Jul 292017
 

Lettura della Bhagavad Gita 02.13 — New York

Questa è la nostra posizione: non possiamo comprendere Kṛṣṇa con la nostra speculazione mentale, abbiamo i sensi limitati. Dobbiamo impegnarci – sevonmukhe jihvādau hi – a partire dalla jihvā, la lingua. La lingua può essere il peggior nemico e anche il più grande amico. Se consenti alla lingua di fare quello che vuole, fumare, bere, mangiare carne, questo e quello, allora è il tuo più grande nemico. Se puoi controllare la lingua allora puoi controllare tutti i sensi, automaticamente.

tā’ra madhye jihvā ati lobhamoy sudurmati
tā’ke jetā kaṭhina saṁsāre
kṛṣṇa baro doyāmoy koribāre jihvā jay
swa-prasād-anna dilo bhāi
sei annāmṛta pāo rādhā-kṛṣṇa-guṇa gāo
preme ḍāko caitanya-nitāi
(Bhaktivinoda Ṭhākura)

La lingua dev’essere sempre utilizzata per glorificare il Signore Supremo. Questa è l’attività che noi desideriamo per la lingua. Alla lingua non dovrebbe essere permesso di mangiare qualsiasi cosa tranne il Krsna-prasāda. Diventi liberato semplicemente controllando la lingua. Invece se consenti alla lingua di fare qualsiasi cosa allora tutto diviene molto difficile. L’educazione spirituale, come dice Kṛṣṇa, inizia quando comprendi di non essere questo corpo e che soddisfare i sensi non è l’attività principale. Se non sono questo corpo perché preoccuparmi di soddisfare solo lui? Corpo significa i sensi: questa è la prima istruzione.

Così karmis, jnanīs, yogīs cercano di soddisfare le esigenze del corpo. Il karmī fa direttamente ciò: mangia, beve e gode.” Questa è la sua filosofia. Il jnani cerca semplicemente di capire che non è questo corpo.” Neti neti neti neti: Questo non è questo, questo non è quello.” Gli yogīs cercano di controllare i sensi con l’esercizio fisico: haṭha-yoga. Per tutti il centro di attività è il corpo. La nostra filosofia comincia con questa premessa: “Tu non sei il corpo. Lo vedi?”. Quando, dopo aver esaminato la questione, lo comprenderanno capiranno la loro funzione. Dunque la nostra filosofia comincia con la comprensione di non essere questo corpo. Questa è l’istruzione di Kṛṣṇa. Abbiamo visto tanti, grandi politici e studiosi in India. Scrivono commenti sulla Bhagavad-gītā, ma non scrivono su questo concetto corporeo della vita. Abbiamo visto nel nostro paese il grande leader, Mahātmā Gandhi: la sua foto è nella Bhagavad-gītā. Ma cosa ha fatto in tutta la sua vita? Il suo concetto del corpo era: “Io sono indiano.”. Il nazionalismo significa un concetto della vita basato sul corpo: “Io sono indiano, americano, canadese.” Ma noi non siamo questo corpo. Non hanno questa conoscenza, sono assorti nel concetto corporeo della vita senza curarsi dell’autorità della Bhagavad-gītā. Basta procurarsi il divertimento. La Bhagavad-gītā insegna all’inizio “Tu non sei questo corpo, comprendi il concetto corporeo e poi capisci qual’è la tua posizione”. Ma loro come possono capire la Bhagavad-gītā? Se hanno la sensazione di appartenere a questa nazione, alla famiglia, alla comunità, al tale culto e a questa religione in loro resta il concetto di appartenenza corporea.

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