Nov 122016
 

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Bhagavad-Gita 2.62-72 — Los Angeles, 19 dicembre 1968

Prabhupāda: jāniyā śuniyā biṣa khāinu: questo lo so, sto ascoltando, eppure… jāniyā śuniyā biṣa… Proprio come un ladro. jāniyā śuniyā, queste parole sono molto significative. Jāniyā significa conoscere, e śuniyā significa ascoltare. Un ladro abituale sa che se ruba sarà messo in prigione. E ha sentito dalle Scritture: “Non rubare, altrimenti andrai all’inferno.” Quindi egli l’ha sentito dalle Scritture e l’ha visto praticamente. Egli l’ha sperimentato praticamente; tuttavia, non appena viene liberato dalla vita carceraria, commette nuovamente lo stesso errore. jāniyā śuniyā biṣa khāinu. Noi sappiamo, sentiamo dalle Scritture, dalle autorità, dai testi Vedici, che abbiamo avuto questo miserevole corpo condizionato, questo corpo materiale, per penare delle triplici sofferenze materiali; tuttavia non s è così ansiosi di fermare questa ripetizione di nascita e morte. Sto bevendo del veleno. jāniyā śuniyā biṣa khāinu. hari hari biphale janama goṅāinu. Questi canti sono molto istruttivi. Consapevolmente stiamo semplicemente bevendo del veleno. Continua pure.
Tamāla Kṛṣṇa: “Uno che non è, dunque, nella coscienza di Krishna, per quanto potente possa essere nel controllare i sensi con una repressione artificiale, è definitivamente sicuro di cadere; il minimo pensiero di piacere dei sensi lo condurrà a soddisfare i propri desideri.” BG 2.63: “Dalla collera nasce l’illusione, e dall’illusione la confusione della memoria. Quando la memoria è confusa l’intelligenza è perduta, e quando l’intelligenza è perduta si cade di nuovo nell’esistenza materiale.”
Prabhupāda: La nostra condizione è che siamo costituiti di questo corpo. Per corpo s’intendono i sensi e chi dirige i sensi, o quello che viene chiamato il guidatore; il guidatore dei sensi è la mente. E la mente è condotta -pensare, sentire e volere, la la scienza della psicologia- dall’intelligenza. E oltre l’intelligenza sono situato io. Io sono un’anima spirituale. Come si diventa vittima di māyā, è descritto qui: dalla collera nasce l’illusione, e dall’illusione la confusione della memoria. La confusione della memoria: ho dimenticato completamente che io non sono questo corpo, Io sono un’anima spirituale, ahaṁ brahmāsmi; sono parte integrante del Supremo Brahman, lo spirito, il tutto Assoluto. Questo è ciò che ho dimenticato. E quando la memoria è confusa, appena mi dimentico che sono un’anima spirituale, mi identifico con questo mondo materiale. L’illusione. L’intelligenza è perduta. Avrei dovuto usare la mia intelligenza per condurre le attività della mente -pensare, sentire e volere- e poiché la mia mente non è controllata i miei sensi non sono controllati, allora sono caduto. Questa è l’analisi dell’intera costruzione del corpo. Prosegui.
Tamāla Kṛṣṇa: 64: “Colui che può controllare i propri sensi coi principi regolatori e chi è libero dall’attaccamento e dall’avversione, può ottenere la misericordia di Dio.”
Prabhupāda: Sì. Siamo caduti. E come siamo caduti? Caduti al livello del piacere dei dei sensi. Perciò è necessario iniziare a rivoltarsi ai sensi controllando i sensi. Questa è la via della realizzazione del sé. Sia praticando lo yoga o praticando il metodo della bhakti, il servizio devozionale, l’inizio è: controllare i sensi.
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