Nov 072016
 

L’aborto e la cultura Bhagavata

di Rupa Vilasa Das

Presentiamo in questo numero un argomento scottante e scomodo: l’aborto. L’aborto rappresenta una gravissima piaga sociale che affligge la comunita’ umana. Occorre che tutte le persone di buon senso facciano sentire la loro voce affinche’ la pratica dellíaborto possa finire. La cultura Bhagavata insegna attraverso i suoi postulati che líanima Ë contenuta nel nascituro sin dal momento del suo concepimento. Non Ë ammissibile pertanto che si possa togliere la vita ad un essere solo perchÈ non si puÚ difendere o perchÈ chi pratica líaborto non ha conoscenza delle pi˘ elementari nozioni attinenti la vita. In riferimento a questo tema molto importante, gi‡ dal numero precedente abbiamo introdotto il variegato mondo della famiglia. Argomenti come: la sessualit‡, la procreazione, la fecondazione artificiale, la pedofilia, il matrimonio e il divorzio saranno i prossimi temi trattati. Con questo ciclo di articoli intendiamo fornire un quadro completo sulla famiglia e sui valori che la regolano ed in particolar modo trasmettere la conoscenza, il rispetto e líamore per la vita.

Indra tenta di uccidere il figlio di Diti nel grembo (SB 6.18.62).

Líaborto Ë líinterruzione prematura di una gravidanza. Detta interruzione puÚ originarsi per cause naturali (aborto spontaneo) o avere per causa un artifizio (aborto procurato o interruzione volontaria della gravidanza). Mentre per il primo le cause sono da ricercarsi in un evento naturale, non causato da un intervento esterno (il periodo a maggior rischio Ë il primo trimestre), per il secondo esiste una vera e propria ingerenza esterna che ha come risultato líinterruzione dello sviluppo dellíembrione o del feto e della sua rimozione dallíutero della gestante. La pratica dellíaborto ìprocuratoî o ìinterrotto volontariamenteî usa mezzi subdoli per togliere la vita, come: líinduzione farmacologica (pillola) con la quale il feto si stacca chimicamente dallíutero senza che sia necessario intervenire in forma chirurgica sulla donna, lo svuotamento strumentale che Ë il sistema pi˘ usato e nel quale il feto viene aspirato lasciando líutero vuoto. Esso si divide a sua volta in: isterosuzione, dilatazione e revisione della cavit‡ uterina (D&R), dilatazione e svuotamento (D&S), isterotomia. Questíultima Ë la tecnica che consiste nellíasportazione del feto tramite taglio cesareo; la nascita parziale Ë il metodo pi˘ brutale in assoluto. Attraverso líuso di una pinza, si avvicina il piccolo cranio alla cervice e per permettere il passaggio dello stesso attraverso questo organo, lo si svuota aspirandolo con una canula.

Le conseguenze dellíaborto interrotto volontariamente sulla salute fisica della donna sono sempre serie. Esiste la reale possibilit‡ che per imperizia o per movimenti bruschi della paziente si verifichino perforazioni allíutero, alla vescica o allíaddome. Se uníaborto non viene eseguito bene, come conseguenza esso porta allo shock settico (organismo colpito da sepsi, infezione da germi per putrefazione) perchÈ non sono stati asportati tutti i residui dalla cavit‡ uterina. Detta infezione provoca líinfertilit‡ o addirittura la morte. Un aborto procurato innalza nella maggioranza dei casi il rischio di contrarre il cancro al seno, poichÈ líeliminazione dellíembrione interrompe nella donna la produzione di ormoni per il suo necessario sviluppo. Esistono poi rare eventualit‡ in cui la gravidanza in uno stato molto avanzato possa continuare (con relativa nascita del bambino), nonostante si sia praticato líaborto.

