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Srimad Bhagavatan 1.5.9-11 — New Vrindaban, 6 giugno 1969

Così come c’é una distinzione fra corvi e cigni allo stesso modo c’é distinzione tra una persona cosciente di Krsna e una persona ordinaria. Le persone ordinarie sono paragonate ai corvi e le persone completamente coscienti di Krsna sono come i cigni e le anatre.
tad-vāg-visargo janatāgha-viplavo
yasmin prati-ślokam abaddhavaty api
nāmāny anantasya yaśo ‘ṅkitāni yat
śṛṇvanti gāyanti gṛṇanti sādhavaḥ
(SB 1.5.11)
Al contario…questo é un tipo di letteratura, molto ben scrıtta, metaforica, poetica e tutto, ma non c’é questione di glorificare il Signore. Viene paragonata a quegli stessi luoghi dove ai corvi piace andare. E in alternativa c’é un’altro tipo di letteratura, e qual é? tad-vāg-visargo janatāgha-viplavo yasmin prati-ślokam abaddhavaty api (SB 1.5.11). Una letteratura presentata alla gente, a un pubblico di lettori, la quale abbia anche errori grammaticali, se contiene glorificazione del Signore, puo creare una revoluzione. Può purificare l’intera società umana. Il mio Guru Mahārāja, quando selezionava articoli da pubblicare sul ‘The Harmonist’, se semplicemente vedeva che l’autore aveva scritto parecchie volte ‘Krishna’ o ‘Caitanya’, li accettava immediatamente: “Va bene, va molto bene” Per il fatto che che aveva pronunciato così tante volte “Krishna” e “Caitanya”, allora andava bene.
Allo stesso modo, se presentiamo il nostro ‘Ritorno a Krisna’, o qualsiasi altra letteratura in modo incompleto, non importa, poiché c’è la glorificaziıone del Signore. Ciò é raccomandato da Nārada. tad-vāg-visargo janatāgha-viplavaḥ. janatā agha. ‘agha’ significa attività peccaminose. se uno legge una riga di questa letteratura, anche se é presentata in un linguaggio incompleto ma se solo sente ‘Krishna’, allora le sue attività peccaminose, sono vinte immediatamente. janatāgha viplavaḥ. tad-vāg-visargo janatāgha-viplavo yasmin prati-ślokam abaddhavaty api nāmāny anantasya (SB 1.5.11) ‘ananta’ significa illimitato. Descrivendo il Suo nome, la Sua fama, la Sua gloria, le Sue qualita, nāmāny anantasya yaśo ‘ṅkitāni, se c’é una glorificazione, anche se presentata in un linguaggio incompleto, è comunque śṛṇvanti gāyanti gṛṇanti sādhavaḥ, Proprio come il mio Guru Mahārāja, sādhu, una persona santa, lo approvava immediatamente “Sì. E’ tutto a posto.” Va bene. Perché c’è glorificazione al Signore. Naturalmente, il grande pubblico non capirà. Ma questo è il criterio secondo Nārada. Se scrivete qualcosa, l’obiettivo dovrebbe essere semplicemente quello di glorificare il Supremo. Allora la vostra letteratura è pavitra, purificata. E per quanto bene, sia letteralmente o metaforicamente o poeticamente, scrivete una qualche letteratura che non ha nulla a che fare con Dio, o Krishna, quella è vāyasaṁ tīrtham. Quella è posto di piacere per i corvi.
Questa è la versione di Nārada Muni. Dovremmo prenderne nota di questo. Per il vaiṣṇava c’è una qualifica: poetico. Dovreste…tutti dovrebbero essere poetici. Ma quella poesia, quel linguaggio poetico, dovrebbe esserci semplicemente per glorificare il Signore.

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