May 172017
 

Bhagavad Gita 1.44 — Londra, 31 luglio 1973

Pradyumna: Traduzione: “Ahimè, com’è strano che ci stiamo preparando a commettere crimini così gravi, spinti dal desiderio di godere la felicità regale”.
Prabhupāda:
aho bata mahat-pāpaṁ
kartuṁ vyavasitā vayam
yad rājya-sukha-lobhena
hantuṁ svajanam udyatāḥ
(BG 1.44)
A volte Arjuna è accusato, e anche la Bhagavad-gītā viene accusata: “Vi è della violenza. C’è violenza, la Bhagavad-gītā è piena di violenza.” Sì, è piena di violenza. Il campo di battaglia. Ma qui, il Vaiṣṇava pensa… Arjuna pensa che è stato organizzato per la sua rājya-sukha. Yad rājya-sukha-lobhena. Lobhena. E’ stato organizzato per la soddisfazione di Arjuna, in modo che potesse godere del regno e della felicità conseguente. Ma in realtà, non era così. E’ stato organizzato da Krishna per la Sua soddisfazione, non per la soddisfazione di Arjuna. Questa è la differenza tra il lavoro ordinario e il servizio devozionale. Il servizio di devozione e il lavoro ordinario sembrano quasi uguali. Proprio come stiamo vivendo in questa casa. I vicini possono pensare: “Alcune persone vivono qui, cantano, ballano. Anche noi balliamo. Anche noi a volte cantiamo; e si mangia, come mangiano anche loro. Allora qual è la differenza?” Loro possono pensare: “Qual è la differenza tra il servizio di devozione e il lavoro ordinario?” Sembra quasi uguale. Perciò le persone fraintendono la Bhagavad-gītā con una guerra ordinaria, con la violenza. Ma non è così. E’ organizzata da Krishna per adempiere la Sua missione. La sua missione è: paritrāṇāya sādhūnāṁ vināśāya ca duṣkṛtam (BG 4.8). Questo è per la Sua soddisfazione; non la soddisfazione di Arjuna, non la soddisfazione di qualcuno. E’ il suo piano. Egli viene, Egli discende su questo pianeta, in questo universo, solo per stabilire il vero scopo della vita religiosa; e per uccidere, sconfiggere, coloro che si oppongono al vero scopo della vita umana. Questa è la Sua missione, due cose contemporaneamente: paritrāṇāya sādhūnāṁ vināśāya ca duṣkṛtam (BG 4.8).
Quindi svajanam.
aho bata mahat-pāpaṁ
kartuṁ vyavasitā vayam
yad rājya-sukha-lobhena
hantuṁ svajanam udyatāḥ
(BG 1.44)
Svajanam significa parenti. Parenti non significa, nel senso più alto, solo mio fratello o mia sorella o mio padre o mio zio. No. Svajanam significa tutti gli esseri viventi. Perché chi non ha la coscienza di Krishna, ma coscienza ordinaria, coscienza materiale, non può pensare in termini di svajanam. Non può pensare: “Tutti gli esseri viventi sono miei parenti”. In realtà, tutti sono nostri svajanam, perché se Dio è il padre, come sostiene Krishna, ahaṁ bīja-pradaḥ pitā, se Egli è il padre Supremo… Non solo Egli lo sostiene, ma anche qualsiasi sistema religioso eccellente; “Dio è il padre originale.” Questo è un dato di fatto. Ahaṁ sarvasya prabhavo mattaḥ sarvam pravartate (BG 10.8). Tutto proviene da Lui. Egli è il padre supremo. Quindi, se Krishna è il padre supremo, Lui è il padre di tutti. Sarva-yoniṣu kaunteya (BG 14.4). Tutte le forme di vita di tutte le specie di vita sono tutti nostri svajana, parenti. Come può non esserlo? Perché Krishna è il padre originale. Questa è coscienza di Krishna. Pertanto, un devoto di Krishna non vuole fare nemmeno un po’ di male a qualsiasi essere vivente. Questa è coscienza di Krishna.

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