Apr 212017
 

Srimad Bhagavatan 7.6.2 — Toronto, 18 giugno 1976

Nel kṛte, significa nel Satya-yuga, quando la gente era abituata a vivere per un centinaio di migliaia di anni, in quel periodo era possibile. Proprio come Valmiki Muni: meditò per sessanta mila anni. In realtà questa meditazione, -dhyāna, dharana, pranayama, pratyahara…- il metodo dello yoga, è raccomandato negli śāstra, c’è anche nella Bhagavad-gītā, ma in questa epoca non è possibile. Anche Arjuna lo rifiutò. “Krishna, mi stai raccomandando di sottostare alle procedure yoga, ma questo non è possibile”, tasyāhaṁ nigrahaṁ manye vāyor iva suduṣkaram (BG 6.34). “Non è possibile.” Ma Arjuna era un puro devoto, pensava sempre a Krishna. Non aveva altra occupazione. Pertanto Krishna, per incoraggiare Arjuna, ha detto: “Non essere scoraggiato solo perché stai pensando che sei inadatto a meditare sul Signore Viṣṇu. Non essere deluso. Lo yogī di prima classe… Tu sei un yogī di prima classe”. Perché? Perché:
yoginām api sarveṣāṁ
mad-gatenāntarātmanā
śraddhāvān bhajate yo māṁ
sa me yuktatamo mataḥ
(BG 6.47)
Chiunque stia pensando sempre a Krishna nel cuore, lui è uno yogī di prima classe. Pertanto: kalau tad dhari-kīrtanāt (SB 12.3.52), questo è il metodo yoga di prima classe. In questa Era Caitanya Mahāprabhu raccomanda, come raccomandano anche gli śāstra: harer nāma harer nāma harer nāma eva kevalam kalau nāsty eva nāsty eva nāsty eva (CC Adi 17.21).
Quindi dobbiamo seguire l’ingiunzione degli śāstra. Non possiamo creare dei nostri modi per avanzare spiritualmente. Questo non è possibile.
yaḥ śāstra-vidhim utsṛjya
vartate kāma-kārataḥ
na sa siddhim avāpnoti
na sukhaṁ na parāṁ gatim
(BG 16.23)
Chi trasgredisce i principi regolatori raccomandati negli śāstra, śāstra-vidhi, yaḥ śāstra-vidhim utsṛjya, trascurando la śāstra-vidhi, vartate kāma-kārataḥ, agisce a capriccio, na siddhiṁ sa avāpnoti, non otterrà mai il successo. Non avrà mai successo. Na siddhiṁ na parāṁ gati: né alcuna salvezza. Na siddhim, na sukham: nemmeno qualsiasi felicità materiale. Dobbiamo accettare quindi la śāstra vidhi. La śāstra vidhi così com’ è. Negli śāstra si dice, l’ho già citato, kalau tad dhari-kīrtanāt.
kṛte yad dhyāyato viṣṇuṁ
tretāyāṁ yajato makhaiḥ
dvāpare paricaryāyāṁ
kalau tad dhari-kīrtanāt
(SB 12.3.52)
In questa Era la śāstra-vidhi è l’hari-kīrtana; più cantate il mahā-mantra Hare Kṛṣṇa, tanto più diventate perfetti. Questa è śāstra-vidhi. E Caitanya Mahāprabhu l’ha confermato. Sādhu-śāstra-guru-vākya. Dobbiamo stabilire prima di tutto qual è l’ingiunzione degli śāstra. Poi ciò che i sādhu, coloro che sono devoti, stanno facendo. Quello che stanno facendo. Sādhu, śāstra, e guru. E ciò che il guru richiede. Dobbiamo seguire questi tre principi. Sādhu-guru-śāstra-vākya tīnete koriyā aikya. Chi è sādhu? Chi rispetta l’ingiunzione degli śāstra. E il guru? Guru significa che anch’egli rispetta l’ingiunzione degli śāstra. Allora lui è il guru, è sādhu. E’ un sādhu. E se uno, śāstra vidhim, yaḥ śāstra-vidhim utsṛjya, abbandona la śāstra-vidhi, allora che questione c’è di guru e sādhu? Na siddhim, lui non è siddha; non ha raggiunto la perfezione poiché ha respinto i principi degli śāstra. Quindi è falso. Dobbiamo provare così, chi è il guru.

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