Sep 192016
 

image

Srimad Bhagavatan 7.9.7 — Mayapur, 27 febbraio 1977

Pradyumna: Traduzione – “Prahlāda Mahārāja fissò la sua mente e la vista sul Signore Nṛsiṁha-deva con la massima attenzione, in completa trance. Con la mente fissa iniziò a offrire preghiere d’amore con voce tremante”.
Prabhupāda:
astauṣīd dharim ekāgra-
manasā susamāhitaḥ
prema-gadgadayā vācā
tan-nyasta-hṛdayekṣanaḥ
(SB 7.9.7)
Questo è il metodo. Questo procedimento non si può pretendere subito, ma se si pratica il metodo generale, accade molto presto; come è raccomandato nella Bhagavad-gītā: man-manā bhava mad-bhakto mad-yājī māṁ namaskuru (BG 18.65). Non è possibile ottenere subito la posizione di Prahlāda Mahārāja. Questo non è possibile. La procedura è, prima di tutto, sādhana-bhakti. La posizione di Prahlāda Mahārāja è diversa. Egli è mahā-bhāgavata. In molti passi abbiamo già visto che lui è nitya-siddha. Ci sono due tipi di devoti, tre: nitya-siddha, sādhana-siddha, kṛpa-siddha. Queste cose sono descritte nel ‘Nettare della Devozione’. nitya-siddha significa che sono eterni associati della Persona Suprema; essi sono chiamati nitya-siddha. E sādhana-siddha indica uno che è caduto in questo mondo materiale ma con la pratica del servizio di devozione secondo le regole, l’ingiunzione degli śāstra e la direzione di guru, in questo modo può anche raggiungere la stessa posizione del nitya-siddha. Questo è il sādhana-siddha. E c’è n’è un altro. Questi è il kṛpa-siddha. kṛpa-siddha vuol dire… Proprio come Nityananda Prabhu volle che questi Jagāi-Mādhāi fossero liberati. Non c’era sādhana. Non hanno mai seguito le regole. Erano ladri e delinquenti, una condizione molto caduta. Ma Nityānanda Prabhu voleva mostrare un esempio: “Io libererò questi due fratelli. Non importa che siano così caduti.” Quello si chiama kṛpa-siddha. Quindi dovremmo sempre ricordare che ci sono tre categorie: nitya-siddha, sādhana-siddha e kṛpa-siddha. Ma quando diventano siddha, perfetti, attraverso qualsiasi procedimento, essi sono sullo stesso piano. Non c’è distinzione.
Quindi la posizione di Prahlāda Mahārāja è di nitya-siddha. Gaurāṅgera saṅgi gane nitya-siddha boli māne. Caitanya Mahāprabhu, quando venne… Non solo lui, ma anche gli altri… Proprio come con Krishna scesero tanti devoti, come Arjuna. Arjuna è nitya-siddha, amico nitya-siddha. Quando Krishna ha detto: “Ho enunciato questa filosofia della Bhagavad-gītā al dio del Sole”, imaṁ vivasvate yogaṁ proktavān aham avyayam (BG 4.1); questo parecchi milioni di anni fa. Per chiarire l’argomento Arjuna chiese: “Krishna, Tu hai la mia età; come posso credere che hai spiegato questa filosofia così tanti milioni di anni fa?” Quello che Krishna rispose lo sapete: “Mio caro Arjuna, entrambi tu ed Io siamo apparsi molte, molte volte. La differenza è che tu l’hai dimenticato. Ciò significa che tu eri presente anche in quel momento, perché tu sei un Mio amico nitya-siddha. Ogni volta che Io appaio, appari anche tu. Ma tu l’hai dimenticato, Io non l’ho dimenticato”. Questa è la differenza tra Jjva e (indistinto), o il Signore: che siamo minuscole parti integranti del Supremo, quindi possiamo dimenticare. Ma Krishna non dimentica. Questa è la differenza. Quindi nitya-siddha. Prahlāda Mahārāja è da intendersi come nitya mahā-bhāgavata, nitya-siddha. Essi appaiono per compiere i līlā di Krishna.
Quindi non dobbiamo cercare di imitare Prahlāda Mahārāja. Non è bene. mahājano yena gataḥ sa panthāḥ, l’ho già spiegato ieri. Prahlāda Mahārāja è uno dei mahājana, persone autorizzate, devoti autorizzati. Dovremmo cercare di seguirlo. mahājano yena gataḥ sa panthāḥ. śrutayo vibhinnāḥ.
tarko ‘pratiṣṭhaḥ śrutayo vibhinnā
nāsau munir yasya matam na bhinnam
dharmasya tattvaṁ nihitaṁ guhāyāṁ
mahājano yena gataḥ sa panthāḥ
(CC Madhya 17.186)
Non si può comprendere Dio con la logica e l’argomentazione. Non Lo si stabilirà mai. Ci sono così tanti Māyāvādī che perennemente cotinuano: “Che cosa è Dio?” neti neti: “Non è questo, non è questo, non è questo. Cosa è il Brahman?” Quindi, attraverso quel procedimento non sarete mai in grado di capire ciò che è Dio. Jñāne prayāse udapāsya namanta eva. Caitanya Mahāprabhu ha accettato questa formula. Se volete capire con la conoscenza, con la vostra erudita sapienza, potete essere studiosi di alto livello ma ciò non vi qualifica a capire Dio. Non è questa la qualifica. Dovete lasciare la vostra vanità, “Io sono ricco”, “Sono molto istruito”, “Sono molto bello”, “Sono molto …”, e così via. Queste sono janmaiśvarya śruta śrī (SB 1.8.26). Queste non sono qualifiche. Kuntīdevī ha detto: akiñcana gocaraḥ, “Krishna, Tu sei akiñcana gocaraḥ”. Akiñcana. kiñcana vuol dire che se qualcuno pensa “Io possiedo ciò, quindi posso acquistare Krishna”, oh, no, non è così. Questo non è possibile. Ti devi svuotare, akiñcana-gocarah.

This post has already been read 51 times

Sorry, the comment form is closed at this time.