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Bhagavad-Gita 2.20 — Hyderabad, 25 novembre 1972

Finché si ha un pizzico di desiderio, “Se diventassi come Brahmā, o come un re, come Jawaharlal Nehru”, allora si dovrà accettare un corpo. Quel desiderio. Krishna è così generoso che qualunque cosa che noi vogliamo -ye yathā māṁ prapadyante (BG 4.11)- Krishna la concederà. Ottenere qualcosa da Krishna… Proprio come i cristiani pregano: “O Dio, dacci il nostro pane quotidiano”. E’ un compito così difficile per Krishna darcelo? Lo sta già dando. Sta dando il pane quotidiano a tutti. Quindi non è questo il modo di pregare. Il modo di pregare è come ha detto Caitanya Mahāprabhu: mama janmani janmanīśvare bhavatād bhaktir ahaituki tvayi (CC Antya 20.29, Śikṣāṣṭaka 4). Questa è la preghiera: non dobbiamo chiedere nulla. Krishna, Dio, ha fatto un ampio arrangiamento per il nostro mantenimeto, pūrṇasya pūrṇam ādāya pūrṇam evāvaśiṣyate (Īśo Invocazione), ma questo viene limitato dalla natura quando noi siamo dei peccatori, diventiamo atei, diventiamo demoni. Solo allora la fornitura viene limitata. E poi piangiamo: “.Oh, non c’è pioggia. Non c’è questo, non…” Quella è una restrizione dalla natura, ma per le disposizioni di Dio, c’è cibo sufficiente per tutti. eko bahūnāṁ vidadhāti kāmān: Lui mantiene tutti.
Percui, finché avremo un briciolo di desiderio materiale per eseguire il nostro piano, si deve accettare un corpo materiale, e ciò si chiama janma. In caso contrario, l’essere vivente non nasce e non muore, janma e mṛtyu. Gli esseri viventi sono paragonati a delle scintille, e il Signore Supremo come ad un grande fuoco. Il paragone è tra il grande fuoco e le piccole scintille; entrambi sono fuoco, ma a volte le scintille cadono dal fuoco più grande. Questa è la nostra caduta. Cadere significa che veniamo nel mondo materiale. Perché? Solo per godere, per imitare Krishna. Krishna è il beneficiario Supremo e quindi noi siamo servitori. A volte, è naturale, il servo desidera: “Se potessi godere come il padrone…” Così, quando viene questo sentimento, questa proposta, ciò viene definito māyā. Perché noi non possiamo essere i fruitori, ciò è illusorio. Se penso che posso diventare il presunto beneficiario anche in questo mondo materiale… Quì ognuno sta cercando di diventare il fruitore. E l’ultimo tranello è che uno pensa: “Ora diventerò Dio”. Questa è l’ultima insidia. Prima di tutto voglio diventare il direttore, o il proprietario. Poi il primo ministro. Poi questo, e quello… E quando tutto è vano, poi si pensa: “Ora diventerò Dio”. Ciò significa che la stessa propensione a diventare il padrone, a imitare Krishna, c’è ancora.

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