Nov 062016
 

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Bhagavad-Gita 2.62-72 — Los Angeles, 19 dicembre 1968

Siamo stati legati da qualche falsa bellezza illusoria di questo mondo. Un miraggio. L’esempio esatto è il miraggio. Cosa è un miraggio? Il riflesso della luce del sole sul deserto appare come acqua. Dove è l’acqua lì? Non c’è acqua. L’animale assetato insegue il miraggio: “Oh, ecco l’acqua. Sarò soddisfatto.” Allo stesso modo, per bramosia rincorriamo un miraggio. Non c’è pace, non c’è felicità. Per qusto dobbiamo convergere la nostra attenzione verso Dio invece di rincorrere questo miraggio. Basta rivolgersi verso Dio, verso Krishna. Questa è la nostra propaganda. Non distoglietevi. Non coinvolgete i vostri sensi nella bellezza materiale illusoria. Rivolgete solamente i vostri sensi a Krishna, la vera bellezza. Questa è coscienza di Krishna. Continua.
Tamāla Kṛṣṇa: “Una volta Śiva era in profonda meditazione, ma quando la bella fanciulla Pārvatī lo turbò per il piacere dei sensi, egli accettò la proposta e di conseguenza nacque Kārttikeya.”
Prabhupāda: Oh, ecco Kārttikeya qui presente. Hare Krishna. Continua.
Tamāla Kṛṣṇa: “Quando Haridāsa Ṭhākura era un giovane devoto del Signore fu sedotto allo stesso modo dall’incarnazione di Māyādevī.”
Prabhupāda: Qui sta la differenza. Śiva è il più grande degli esseri celesti. Anche lui fu sedotto da Pārvatī, e come risultato di tale attrazione nacque quel ragazzo, Kārttikeya. Quella fu una cospirazione degli esseri celesti; senza un figlio nato dal seme di Śiva era impossibile vincere i demoni. Così Kārttikeya è considerato il comandante in capo degli esseri celesti. Ma qui c’è un esempio diverso: Haridāsa Ṭhākura. Haridāsa Ṭhākura era un giovane ragazzo di circa 20, 24 anni, e cantava Hare Krishna. Il padrone di quel villaggio era molto invidioso di Haridāsa Ṭhākura. Cospirò ingaggiando una prostituta per provocarlo. La prostituta acconsentì e nel cuore della notte, con un vestito molto bello -lei era giovane-, cercò di sedurre Haridāsa Ṭhākura. Ma lui non ne fu affascinato. Questa è la differenza. Anche una persona ordinaria cosciente di Krishna che non sia al livello di Śiva o Brahmā non è mai conquistata da māyā. Ma chi non è pienamente in coscienza di Krishna, che sia Śiva o Brahmā, sarà conquistato da māyā, che dire degli altri. Questa è la condizione. Continua.
Tamāla Kṛṣṇa: “Quando Haridāsa Ṭhākura era un giovane devoto del Signore fu sedotto allo stesso modo dall’incarnazione di Māyādevī, ma Haridāsa superò facilmente la prova per la sua devozione pura a Krishna. Un devoto sincero del Signore impara a detestare tutto il piacere dei sensi materiale a causa del suo gusto superiore per il godimento spirituale nell’associazione col Signore. Questo è il segreto del successo.”

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