Alle implicazioni di carattere fisico si aggiungono poi le complicanze psicologiche che si manifestano in traumi e sensi di colpa, timori di eventuali conseguenze, incomprensioni, inadeguatezza, spaesamento ed elevato rischio di stress con gravi sofferenze emotive che possono durare anni. Per quanto riguarda líembrione (colui che in questo disumano processo mortale subisce il danno maggiore), Ë origine di una accesa controversia tra coloro che pensano che il feto possa esser dotato di anima (coscienza) e che conseguenzialmente egli provi dolore se maltrattato e coloro che danno per scontato il fatto che il feto non essendo provvisto della scintilla vitale spirituale e non avendo ancora del tutto formato le sue singole parti, non senta pena, predisponendosi a subire líaborto.

Per redimere questa stupida ed inutile polemica occorre partire dalle cellule riproduttive, maschili e femminili. Dalla fusione di due cellule sessuate (lo spermatozoo maschile e líovocita femminile, cellula riproduttiva femminile che viene rilasciata dallíovaio ogni 28 giorni e che contiene tutte le sostanze nutritive indispensabili per cominciare lo sviluppo dellíembrione) chiamate gameti, ha genesi uníunica cellula, chiamata zigote. Questíultima contiene i caratteri morfologici e funzionali di un nuovo essere umano. Lo zigote (la prima fase dello sviluppo dellíembrione) Ë appena pi˘ grossa di alcune cellule del corpo umano e percorre una delle tube di falloppio della donna arrivando sino allíutero. Lungo il percorso lo zigote si divide pur rimanendo unito. Passata una settimana le cellule divise formano una massa chiamata blastociti. Essa si impianta nellíutero cominciando a crescere di dimensioni (embrione).

Il periodo embrionale dura otto settimane. Durante la sua trasformazione líembrione non possiede ancora tutti gli organi dellíadulto e perciÚ subisce le fasi di accrescimento, morfogenesi e istogenesi. Dallíembrione (tra lí80∞ e il 90∞ giorno) si sviluppa il feto, che matura strutturalmente e funzionalmente fino al parto. La cultura Bhagavata insegna che prima del rapporto sessuale tra i coniugi líanima del futuro nascituro viene introdotta dalla natura materiale nel seme di un uomo scelto come suo padre per il karma espresso e durante tale rapporto la particella di seme maschile, con allíinterno líanima stessa, viene introdotta nellíutero della madre. Pertanto la coscienza (che Ë líenergia spirituale dellíanima), pervade il corpo del bambino senziente allíinterno dellíutero materno gi‡ nel momento del concepimento.

Il feto prova gioia e dolore, ascolta, impara, si muove, si alimenta, parla, piange e capisce. Sono numerosi i racconti nei quali la tradizione vedica descrive casi di bambini istruiti direttamente nellíutero materno da grandi saggi o dalla stessa genitrice e casi in cui il bambino vede la forma del Signore Supremo accanto a sË (1). Non cíË da stupirsi quindi se la cultura Bhagavata considera il feto uníessere umano in miniatura, uguale allíessere umano adulto. Líunica differenza si riscontra nelle sue misure ridotte che al momento non gli permettono di difendersi. Il feto ha gli stessi identici attributi di ogni individuo umano esistente sulla Terra comprese líanima e la coscienza.

Quindi, sia nella situazione in cui nel feto sussistono gravi malformazioni o vi sia pericolo per la madre, sia che líembrione possa avere avuto genesi da una violenza carnale, danneggiando fisicamente la madre, sia nel frangente in cui il marito preferisca un figlio maschio, anzichÈ una figlia femmina, poichÈ la societ‡ in cui vive Ë di stampo patriarcale ed imponga alla moglie di abortire, sia perchÈ molti esseri umani ritengono líembrione o il feto privo di anima e dunque un oggetto di cui sbarazzarsi, sia perchÈ considerato díintralcio nel caso di donne non sposate, e perciÚ non pi˘ appetibili per líuomo, che escogitano come unica via di fuga il gesto di buttare il loro ìprodottoî nella spazzatura, sia per quegli adolescenti che praticando sesso illecito si ritrovano con il frutto della loro attivit‡ e non sanno che farsene se non eliminarlo, sia per queste attivit‡ dellíuomo pocíanzi descritte, sia per altre non menzionate per motivi di spazio (ma ugualmente ritenute abominevoli), tutte sono considerate per la cultura Bhagavata pratiche inqualificabili, tanto Ë líorrore che suscitano.

