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Dec 032016
 

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Bhagavad-Gita 2.20 — Hyderabad, 25 novembre 1972

Se penso che io sono questo cappotto, questa è la mia ignoranza. Ed è ciò che sta accadendo. Il cosiddetto servizio all’umanità viene inteso come lavare il cappotto. Proprio come se avete fame e io lavo il vostro cappotto molto bene con il sapone, sarete soddisfatti? No. Non è possibile. Per questo ognuno di noi è spiritualmente affamato. Cosa otterranno queste persone lavando la giacca e la camicia? Non ci può essere alcuna pace. Questo presunto servizio umanitario intende che stanno lavando questo vāsāṁsi jīrṇāni, tutto quà. E morte significa, è spiegato molto bene, che quando il tuo vestito, o il mio vestito, diventa troppo vecchio, lo si cambia. Analogamente, nascita e morte significa cambiare il vestito. E’ spiegato molto chiaramente: vāsāṁsi jīrṇāni yathā vihāya (BG 2.22). Jīrṇāni, vecchio vestito, abito vecchio; lo gettiamo via e prendiamo un altro vestito nuovo, un nuovo abito: vāsāṁsi jīrṇāni yathā vihāya navāni gṛhṇāti, un nuovo indumento. Allo stesso modo, io sono vecchio, quindi, se non vengo liberato, se ho tanti progetti da compiere in questo mondo materiale, allora dovrò accettare un altro corpo. Ma se non si hanno più progetti ciò viene definito niṣkiñcana. niṣkiñcanasya bhagavad-bhajanonmukhasya (Śrī Caitanya-candrodaya-nāṭaka 8.23) Caitanya Mahāprabhu dice: niṣkiñcana; si deve essere completamente liberi, libertà completa da questo mondo materiale. Uno dovrebbe essere disgustato e allora vi è la possibilità di essere trasferiti nel mondo spirituale.

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