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Sep 272016
 

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Lettura — Seattle, 7 ottobre 1968

Noi non possiamo diventare il Supremo. Almeno nella letteratura Vedica autorizzata, non troviamo che un essere vivente possa diventare potente come Dio. No. Non è possibile. Dio è grande. Lui è sempre grande. Anche se si è liberati dalle grinfie della materia, tuttavia Lui è grande. Perciò questo verso, govindam ādi-puruṣaṁ tam ahaṁ bhajāmi. Il nostro rapporto eterno con Dio è adorarazione per Lui, o servizio. Tale servizio è molto piacevole. Non consideratelo… Appena si parla di servizio, possiamo pensare: “Oh, qui c’è da soffrire proponendoci per servire.” Proprio come l’altra sera un ragazzo ha chiesto: “Perché dovremmo inchinarci?” Non so se sia qui presente. Inchinarsi ed arrendersi a qualcuno non è sbagliato, ma siccome siamo in una situazione diversa, arrendersi ad altri è molto scomodo. Proprio come nessuno vuole dipendere da un’altra nazione, nessuno vuole essere dipendente da altre persone. Tutti vogliono essere indipendenti, perché questo mondo materiale è il riflesso distorto del mondo spirituale. Ma nel mondo spirituale più ti arrendi, più sei servitore, più sei felice. Siete felici. Ma non abbiamo tale comprensione in questo momento, non abbiamo idee spirituali, nessuna realizzazione spirituale; pertanto rabbrividiamo non appena sentiamo che dobbiamo diventare servitori di Dio. Ma non c’è da rabbrividire, è molto piacevole diventare servitori di Dio. Guardate quanti riformatori sono venuti; hanno servito la missione di Dio, e tuttora sono adorati. Quindi, diventare servo di Dio, servitore di Dio, non è una cosa così insignificante. E’ la cosa più importante. govindam ādi-puruṣaṁ tam ahaṁ bhajāmi. Ma non lo accettiamo. Prima di tutto cerchiamo di capire. Perciò il Vedānta-sūtra dice: athāto brahma jijñāsā, “Cerca di capire che cosa è il Brahman”. (Perché questo suono?) Cercate di capire che cosa è il Brahman e cercate di capirne la vostra relazione. E poi, quando vi arrendete realmente, prcepirete la vostra beata vita eterna, piena di conoscenza.
E ciò è molto ben spiegato negli ‘Insegnamenti di Sri Caitanya’. Anche nella Bhagavad-gītā c’è lo stesso insegnamento. Abbiamo due libri già pubblicati, uno, ‘la Bhagavad-gītā così com’è’, e un altro libro, gli ‘Insegnamenti di Sri Caitanya’. La Bhagavad-gītā insegna il procedimento per arrendersi. sarva-dharmān parityajya mām ekaṁ śaraṇaṁ vraja (BG 18.66): “Arrenditi a Me», dice il Signore. E l’insegnamento del Signore Caitanya Mahāprabhu è di come arrendersi. Perché siamo stati abituati, nella nostra vita condizionata presente, a ribellarci alla resa. Ci sono così tanti partiti, così tanti “ismi” che il principio fondamentale è: “Perché dovrei arrendermi?” Questa è la malattia principale. Qualunque partito politico. Proprio come il partito comunista… La loro rivolta è contro l’autorità superiore che chiamano ‘capitalisti’. “Perché noi dovremmo…?” Ovunque la stessa cosa:”Perché devo arrendermi?” Ma dobbiamo arrenderci. Questa è la nostra posizione costituzionale. Se non mi arrendo a qualche persona in particolare, o a un particolare governo, o una particolare comunità o società o qualcosa del genere, comunque alla fine io mi arrendo. Mi arrendo alle leggi della natura. Non c’è indipendenza. Devo arrendermi. Quando c’è la chiamata delle mani crudeli della morte, immediatamente mi devo arrendere. Così tante cose. Quindi dovremmo capire; e questo è il brahma-jijñāsā: “Perché ci si deve arrendere?” Se non mi piace arrendermi, comunque sono costretto ad arrendermi. Anche per lo Stato; se non intendo rispettare le leggi dello stato lo Stato mi obbliga alla resa con le forze di polizia, con la forza militare, con tante cose. Allo stesso modo, io non voglio morire, ma la morte mi costringe alla resa. Io non voglio diventare vecchio, ma la natura mi costringe a diventare vecchio. Non voglio nessuna malattia, ma la natura mi costringe ad accettare qualche tipo di malattia. Quindi, questo processo di resa cè. Ora dobbiamo capire perché sia ​​così. Ciò significa che la mia posizione costituzionale è quella di arrendermi, ma l’attuale difficoltà è che mi sto arrendendo alla persona sbagliata. Quando si capisce che dovrei arrendermi al Signore Supremo, allora la mia posizione costituzionale si ravviva. Questa è la mia libertà.

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