Líaborto Ë praticato ormai in buona parte del mondo, lasciando alla donna la scelta di interrompere o preservare la vita organica di un essere. Il problema drammatico dellíaborto praticato volontariamente coinvolge perciÚ tutti gli strati della societ‡ e nessuno puÚ ritenersi escluso o rimanere insensibile di fronte a tale crudelt‡. La cultura Bhagavata condanna in tutti i sensi líaborto procurato, non volendo per questo eliminare la libert‡ di scelta, che ontologicamente appartiene ai coniugi ed in particolar modo alla donna. La libert‡ a cui fa riferimento la cultura Bhagavata ìË la libert‡ di donare altra libert‡î (quella di vivere) e non la libert‡ di eliminare la libert‡ (quella di togliere la vita). Il modo migliore di impiegare la propria vita consiste nel donare libert‡ (vita) manifestando opportunit‡ di libert‡ per realizzare sË stessi. La libert‡ Ë il presupposto grazie al quale tutti possono manifestare amore. Tutto procede dallíamore e tutto fa ritorno allíamore. Líuomo che non ìsceglieî la libert‡ non conosce líamore. Non vi Ë libert‡ senza amore, che ne Ë líapice ed il contenuto sostanziale (e viceversa).

Si puÚ dire che l‡ dove inizia la libert‡ inizia anche líamore e viceversa. In un rapporto
díamore vi Ë la libera scelta pertanto per maturare una consapevole e matura libert‡ líuomo Ë costretto ad amare. Come puÚ esistere la libert‡ se in un rapporto díamore tra madre e figlio si impone la morte fisica al pi˘ debole? Che tipo di libert‡ Ë mai questa, che consente di togliere la vita senza considerare la voglia di vivere del bambino? Donare ìopportunit‡ di libert‡î significa tenere conto anche delle esigenze altrui e non solo delle proprie. Abbiamo espresso questo chiarimento perchÈ sembra esista uníendemica sottovalutazione o sopravvalutazione (a seconda di come si affronta questo problema) della libert‡ e dellíamore in relazione al concepimento, allíembrione, al feto e alla vita in generale. La libert‡ non Ë anarchia, mancanza di regole, fare quello che uno vuole senza considerare sÈ stessi, gli altri, líambiente circostante e Dio e non Ë nemmeno caos o caso. Esistono variabili allíinterno di questo concetto cosÏ importanti e tutte ugualmente degne di nota perchÈ si possa correre il rischio di tralasciarne qualcheduna.

La libert‡ Ë un percorso in cui occorre (in modo cosciente) dire diversi sÏ alla libert‡, a ciÚ che Ë ìbuonoî e ìveroî. Essa pone líuomo di fronte alla ìsceltaî e alla ìrinunciaî, per renderlo forte e quindi aiutarlo ad autodeterminarsi. La scelta e la rinuncia si determinano nel momento in cui si ha la consapevolezza di decidere se realizzare il proprio iter vitale come oggetto o soggetto, scegliendo tra il condizionamento dei sensi o la libert‡ di poter fare a meno della gratificazione dei sensi. Scelta che in ultima analisi ha come suo punto pi˘ alto la decisione di scegliere o rinunciare agli altri (il prossimo) e a Dio. Questo Ë il vero concetto di libert‡. Decidere di togliere la vita organica ad un essere vivente (aborto) significa non avere compreso a fondo (etimologicamente, semanticamente e sostanzialmente) il concetto di libert‡. Essa fra líaltro a sua volta si inserisce in un contesto pi˘ vasto poichÈ chiama in causa altre leggi universali come: líamore, il valore, la preziosit‡, líunicit‡, la causa e líeffetto, il tempo (inteso come principio attivo di ogni cosa) etc.

