Nov 122016
 

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Bhagavad-Gita 2.62-72 — Los Angeles, 19 dicembre 1968

Tamāla Kṛṣṇa: Verso 67: “Come una barca sull’acqua è spazzata via da un vento impetuoso, così anche uno dei sensi su cui la mente si fissa può portare via l’intelligenza dell’uomo.”
Prabhupāda: Sì. Supponiamo voi siate sull’Oceano Pacifico su di una barca, su un sedile conforevole; siccome non avete capacità di controllo un’onda di quell’Oceano Pacifico può immediatamente portarvi in fondo del mare. Quindi questo è richiesto. Siamo nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico di questo mondo māyika; saṁsāra-samudra. Viene chiamato samudra. In qualsiasi momento la nostra barca può capovolgersi se non abbiamo alcun potere di controllo. Sì.
Tamāla Kṛṣṇa: 68. “Perciò, o tu dalle possenti braccia [Arjuna], colui che controlla i sensi dai loro oggetti ha certamente l’intelligenza salda.”
Prabhupāda: Sì. Colui i cui sensi sono controllati. Questa vita umana è intesa per controllare i sensi. tapaḥ; ciò viene definito tapasya, austerità. Supponiamo che io sia abituato a un certo tipo di gratificazione dei sensi ed ora aderisco alla coscienza di Krishna. Il mio maestro spirituale, o le Scritture, dicono: “Non fare questo.” Quindi, in principio, posso provare qualche inconveniente, ma se lo potete tollerare, allora è tapasya. Quello è il tapasya. tapasya significa ‘provo qualche disagio fisico, ma lo tollero’. Ciò è definito tapasya. E questa forma di vita umana è fatta per quel tapasya. Non è che siccome i miei sensi chiedono questa soddisfazione io immediatamente gliela offrirò. No. Formerò me stesso in modo tale che se i miei sensi dovessero chiedere: “Mio caro signore, procurami quest’opportunità”. Io dirò: “No. Non la puoi avere.” Questo si chiama gosvāmī o svāmī. Al momento presente abbiamo fatto i nostri svāmī, o maestri dei sensi, e quando effettivamente diventerete maestri dei sensi allora sarete svāmī o gosvāmī. Questo è il significato di svāmī e gosvāmī. Non è il vestito; è uno che ha il potere di controllo, uno che non è soggetto al dettame dei sensi, colui che non è servo dei sensi. La mia lingua suggerisce: “Per favore, portami in quel ristorante a mangiare steaks (bistecche ).” Cosa sarebbe questa steak?
Devoto: Steak, la bistecca.
Prabhupāda: Steak? Com’è che si scrive?
Devoto: S-t-e-a-k.
Prabhupāda: In ogni caso… O del pollo fritto. Sì. Percui la lingua me lo impone, ma se potete controllare la lingua: “No, ti darò palline dolci. Non si va lì “. Allora si diventa maestro dei sensi. Vedete? Gli altri stanno cercando solo di ‘non andare lì’; ciò è impossibile. La lingua deve avere qualcosa di gradevole altrimenti non è possibile, è artificiale. Se date alla lingua qualcosa di migliore di questo pollo fritto o bistecca o questo o quello, si fermerà. Questa è la condotta. La nostra condotta è questa. Possiamo dargli quel… com’è chiamato? Fomaggio fritto col riso. E’ così buono che dimenticheranno di mangiare carne. Quindi questa è la condotta cosciente di Krishna. Tutti i sensi dovrebbero essere soddisfatti da qualcosa, non essere fermati artificialmente; non è possibile. Questo non è possibile. Altri cercano semplicemente di interrompere in modo artificiale la funzione dei sensi. No, non è possibile.

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