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Lettura — New York, 17 aprile 1969

Prabhupāda: Tutto bene?
Ārādhito yadi haris tapasā tataḥ kim (Nārada-pañcarātra). Govindam ādi-puruṣa è conosciuto come Hari. Hari significa “che porta via tutte le vostre sofferenze”. Questo è Hari. Hara. Hara significa portare via. Harate. Così, proprio come anche un ladro porta via, ma porta via cose di valore secondo una valutazione materiale, a volte anche Krishna porta via i vostri oggetti di valore materiale solo per mostrarvi un favore speciale. Yasyāham anugṛhṇāmi hariṣye tad-dhanaṁ śanaiḥ (SB 10.88.8). Yudhiṣṭhira Mahārāja chiese a Krishna: “Si presume che noi si sia molto pii. I miei fratelli sono grandi guerrieri, mia moglie è esattamente come la dea della fortuna e, soprattutto, Tu sei personalmente nostro amico. Come mai noi abbiamo perso tutto? Abbiamo perso il nostro regno, abbiamo perso nostra moglie, abbiamo perso il nostro onore. Tutto”. Quindi, in risposta a questo, Krishna disse: yasyāham anugṛhṇāmi hariṣye tad-dhanaṁ śanaiḥ, “Il mio primo favore è tolgliere tutte le ricchezze al Mio devoto”. Perciò le persone non sono molto entusiaste di aderire alla coscienza di Krishna. Ma Lui fa così. Proprio come per i Pāṇḍava: in principio furono messo in difficoltà, ma in seguito diventarono i più prestigiosi personaggi della Storia. Questo è il favore di Krishna. In principio Egli può agire in quel modo perché noi siamo attaccati alle nostre acquisizioni materiali.
Questa è anche la mia esperienza personale. All’inizio, quando il mio Guru Mahārāja me lo ordinò, pensavo: “Prima di tutto dovrò diventare molto ricco, poi predicherò.” Ero impegnato in un lavoro eccellente e nel giro degli affari godevo di un’ottima fama; coloro con qui facevo affari erano molto soddisfatti. Ma Krishna distrusse tutto con un trucco e mi ha obbligato a prendere il sannyāsa. Questo è Hari. Dovuto a ciò sono arrivato nel vostro Paese con solo sette dollari. Gli altri criticano: “Lo Swami è arrivato qui senza soldi e adesso è così opulento”; loro prendono in considerazione l’altro lato della faccenda. Ma la cosa è che di certo sono stato beneficiato. Ho lasciato la mia casa, i miei figli e tutto. Sono venuto qui come un indigente, con sette dollari, cioè senza soldi, ma ora ho grandi proprietà, centinaia di figli. E non devo pensare al loro mantenimento; loro si prendono cura di me. Questo è il favore di Krishna. In principio sembra essere molto amaro. Quando ho preso sannyāsa, quando vivevo da solo, mi sentivo molto amareggiato. A volte pensavo: “Avrò fatto male ad accettare?” Quando pubblicavo ‘Ritorno a Krishna’, a Delhi, un giorno uno toro mi ha sbattuto giù facendomi cadere sul marciapiede e ho avuto lesioni gravi. Ero solo. Pensai: “Che cosa succede?”; Percui ho avuto giorni di grandi tribolazioni, ma è stato tutto voluto per un bene. Quindi non abbiate paura di avere tribolazioni. Vedete? Andate avanti. Krishna vi darà protezione. Questa è la promessa di Krishna nella Bhagavad-gita: kaunteya pratijānīhi na me bhaktaḥ praṇaśyati (BG 9.31), “Kaunteya, Mio caro figlio di Kunti, Arjuna, puoi dichiarare al mondo intero che i miei devoti non periranno mai. Puoi dichiararlo.” E perché chiede ad Arjuna di dichiararlo? Perché non lo dichiara Egli stesso? C’è un significato. Perché se è Lui a prometterlo ci sono casi in cui a volte Egli ha rotto la Sua promessa. Ma se la promessa è di un devoto, non verrà mai rotta. Krishna darà protezione; per questo dice al Suo devoto: Dichiaralo tu stesso”. Non vi è alcuna possibilità che venga infranta; Krishna è così gentile che a volte rompe la Sua promessa, ma se è il suo devoto a promettere, Egli considera molto attentamente che la promessa del Suo devoto non venga infranta. Questo è il favore di Krishna.

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