Facendo una breve disamina e partendo dal concetto di valore per allargare la visione di ciÚ che Ë relazionato alla vita (e quindi contro la morte e líaborto) e per dare un senso compiuto a questo argomento possiamo aggiungere che tutto ciÚ che circonda líuomo Ë valore perchÈ creazione divina. In realt‡ non esiste nulla al di fuori del valore, anche se puÚ sembrare cosÏ. Se un ente esiste Ë perchÈ Ë valore. Il dharma (la natura e la funzione di ogni ente) Ë il valore intrinseco di ogni cosa. Tutto ha un suo modo di esistere in base al proprio valore. Ogni singolo valore valorizza il valore generale perchÈ se mancasse quel valore mancherebbe qualcosa di insostituibile. Il valore non puÚ essere sostituito, solo consapevolizzato. La consapevolezza valorizza il valore per quello che Ë, la non consapevolezza il contrario. CiÚ determina che il valore Ë piena consapevolezza, coscienza del valore stesso.

Quindi essere sempre consapevoli permette di cogliere continuamente il valore ovunque: in sÈ stessi, negli altri (nellíuomo in generale e persino nellíembrione e nel feto), nellíambiente circostante e in Dio (il Supremo Valore), il ricettacolo del Valore Originale. Il valore consapevole sceglie, non si fa scegliere; Ë azione, movimento, cammino, apprendimento, prima scelta; Ë vivere la propria vita da soggetto e non da oggetto (non buttandosi via); Ë il preludio della libert‡, della variet‡, dellíamore che sono qualit‡ paritetiche al valore. Senza la percezione del valore e dellíaspetto variegato di sÈ stessi in relazione a Dio, non esiste libert‡ e amore. La libert‡ e líamore sono il contenuto sostanziale líuna dellíaltro come spiegato poco fa. Il valore conduce allíunicit‡, allíindividualit‡, alla consapevolezza di essere diversi e per questo speciali. Ogni persona Ë speciale per Dio, perchÈ Egli in modo personale interagisce personalmente con ogni atomo della Sua creazione. Il valore Ë anche prezioso poichÈ deve essere preservato come una gemma di inestimabile pregio e va relazionato solo a coloro che lo ricercano con intenso desiderio perchÈ lo sanno riconoscere ed apprezzare.

Quindi il valore pervade ogni parte del nostro essere, Ë parte costituzionale e sostanziale della nostra persona ed essendo qualit‡ intrinseca ad ogni essere vivente deve essere preservato e custodito. Esso Ë prezioso. Questa Ë líattitudine giusta per custodire il valore e valorizzarlo continuamente, senza che esso perda di interesse. Quando una persona consapevolizza il proprio valore deve concentrarsi solo nel ricercare e nel dare opportunit‡ di valore. A sua volta la preziosit‡ porta allíunicit‡ in quanto ogni anima Ë differente dallíaltra, poichÈ eredita da Dio la qualit‡ della differenza. Non esiste essere vivente che sia uguale alla Verit‡ Assoluta, cosÏ come non esiste una persona uguale allíaltra. Questa qualit‡ rende líanima unica. Líunicit‡ Ë valore assoluto. Líunicit‡ Ë parte costituzionale dellíanima. Líunicit‡ esprime il proprio valore in relazione alle altre individualit‡ e a Dio. Pertanto ogni qualit‡ appartenente allíanima viene tradotta in termini pratici nelle leggi naturali sopra descritte, che servono a difendere e a preservare la vita organica, non ad attaccarla, ad offenderla e a toglierla.

Se líuomo esterna un cattivo comportamento, pensando che tutto sia al suo servizio e svaluta ciÚ che lo circonda, si predisporr‡ ad entrare in una dimensione di ìautomatismoî. Egli non calcoler‡ che ogni azione deve essere prima ponderata, centellinata e meritata prima di essere agita e che ogni pensiero non puÚ essere espresso senza obiettivi, senza programmazione perchÈ poi se ne dovranno subire le conseguenze; che non Ë possibile imitare gli altri esseri umani (specialmente quando questi vivono nellíagiatezza), poichÈ ognuno ha un suo dovere, ben preciso in funzione del karma acquisito (2); che non Ë importante quante cose líuomo faccia, ma come le fa (qualit‡); che non Ë necessario accumulare pi˘ del dovuto in quanto Dio provvede ad ogni singolo essere vivente in base alle sue necessit‡; che líuomo non Ë solo uníinsieme di tanti fattori meccanici ma una totalit‡ organizzata voluta nella sua essenza da una volont‡ superiore con uno scopo finalistico; in base a simili riflessioni, ciÚ che líessere umano sceglie (la strada da lui intrapresa), egli si riconoscer‡ nelle affermazioni di stampo negative o positive sopra riportate.

