Oct 262016
 

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Londra, 21 agosto 1973

L’avvento di Krishna ci dà una lezione. Yadā yadā hi dharmasya glānir bhavati bhārata (BG 4.7). Krishna dice: “Mio caro Arjuna, Io vengo quando ci sono divergenze nel procedimento della vita religiosa”. Dharmasya glānir bhavati. E cos’è il dharma? La semplice definizione di dharma è dharmāṁ tu sākṣād bhagavat-praṇītam (SB 6.3.19). Questo è dharma: dharmāṁ tu sākṣād bhagavat-praṇītam. Ad esempio cosa si intende per legge? La legge è la parola data dallo Stato. Non si può fare la legge a casa. Questo non è possibile. Ogni qualvolta il governo ti dica “dovete agire in questo modo”; quella è la legge. Allo stesso modo, dharma è l’indicazione data da Dio. Questo è il dharma. Una definizione semplice. Voi create un dharma, io ho creato questo dharma, un altro uomo crea un altro dharma: questi non sono dharma. Pertanto la Bhagavad-gītā conclude: sarva-dharmān parityajya mām ekaṁ śaraṇaṁ (BG 18.66); questo è il dharma: arrendersi a Krishna. Qualsiasi altro dharma non è dharma. Altrimenti, perché Krishna chiede: sarva-dharmān parityajya, “Abbandonalo”? Egli ha detto: dharma-saṁsthāpanārthāya sambhavāmi yuge yuge, “Io vengo per stabilire i principi della religione.” E alla fine dice: sarva-dharmān parityajya. Ciò significa che i cosiddetti dharma che abbiamo fabbricato, dharma artificiali, non sono dharma; dharma significa ciò che è dato da Dio. Ma non abbiamo alcuna comprensione di ciò che è Dio e ciò che è la Sua parola. Questo è il difetto della civiltà moderna. L’ordine c’è, Dio c’è, ma non li vogliamo accettare. Dov’è la possibilità di pace? L’ordine c’è; Krishna, il Supremo, parla: bhagavān uvāca. Vyāsadeva scrive: bhagavān uvāca. Uno dovrebbe sapere chi è Bhagavān. Vyāsadeva avrebbe potuto scrivere kṛṣṇa uvāca. No. Lui dice, siccome uno può fraintendere Krishna, allora lui scrive in ogni strofa, in ogni verso: śrī bhagavān uvāca. Quindi Bhagavān esiste. Bhagavān sta parlando. Bhagavân è accettato da tutti gli ācārya. Rāmānujācārya, Madhvācārya, Viṣṇu Svāmī. E più tardi anche Sri Caitanya Mahāprabhu, anche Śaṅkarācārya; anch’egli accetta Krishna: sa bhagavān svayaṁ kṛṣṇa. Questo è il verdetto degli ācārya, sia recenti che del passato, Vyāsadeva, Nārada, Asita… tutti hanno accettato Krishna, la Persona Suprema. Arjuna, che ascoltò da Krishna, dopo aver compreso la Bhagavad-gītā disse: paraṁ brahma paraṁ dhāma pavitraṁ paramaṁ bhavān uruṣam ādyaṁ śāśvatam (BG 10.12).
Quindi lì c’è tutto. Soprattutto in India, abbiamo tanti vantaggi per comprendere Dio. E’ una cosa semplice, è tutto già pronto. Ma noi non l’accettiamo. Qual è quindi il rimedio per questa malattia? Stiamo cercando la pace, ma non vogliamo accettare nulla che ci dia realmente la pace. Questa è la nostra malattia. Quindi questo Movimento per la Coscienza di Krishna sta cercando di risvegliare la coscienza di Krishna assopita nel cuore di tutti. In caso contrario, come mai questi Europei e Americani, e di altre nazionalità, che quattro o cinque anni fa non hanno mai sentito parlare di Krishna, stanno prendendo la coscienza di Krishna così seriamente? La coscienza di Krishna è nel cuore di tutti; deve essere solo risvegliata. Ciò è descritto nella Caitanya-caritāmṛta:
nitya-siddha kṛṣṇa-bhakti ‘sādhya’ kabhu naya
śravaṇādi-śuddha-citte karaye udaya
(CC Madhya 22.107)
Viene risvegliata. L’amore per Krishna, la devozione per Krishna, è nel cuore di ognuno, ma l’abbiamo dimenticato. Quindi questo Movimento per la Coscienza di Krishna è pensato semplicemente per risvegliare la coscienza di Krishna; è il procedimento. Proprio come quando dormite; vi devo chiamare ad alta voce: “Signor tal dei tali, alzatevi! Avete da fare!” Nessun altro senso agirà mentre si dorme. Ma l’orecchio reagirà. Pertanto, in questa Era in cui le persone sono così cadute da non sentire nulla, se noi cantiamo questo mahā-mantra Hare Krishna saranno risvegliate alla coscienza di Krishna. E’ una cosa pratica.

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