May 312017
 

Srimad Bhagavatan 01.08.23 – Mayapur

Qui è espressamente menzionata una cosa: muhur vipad-gaṇāt (SB 1.8.23). Muhuḥ significa ventiquattro ore, o sempre, quasi 24 ore, muhuḥ. Muhuḥ significa “ancora e ancora, ancora e ancora”; vipat significa “pericolo”; e gaṇa significa “molti”, non un tipo di pericolo, ma diversi tipi di pericolo. Quindi: muhur vipad-gaṇāt; chi sta soffrendo? Ora, Kuntī. E chi altri sta soffrendo? Ora, Devakī. Devakī è la madre di Krishna, e Kuntī è la zia di Krishna. Entrambe non sono donne comuni. Diventare madre di Krishna o diventare zia di Krishna non è cosa comune; richiede molte, molte vite di tapasya; dopo, si può diventare madre di Krishna. Loro soffrirono anche muhur vipad-gaṇāt, sempre vipat. Sebbene Krishna fosse per loro una personalità facilmente accessibile, tuttavia… Devakī diede nascita a Krishna, ma il pericolo era così orribile che lei non poté tenersi il figlio, dovette essere immediatamente trasferito. Guardate quanto vipat, quanto vipat. La madre di Krishna non poté tenere suo figlio in grembo; ogni madre lo vuole ma, poiché c’era Kaṁsa khalena (SB 1.8.23), non potè tenerlo. Krishna era in costante compagna dei Pāṇḍava; ovunque fossero i Pāṇḍava, Krishna era lì. Draupadī è in pericolo. Era stata spogliata dai Kuru, Duryodhana, Duḥśāsana; e Krishna le fornì stoffa. Essere spogliata in un’assemblea di tanti uomini, per una donna, è il pericolo maggiore. E’ il più grande pericolo, e Krishna la salvò. Allo stesso modo fu salvata Kuntī, i pericoli saranno descritti nei versi successivi. Lei dice: vimocitāhaṁ ca sahātmajā vibho (SB 1.8.23): “Sono stata liberata da così tante situazioni pericolose, non solo me stessa, ma insieme con i miei figli.”

Infatti anche Kuntī o Devakī, così intimamente unite a Krishna, hanno dovuto affrontare tanti pericoli; che dire degli altri? Che dire di altri, di noi stessi? Quindi, quando siamo in pericolo, non dobbiamo scoraggiarci. Dovremmo prendere coraggio considerando che anche Kuntī, Vasudeva e Devakī furono in pericolo sebbene fossero molto, molto intimamente uniti a Krishna. Quindi non dobbiamo essere disturbati dai pericoli di questo mondo materiale. Se siamo davvero coscienti di Krishna dobbiamo affrontare il pericolo e dipendere da Krishna. Avaśya rakhibe Krishna viśvāsa Palana ( Bhaktivinoda Ṭhākura). Questa si chiama resa, “Io posso essere in pericolo ma Krishna, poiché mi sono arreso a Lui, mi deve salvare.” Mantenere questa fede. Senza essere disturbati quando si è in pericolo, perché questo mondo è tale che padaṁ padaṁ vipadām (SB 10.14.58), ad ogni passo vi è pericolo. Proprio come camminando per la strada improvvisamente ci si punge con una spina; e la puntura di quella spina può diventare una bolla, che può diventare pericolosa. Quindi, anche camminando per la strada, parlando per la strada, mangiando… In inglese si dice: “Ci sono molti pericoli tra il calice e le labbra.”

Si dovrebbe sempre ricordare quindi che questo mondo materiale è semplicemente pieno di pericoli. Se pensate: “Siamo molto sicuri, siamo molto esperti; abbiamo reso questo mondo molto felice”, allora sei il numero uno degli sciocchi. Padaṁ padaṁ yad vipadām (SB 10.14.58). Ma se si prende rifugio in Krishna, questi pericoli non sono nulla. Come Kuntī dirà: vimocita; vimocita significa liberati dal pericolo; ahaṁ, sahātmajā: “Insieme ai miei…”

Quindi questo è lo studio di Krishna, che se si diventa coscienti di Krishna, sinceri servitori di Krishna, non siate agitati dalla condizione pericolosa di questo mondo materiale. Dipendete semplicemente da Krishna, ed Egli vi salverà.

Grazie mille.

This post has already been read 90 times

Sorry, the comment form is closed at this time.