Le prime condurranno líuomo a non valutare con le dovute precauzioni la vita, attuando accorgimenti di ripiego (surrogati) per adattare alle sue esigenze ciÚ che lo circonda senza tanti scrupoli (aborto, pedofilia, divorzio, guerre, ricerca scientifica e altro), le seconde viceversa lo aiuteranno a soppesare la vita come un dono, ma soprattutto come in realt‡ essa Ë, trovandosi in ogni entit‡ vivente (pianta, animale, microrganismo, uomo) e ad agire di conseguenza. Quindi occorre ricordare a coloro che pensano che líembrione o il feto non sono dotati di anima che ogni considerazione in tal senso viene immediatamente smentita. Innanzitutto dalle valutazioni precedentemente argomentate e attinenti le qualit‡ dellíanima stessa e dalle leggi del
creato brevemente esposte, ma soprattutto dalla vivacit‡ e dalla dinamicit‡ con la quale la vita nel suo stadio iniziale manifesta i suoi effetti su un corpicino che inizialmente misura pochi centimetri, e poi successivamente, misura decine di centimetri con tutti gli attributi organici ben sviluppati e al loro posto. Solo uníintelligenza superiore (Dio) puÚ ìprogettareî in modo perfetto e armonico un tale avvenimento creativo.

Líaborto fatto volontariamente come pratica umana contravviene a tutte le leggi del creato e non puÚ essere in nessun caso minimamente tollerato. Per la cultura Bhagavata esso rientra in quei casi per cui il termine omicidio puÚ essere usato senza correre il rischio di essere fraintesi. Líaborto Ë una procedura introdotta dallíuomo che ha come scopo finale la soppressione della vita organica di un essere umano non ancora nato. Líaborto Ë líuccisione premeditata di questíultimo (inteso nella sua forma corporale) nella fase in cui la sua esistenza terrena si situa tra il concepimento e la nascita. Líaborto Ë una grave offesa alla vita organica nel suo inizio e una pesante aggressione alla societ‡, poichÈ da questa pratica (che riguarda il rapporto tra madre e figlio come essenza dello stesso amore naturale) ogni crimine nei confronti dellíuomo puÚ essere attuato eliminando alla radice il concetto di pace.
Líaborto giustifica ogni attivit‡ offensiva nei confronti della vita non ponendo pi˘ nessun tipo di ostacolo allíinarrestabile degrado cui Ë sottoposto líuomo.

Politici, antropologi, sociologi, scienziati si battono per ridurre la fame nel mondo, per eliminare la pena di morte, lo schiavismo, il razzismo, i massacri, le torture, le esecuzioni capitali e i genocidi ma poi non pongono veti alla pratica dellíaborto. Tanta ipocrisia nasce dalla lussuria, dalla immoralit‡ e liceit‡ dei costumi e dalla collera che occorre per ottenere tutto ciÚ. In nome di un progresso costruito sulla libera gratificazione dei sensi e che ha la possibilit‡ di mimetizzarsi (assumendo le velate sembianze di una cosa giusta), milioni e milioni di feti ogni anno in ogni parte del mondo vengono estratti con la forza da altrettanti uteri e gettati nella spazzatura. Un sistematico massacro ordito ai danni dei pi˘ deboli e indifesi. Come quasi a dimostrare che líuomo ha una innata predisposizione a perseguitare gli esseri pi˘ fragili o coloro che non sono in grado di prendersi cura di sÈ stessi.

