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Bhagavad-Gita 2.19 — Londra, 25 agosto 1973

loke vyavāyāmiṣa-madya-sevā nityā hi jantor (SB 11.5.11): queste sono le propensioni. Vita materiale significa che ogni essere vivente ha queste propensioni. Ma devono venire limitate. pravṛttir eṣā bhūtānāṁ (Manu-saṁhitā). E’ l’istinto naturale, ma riuscire a fermarlo è una vostra eccellenza. Ciò si chiama tapasyā. tapasyā significa che ho naturalmente qualche propensione, ma che non è buona. Non va bene nel senso che, se continuiamo con tale propensione, allora dobbiamo accettare questo corpo materiale. Questa è la legge della natura. C’è un verso, pramattaḥ… Come si chiama? Ora lo sto dimenticando. “Ognuno è pazzo, pazzo per la gratificazione dei sensi. Na sādhu manye yata ātmano ‘yam asann api kleśada āsa dehaḥ (SB 5.5.4). Finché continueremo con questa propensione per il piacere dei sensi, dovrete accettare un corpo, ossia nascita e morte. A lungo. Pertanto, il procedimento dovrebbe essere: come azzerare tutte queste inclinazioni e non incrementarle. Questa è la perfezione. Nūnaṁ pramattaḥ kurute vikarma yad indriya-prītaya āpṛṇoti (SB 5.5.4). nunam, ahimè, certamente pramattaḥ, questi pazzi. Pazzi coloro che inseguono queste propensioni: vyavāyāmiṣa-madya-sevā, il sesso, l’intossicazione e il consumo di carne; sono tutti pazzi, pramattaḥ. nūnaṁ pramattaḥ kurute vikarma (SB 5.5.4), vikarma indica attività che sono proibite. Vediamo che per queste tre cose, āmiṣa madya-sevā, per la vita sessuale, per il consumo di carne e per il bere, le persone lavorano. Non solo lavorano, ma lavorano disonestamente. Come fare soldi, il mercato nero, il mercato bianco, questo, quello… solo per queste tre cose, āmiṣa-madya-sevā.
Pertanto: nūnaṁ pramattaḥ kurute vikarma yad indriya-prītaya āpṛṇoti (SB 5.5.4); Questo è l’insegnamento di Ṛṣabhadeva ai Suoi figli: “Miei cari figli, non lasciatevi ingannare. Questi sciocchi mascalzoni sono impazziti per queste cose: il consumo di carne, l’intossicazione e la vita sessuale”. na sādhu manye. Non è affatto buono. na sādhu manye. “Non lo permetto. Non dico che va bene. Non va bene affatto.” Na sādhu manye. —”Perché non va bene? Stiamo godendo della vita.” Sì, stai godendo ora, ma: yata ātmano ‘yam asann api kleśada āsa dehaḥ (SB 5.5.4), Finché continuerete con queste cose dovrete accettare un corpo; e quando si accetta il corpo deve esserci la nascita, ci deve essere la morte, ci deve essere la malattia, e ci deve essere la vecchiaia. Soffrirete. Soffrirete. Ma la vostra vera condizione è: na jāyate, voi non nascete; ma avete condizionato voi stessi a nascere. In realtà la vostra condizione è: nessuna nascita, vita eterna. Poiché Krishna è eterno, similmente, ognuno di noi è eterno; perché noi siamo parte integrante di Krishna. Stessa qualità.

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