Jun 302017
 

Mi hanno trattata male – seconda risposta di Manonatha Dasa

da Manonatha Dasa » dom gen 01, 2017, 4:33 pm

DOMANDA

hare krsna manonatha dasa!
pamho, agtsp,
ho pensato di avere degli ostacoli
sul servizio di devozione. un giorno mentre
pulivo una persona è entrata e mi ha trattata male,
poi un’altra volta durante il servizio ho avuto un incidente
alla testa.
la mia domanda è: come superare gli ostacoli nel
servizio di devozione.

hare krsna
grazie
bhaktin aruni

***

RISPOSTA

Cara Bhaktin Aruni,
Accetta i miei rispettosi omaggi. Tutte le glorie a Srila Prabhupada.

La Bhakti, il metodo di realizzazione spirituale che si basa sulla devozione a Radha e Krishna, e’ una scienza e come tale va studiata e praticata.

Leggiamo sui libri che e’ cosi importante sviluppare alcune qualita’ fondamentali per poter cantare puramente il mantra Hare Krishna, come una mentalita di umilta’, tolleranza, non credersi di essere importanti e che meritiamo rispetto. Se ci si pensa sopra un po’ si capisce bene perche e’ cosi’ importante.

Ora, visto che e’ difficile realizzare principi di devozionale solo con lo studio, la pratica e’ importante. Cosi’ e’ Krishna stesso, o il Guru, o i Vaisnava, che ci danno opportunita’ di sviluppare quelle qualita’.
Ad esempio entra qualcuno, non ci tratta bene, e in quel momento abbiamo una opportunita’ di ricordare le istruzioni delle scritture e sforzarsi di viverle, di farle nostre, di realizzarle in modo pieno. Se lo facciamo avanziamo spiritualmente. Se invece apriamo la porta al nostro ego, rimaniamo dove stiamo.

Tutti questi incidenti vanno visti come una misericordia, una opportunita’ da non perdere.

Si superano attraverso lo studio, il ricordo di cio’ che si e’ studiato e lo sforzo di applicarle.

Tuo servitore
Manonatha Dasa (ACBSP)

* Manonatha Dasa (ACBSP)

Fabien

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Re: Mi hanno trattata male

da Fabien » lun gen 23, 2017, 8:43 am

Hare Krishna Manonatha Dasa, il tema di Bhaktin Aruni ha fatto sorgere delle domande spontanee nella mia mente, cioè: Quando sorgono degli ostacoli lungo il nostro servizio devozionale non è forse sufficiente pregare Krishna di liberarcene? Tuttavia se gli stessi ostacoli sono opportunità per avanzare nel servizio devozionale perché pregare Krishna per chiedergli di liberarci da essi? Lo scopo degli ostacoli è quello di farci avanzare lungo il percorso del servizio devozionale, ma a volte sembra che questi ostacoli siano un impedimento. Ad esempio io vivo lontano da un tempio di Krishna e come hai detto tu è un grande ostacolo ma non insormontabile perché posso tenermi in contatto con i devoti grazie ad internet. Visto da una certa prospettiva il fatto che io abiti lontano da un tempio di Krishna ma che sia a conoscenza e stia cercando di progredire sul percorso del servizio devozionale può essere visto come una benedizione perché può risvegliarsi in me il sentimento della separazione (non trovo un termine migliore) da Krishna e dai suoi devoti. Dunque un probabile ostacolo si “trasforma” in una benedizione. Sfortunatamente o per grande misericordia di Krishna alcuni devoti sono messi in condizioni veramente difficili e pericolose per il corpo o la coscienza. Per quanto riguarda il livello fisico ci possono essere impedimenti come ad esempio parenti, amici o insegnanti che non permettono al devoto, avanzato o neofita che sia di servire Krishna col corpo e con la mente. Al livello della coscienza il più grande pericolo di cui parla Krishna è la filosofia mayavadi che spero nessuno ne venga mai in contatto, eppure certe volte accade che le persone ignare della natura di Krishna ne siano attratte come le falene dalla luce del fuoco. Così come le falene vengono bruciate anche il percorso verso la coscienza di Krishna lo è. Anche stando in un tempio le persone che hanno fissato la loro mente sulla filosofia mayavadi molto difficilmente ritornano sul percorso che porta alla coscienza di Krishna. La conclusione è che ci sono ostacoli e ostacoli (correggimi per favore se sbaglio Manonatha Dasa) che in fondo sono tutti un’ opportunità per rafforzare la propria coscienza di Krishna. La mia domanda è: come facciamo ad essere sempre umili e tolleranti nonostante le varie sollecitazioni interne ed esterne? Anche se alla fine dei conti le sollecitazioni partono da dentro perché ad esempio (capita) a volte ci facciamo male, qualche taglietto, si sbatte la testa…ecc. Ma se non ce ne accorgiamo non abbiamo la stessa reazione di quando ce ne accorgiamo. Quindi in conclusione la reazione parte sempre da dentro( anche qui correggimi se sbaglio). Quindi se avessimo un certo controllo, impossibile per una persona comune, saremmo sempre in pace, talmente in pace che non sapremmo cos’è la pace e cos’è l’agitazione, ma a quel punto come potremmo raggiungere la coscienza di Krishna se non c’è alcuno stimolo? Ogni cosa in questo mondo funziona grazie a qualcosa, qualunque macchina e sono macchine anche il corpo, i sensi, la mente, l’intelligenza e l’ego. L’anima è ciò grazie a cui la macchina chiamata corpo funziona e l’anima dipende dall’Anima Suprema. La mia domanda è: come si fa in questo mondo a risvegliare in sé la propria coscienza di Krishna e mantenersi fissi in essa?