La cultura Bhagavata ricorda che lo Srimad-Bhagavatam, unitamente alla Manu-samhita (testi canonici della tradizione Bhagavata) e rispettivamente scritti da Krishna Dvaipayana Vyasadeva (il maggior filosofo vedico) cinquemila anni fa, per quanto riguarda il primo, e da Manu (padre dellíumanit‡ e primo legislatore) tantissimo tempo fa, il secondo, affermano: ìLíuomo miserabile e crudele che assicura la propria esistenza a spese di quella altrui, nel suo stesso interesse dovrebbe essere condannato a morte. Altrimenti le sue azioni lo faranno sprofondareî (S.B. 1.7.37). In realt‡ esiste anche un altro modo di intendere la realt‡ divina per coloro che, avendo procurato líaborto, provano sentimenti di odio verso sÈ stessi e astio verso gli altri per il dolore attuato o per líaiuto non ricevuto. Sri Caitanya Ë misericordioso verso le persone che sanno essere misericordiose verso sÈ stesse e gli altri o si rendono conto di avere sbagliato. Tale misericordia Ë discendente e non arriva per caso, poichÈ essa precedentamente Ë stata riconosciuta e messa in atto.

La misericordia Ë un percorso (cosÏ come la libert‡) formato da diversi ìsÏî: alla tolleranza, allíumilt‡, al modo di convivere con gli altri in maniera non violenta etc. Pertanto occorre non disperare e riconoscere in Dio il Supremo Gentiluomo, Colui che Ë pronto a comprendere ogni azione umana, tanto pi˘ se attuata in un momento di debolezza. Viceversa, la Verit‡ Assoluta, Sri Krishna, come su accennato, non Ë disposta a soprassedere a reiterate attivit‡ abortive soprattutto se compiute per interressi materiali o per offendere la vita. CiÚ non Ë minimamente tollerato. La misericordia di Dio si manifesta solo ed esclusivamente se esiste un profondo pentimento, ma ciÚ non puÚ essere in nessun caso veicolo per compiere altre attivit‡ di questo genere.

PerciÚ coloro che sono coinvolti nellíattivit‡ illecita dellíaborto come i ministri o i legislatori che legalizzano tale pratica, i mariti che costringono le loro mogli ad abortire, le madri che pensano: ìLíutero appartiene solo a me!î, i familiari che istigano i genitori alla pratica dellíaborto, i medici che materialmente eseguono tale attivit‡, gli infermieri che aiutano i medici, gli scienziati che usano gli embrioni o i feti a scopo di ricerca, etc. hanno in percentuale la stessa grave colpa di essersi resi complici di un danno irreparabile e di un grave crimine perpetrato nei confronti di un essere indifeso. Per tale azione, i responsabili che precedentemente con tanta solerzia hanno eseguito detto compito, a loro volta nel momento in cui si reincarneranno, entreranno in un utero umano (per la legge di causa ed effetto) e subiranno la stessa identica sorte.

Bisogna a questo punto formulare una precisazione. Se un essere umano ancora non formato (embrione o feto) subisce (per cause apparentemente non conosciute) un aborto, in realt‡ Ë perchÈ egli non essendo esente dalla legge di causa ed effetto ha a suo tempo praticato líaborto in vite precedenti, con una forma umana gi‡ adulta, subendolo come conseguenza in questa vita. Ogni uomo in base alla ìlegge dellíazioneî, non puÚ essere considerato del tutto libero da peccato anche se si tratta di una giovanissima vita. Giovanissima vita che tra líaltro ha la possibilit‡ (come lo stesso Srimad-Bhagavatam insegna) di poter relazionare con Dio in un lungo dialogo che si svolge allíinterno dellíutero della madre. In modo cosciente il feto descrive la sua condizione miserevole, la sua genesi e il suo condizionamento culminato nella forma umana. Egli afferma: ìIo cerco rifugio ai piedi di loto di Dio, la Persona Suprema, che si manifesta in differenti forme eterne Ö Egli Ë il mio unico rifugio perchÈ soltanto Lui mi puÚ liberare da ogni paura Ö Io pura anima spirituale sono ora legata dalle mie attivit‡, imprigionata nel grembo di una madre Ö BenchÈ io sia di natura spirituale sono ora separato dal Signore Supremo perchÈ sono ricoperto di un corpo materiale costituito di cinque elementi, perciÚ le mie qualit‡ e i miei sensi sono male utilizzati Ö

