, non importa. Ma si deve. Il test è quanto si sta sviluppando il proprio amore per Dio. Ma se avete qualche motivazione, che cioè praticando questo metodo religioso saranno soddisfatte le necessità materiali, quella non religione di prima classe. Quella è religione di terza categoria. La religione di prima classe è quella con la quale è possibile sviluppare il proprio amore per Dio, ahaituky apratihatā (SB 1.2.6), immotivato e ininterotto. Quello è di prima classe e quello raccomandato. Questa pratica yoga, la coscienza di Krishna, se anche la si considera come una religione, è di prima classe perché non c’è motivazione. Loro non servono Krishna perché li fornisca di questo o quello. No. Ci può essere questo o quello, ma non importa. Essi sono impegnati, e non c’è scarsità di questo e di quello. Essi ottengono tutto. Non pensiate che diventando cosciente di Krishna uno diventi povero. No. Se c’è Krishna c’è tutto, perché Krishna è tutto. Ma non dobbiamo fare affari con Krishna, “Krishna dammi questo, dammi quello”. Krishna lo sa meglio di voi. Proprio come un bambino non chiede ai genitori “Caro padre, mia cara madre, datemi questo o datemi quello”; il padre sa qual è la necessità del bambino. Quindi non è un buon affare chiedere a Dio “Dammi questo, dammi quello”. Perché devo chiedere? Se Dio è onnipotente conosce i miei bisogni, conosce le mie necessità. E ciò è confermato anche nei Veda: Eko bahūnāṁ vidadhāti kāmān. (Kaṭha Upaniṣad 2.2.13), Quel singolo Dio provvede a tutte le necessità di milioni e miliardi, innumerevoli, incalcolabili, entità viventi. Quindi dovremmo semplicemente cercare di amare Dio e non chiedere niente. La richiesta è già soddisfatta. Anche i gatti e i cani hanno le loro necessità; non vanno in chiesa chiedendo qualcosa a Dio, ma la ottengono. Perché un devoto allora non la deve ottenere? Se un gatto o un cane possono ottenere ciò di cui necessitano senza chiederlo a Dio, perché dovrei pretendere io da Dio dicendo “Dammi questo, dammi quello”? No, cerchiamo semplicemente di amarLo e ogni desiderio sarà soddisfatto. Questo è definito il più alto livello di yoga. Prosegui.
Devoto: “Si può essere considerati irriverenti se non si rispetta un essere celeste o un gentiluomo, ma si è decisamente condannati se si trascura di servire il Signore Supremo. Ogni essere vivente è una parte integrante del Signore Supremo, e come tale è destinato a servire il Signore Supremo per sua stessa costituzione.”
Prabhupada: Sì. Questo è naturale. Se io sono parte integrante di Dio il mio dovere è di servire. Ho fatto molte volte l’esempio del dito che è parte integrante del mio corpo. Qual è quindi il dovere di questo dito? Il dovere del dito è quello di servire l’intero corpo, tutto qua. Se sento del prurito, immediatamente il dito agisce. Vedete? Se voglio vedere, gli occhi immediatamente agiscono. Se voglio andare, le gambe mi portano subito. Quindi, come questa parti del corpo stanno aiutando me, l’insieme di tutto, e mangiando, mangia solo lo stomaco, allo stesso modo Dio riceve semplicemente il servizio da tutte le altre parti. Non è Lui a servire. Servendo, se le parti del corpo servono tutto il corpo, l’energia arriva automaticamente alle parti stesse del corpo. Analogamente, se serviamo Krishna, soddisfiamo tutti i nostri bisogni, otteniamo energia, automaticamente. Yathā taror mūla-niṣecanena (SB 4.31.14). Come l’esempio del versare acqua alla radice dell’albero; l’energia viene immediatamente fornita alle foglie, ai ramoscelli, ai rami, ovunque, immediatamente. Allo stesso modo, semplicemente servendo Krishna, o Dio, si riforniscono tutte le altre parti, servite tutte le altre parti. Non è questione di servire in modo differente, (indistinto), tutto arriva automaticamente, ogni cosa. Compassione non solo per l’essere umano, viene la compassione anche per gli animali. La coscienza di Dio, la coscienza di Krishna è così bella. Senza la coscienza di Dio, senza la coscienza di Krishna, la compassione per gli altri esseri viventi è molto limitata. Ma con la coscienza di Dio, con la coscienza di Krishna, la compassione per gli altri esseri viventi è totale. Questo è il metodo.

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