Manonatha Dasa

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Re: Mi hanno trattata male

da Manonatha Dasa » mer gen 25, 2017, 3:07 pm

Caro Bhakta Fabien,
E’ molto tempo che sei in contatto con me e vedo con piacere che sei maturato molto. A meno che non pensi alla filosofia e non la stia praticando, almeno un poco, non puoi porre domande cosi’ intelligenti.Passo a rispondere.

Quando sorgono degli ostacoli lungo il nostro servizio devozionale non è forse sufficiente pregare Krishna di liberarcene? Tuttavia se gli stessi ostacoli sono opportunità per avanzare nel servizio devozionale perché pregare Krishna per chiedergli di liberarci da essi? Lo scopo degli ostacoli è quello di farci avanzare lungo il percorso del servizio devozionale, ma a volte sembra che questi ostacoli siano un impedimento.

L’atteggiamento che un devoto ha di fronte alle difficolta’ dipende da numerosi fattori.
Il devoto neofita ovviamente chiede a Krishna di liberarlo da queste limitazioni, come ad esempio la distanza da un tempio, dall’associazione di altri devoti, amici e parenti sfavorevoli e cosi’ via.
Lo chiede perche’ non e’ ancora spiritualmente forte abbastanza da capitalizzare le circostanze negative e anzi le subisce. E percio’ giustamente prega, “per favore, mio Signore, liberami da tutto cio’ che mi impedisce di avanzare nel cammino della pura devozione”.
Man mano che il devoto avanza, gradualmente, il servizio devozionale diviene un fatto solido e irrevocabile dentro di se’ e capisce che non esistono circostanze esterne che possano impedirgli di fare servizio devozionale.
Per esempio la distanza. Chi impedisce a un devoto che vive nella tua citta di fare servizio? Che forse non puo’ cantare Hare Krishna? Che forse non puo’ offrire il cibo a Krishna sull’altare? Che forse non puo’ predicare agli altri? Che forse Krishna pervade l’intero universo meno nella citta’ dove vivi?
E cosi’ il devoto avanzato e’ libero dall’ansieta’ perche’ realizza che non puo’ mancargli niente di cio’ che e’ piu’ importante nella sua vita.
Ci sono stati nella storia devoti che addirittura davano il benvenuto alle difficolta’, che le desideravano, perche’ queste erano una spezia alla sua vita, gli davano un impulso per nuove emozioni spirituali. Come ad esempio la Regina Kunti. Troviamo questa storia nello Srimad-Bhagavatam.

In definita le limitazioni e le difficolta’ sono relative al nostro stato di coscienza.
Dipendendo dal nostro nivello spirituale desideriamo che se ne vadano, o non ce ne importa nulla che ci siano, o addirittura senti che gli servono per nuovi e sempre variegati piaceri spirituali.

Al livello della coscienza il più grande pericolo di cui parla Krishna è la filosofia mayavadi che spero nessuno ne venga mai in contatto, eppure certe volte accade che le persone ignare della natura di Krishna ne siano attratte come le falene dalla luce del fuoco.
Così come le falene vengono bruciate anche il percorso verso la coscienza di Krishna lo è.
Anche stando in un tempio le persone che hanno fissato la loro mente sulla filosofia mayavadi molto difficilmente ritornano sul percorso che porta alla coscienza di Krishna.

La filosofia mayavada e’ ben piu’ presente nella vita di ogni giorno di quanto puoi pensare. Non e’ necessario essere un intellettuale della India iniziato nella Sankara Sampradaya per essere mayavada.
Tanto per farti un esempio, chi chiede favori a Dio per se stesso e’ un materialista ma inconsciamente anche un mayavadi perche’ pensa che il proprio beneficio corrisponde al beneficio divino. E cioe’, io e Dio siamo la stessa cosa. Se io sto bene anche Dio sta bene.

La mia domanda è: come facciamo ad essere sempre umili e tolleranti nonostante le varie sollecitazioni interne ed esterne?

Studio e pratica.
Come fare per avere muscoli? Vai in una palestra e sollevi i pesi giusti. C’e’ bisogno di tutti e due. Teoria e pratica.
Non puoi trovare la forza di tollerare senza lo studio della filosofia, e non puoi realizzare la filosofia senza la pratica.

Quindi se avessimo un certo controllo, impossibile per una persona comune, saremmo sempre in pace, talmente in pace che non sapremmo cos’è la pace e cos’è l’agitazione, ma a quel punto come potremmo raggiungere la coscienza di Krishna se non c’è alcuno stimolo?

La pace spirituale non e’ statica ma dinamica.
Per questo chi ha la pace spirituale trova sempre nuovi stimoli.
E’ un argomento complesso, ci ritorneremo.

La mia domanda è: come si fa in questo mondo a risvegliare in sé la propria coscienza di Krishna e mantenersi fissi in essa?

Studio e pratica.
Studia la filosofia nei dettagli e pratica la coscienza di Krishna cantando il mantra Hare Krishna, facendo servizio, offrendo il cibo a Krishna eccetera.

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