Líessere individuale Ë sottoposto allíinfluenza della natura materiale e continua la sua dura lotta per líesistenza sulla via delle nascite e delle morti ripetute. Questa esistenza condizionata Ë dovuta allíoblio della relazione che lo unisce a Dio, la Persona Suprema; ÖEí Dio in persona e nessun altro che, nella forma di Paramatma ìlocalizzatoî, la Sua rappresentazione parziale, dirige sia gli esseri animati sia gli oggetti inanimati. Egli Ë presente nelle tre fasi del tempo, cioË il passato, il presente e il futuro. PerciÚ Ë sotto la Sua direzione che líanima condizionata si dedica a differenti attivit‡, e per potersi liberare dalle tre forme di sofferenza legata a questa esistenza condizionata deve abbandonarsi a Lui e a Lui soltantoÖî

Lo Srimad-Bhagavatam continua affermando: ìCaduta allíinterno del ventre di una madre … col corpo tormentato dal terribile calore emesso dal fuoco gastrico della madre, líanima incarnata, impaziente di lasciare la sua prigionia, conta i mesi e prega: ëO Signore, quando io, misera anima, sarÚ liberata da questa prigionia? Ö io possiedo un corpo che mi permette di controllare i sensi e di conoscere il mio destino Ö PerciÚ, o Signore, benchÈ mi trovi in una terribile condizione, non desidero lasciare il ventre di mia madre per non dover precipitare di nuovo nel pozzo oscuro dellíesistenza materiale. La tua energia esterna, detta devamaya, fa prigioniero il neonato fin dal suo primo apparire, e questi adotta subito una falsa identit‡ che segna líinizio del ciclo continuo di nascite e morti Ö PerciÚ, senza pi˘ lasciarmi turbare, mi sottraggo alle tenebre dellíignoranza con líaiuto della mia amica, la chiara coscienza. Sar‡ sufficiente che io serbi nel cuore i piedi di loto di Sri Vishnu per non dover pi˘ entrare nel grembo di uníaltra madre e subire il ciclo di nascite e mortiíî (S.B. 3.31.12-21).

Lo Srimad-Bhagavatam pertanto dimostra (come precedentemente chiarito) che il concetto dellíanima, presente nella forma umana sin dal suo inizio, non Ë da ritenersi una cosa strana, ma viceversa tale pensiero pervade tutta la cultura Bhagavata. Detto sapere permette di comprendere che persino la nascita di un bambino (visto come un avvenimento portatore di gioia e di novit‡ in una famiglia), come vedremo pi˘ avanti, Ë in realt‡ un evento traumatico che lascia nel neonato un vuoto di memoria importante (dimenticanza di Dio e dei suoi buoni propositi manifestati), tanto Ë il dolore provocato dallíevento natale, che dire di un aborto, che stronca sul nascere una vita organica e che lascia senza involucro esterno (corpo) uníanima, costretta dalle dure leggi materiali a ritornare allíinterno di un altro utero materno e concludere il suo sviluppo karmico tra atroci sofferenze.

Continuando nella sua esposizione descrittiva a proposito del feto, lo Srimad- Bhagavatam cosÏ asserisce: ìIl bambino Ö nutre desideri anche se si trova ancora nel ventre della madre. Ma mentre egli loda cosÏ il Signore, líaria che favorisce il parto gli spinge la testa verso il basso al fine di farlo nascere. Improvvisamente spinto da questa aria, il bambino esce con grande difficolt‡, la testa rivolta in basso, incapace di respirare e privo di memoria a causa del grande dolore. Il bambino Ö dimentica la sua conoscenza superiore e si mette a piangere sotto la morsa di maya. Ö privato della saggezza, il bambino piange amaramenteî (S.B. 3.31.22-27). In questo modo la cultura Bhagavata espone líiter vitale dellíuomo nella sua fase iniziale. Ora, coniugare líantica tradizione vedica con la moderna societ‡ dei consumi non Ë impresa facile.

