Feb 252017
 

Srimad Bhagavatan 3.26.32 — Bombay, 9 gennaio 1975

Siccome sono un’anima spirituale, non ho nulla a che fare con questa atmosfera materiale. Asaṅgo ‘yaṁ puruṣaḥ. Questa anima spirituale non ne ha nulla a che fare. Ma a causa di diversi processi, il suo contatto materiale viene coltivato con questo corpo materiale, e ora siamo… Questo è l’incatenamento. Proprio come un pesce impigliato nella rete, noi esseri viventi siamo impigliati nella rete di costruzioni di questi elementi materiali. E’ una condizione molto difficile. Proprio come pesci catturati nella rete del pescatore, o māyā, allo stesso modo, ora siamo intrappolati nella rete creata dalla natura materiale. Prakṛteḥ kriyamāṇāni guṇaiḥ karmāṇi sarsarvaśaḥ (BG 3.27). Siccome ci associamo a un particolare tipo di influenza della natura materiale, allora ne rimaniamo impigliati. Come il pesce rimane impigliato, analogamente, anche noi siamo impigliati. Questo mondo materiale si suppone sia come un grande oceano, bhavārṇava. Arṇava significa oceano, e bhava indica la situazione in cui avviene la ripetizione di nascita e morte. Ciò viene definito bhavārṇava. Anādi karama-phale, paḍi’ bhavārṇava-jale (Bhaktivinoda Ṭhākura). Anādi karma-phale: “Prima della creazione avevo i risultati delle mie attività, e ora, in un modo o nell’altro, sono caduto in questo oceano di bhavārṇava, ripetizione di nascita e morte.” Come il pesce che essendo impigliato lotta per l’esistenza, cercando di uscire dalla rete… Lui non è tranquillo. Troverete che non appena viene preso nella rete, “Fut! Fut! Fut! Fut! Fut!” Vuole uscire. Questa è la nostra lotta per l’esistenza, e non sappiamo come uscirne.
E per uscire, c’è solo la misericordia di Krishna. Lui può fare tutto. Lui può tirarci fuori subito da questo incatenamento. Altrimenti, dov’è l’onnipotenza? Io non posso uscirne. Il pesce non può uscirne, ma, se il pescatore vuole, può farlo uscire immediatamente e buttarlo in acqua, e così torna alla vita. Allo stesso modo, se ci arrendiamo a Krishna, si può uscirne immediatamente. Ed Egli dice: ahaṁ tvāṁ sarva-pāpebhyo mokṣayiṣyāmi mā śucaḥ (BG 18.66). Semplicemente arrendi. Come il pescatore vede, “Fut! Fut! Fut!” ma se il pesce si arrende… Egli vuole arrendersi, ma non conosce la lingua. Pertanto rimane all’interno della rete. Ma se il pescatore vuole, può tirarlo fuori e gettarlo in acqua. Allo stesso modo, se ci arrendiamo a Krishna… Questa vita umana è fatta per questo processo di resa. In altre vite -come il pesce- non si può, ma io posso. Questa è la differenza tra la vita del pesce e la mia vita. Il pesce impigliato nella rete non ha potere, è condannato.

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