Questíultima Ë completamente sprovvista di informazioni attinenti il rapporto tra líanima e il corpo, la loro sostanziale differenza e il supporto vitale che la prima dona al secondo. Una endemica ignoranza in campo religioso e spirituale che vede líuomo moderno considerare la mancanza dellíanima sia negli animali che nelle piante, sia nellíembrione che nel feto, o addirittura la sua non esistenza. In questa sede non vogliamo declassare a cultura di serie B ciÚ che la societ‡ odierna ha prodotto, partendo dal sapere classico (greco), per giungere tramite quello intermedio (cristianesimo) a quello attuale. Ma Ë indubbio il fatto che in tutto il mondo (visto che il modello occidentale fondato sulla stessa cultura Ë di esempio per le altre culture) prevale una forma di pensiero impersonale che considera la vita a suo modo, non apportando alla stessa le dovute difese per la mancanza di vera conoscenza.

La teoria materialista che vede la semplice combinazione materiale di spematozoo e di ovocita (cellule sessuate) allíorigine di un bambino, tralasciando líesistenza dellíanima come fonte della vita, impoverisce tutto il processo creativo. Eí necessario aiutare tutti gli uomini a prendere coscienza che la vita in tutti i suoi aspetti gode di uguale dignit‡ e considerazione (non solo quella extrauterina, ma anche quella iniziale intrauterina), informandoli che la vita umana inizia nel momento del concepimento e che la vita spirituale (anima), fondamento di quella organica, trova riscontro e genesi non nella dimensione materiale relativa ma in quella spirituale eterna. Il divieto di uccidere líessere umano nella sua fase iniziale di vita Ë uno dei capisaldi della morale della cultura Bhagavata, oltre che essere un precetto etico inamovibile.

La cultura Bhagavata vuole rendere edotta la societ‡ ed i suoi governanti che il diritto alla vita (in qualunque forma esso venga esercitato ed attuato) Ë il diritto dei diritti, perchÈ senza la vita non esiste alcun diritto. Il fatto che il bambino non nato sia ìinvisibileî e ìsconosciutoî e non possa gridare o muoversi per denunciare i suoi carnefici e allo stesso tempo non possa battersi per far valere i propri diritti non rappresenta una valida ragione per punirlo o per infliggergli atroci pene. La sua estrema fragilit‡ dovrebbe essere intesa come uníulteriore ragione per salvaguardare líinalienabile diritto alla vita del nascituro, difendendolo. Ogni fase della sua crescita allíinterno dellíutero materno si caratterizza per il suo sviluppo programmato e stabilito e per la sua unicit‡ e preziosit‡. Egli Ë gi‡ stato instradato alla vita dalle dure leggi della natura materiale e nessuno ha il diritto di interrompere il suo percorso vitale. Chi per tornaconto o per altro intende uccidere la tenera vita contenuta nel grembo materno non considera che líaborto Ë un delitto gravissimo che si oppone alla legge di Dio. QuestíUltimo Ë il Creatore e Padrone della vita. Quindi se la Persona Suprema ha donato questo diritto al bambino, non spetta certo allíuomo eliminarlo.

Rupa Vilasa Dasa Ë laureato in teologia e studio comparato delle religioni, ha un master in pedagogia clinica e uno in psicologia di consultazione. Insegna psicologia nei corsi FSE ed ha un proprio studio di consulenza psicologica e pedagogica. Per contatti e informazioni: rupavilasa@bhaktisvarupadamodara.com ñ 333/8811259.

NOTE

(1) Srimad-Bhagavatam, 1.12.7-11
(2) Bhagavad-gita, 3.35.

(Tratto da Movimento ISKCON)
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 Posted by on 7 November 2016 at 00:40:17 AST

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