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Srimad Bhagavatan 7.9.5 — Mayapur, 25 febbraio 1977

Pradyumna: Traduzione – Quando il Signore Nṛsiṁha-deva vide il ragazzino Prahlāda Mahārāja prostrato ai Suoi piedi di loto, per l’affetto verso il Suo devoto Egli divenne più estasiato. Alzando Prahlāda il Signore mise la Sua mano di loto sulla testa del ragazzo perché la Sua mano è sempre pronta a dare coraggio a tutti i Suoi devoti.
Prabhupāda:
sva-pāda-mūle patitaṁ tam arbhakaṁ
vilokya devaḥ kṛpayā pariplutaḥ
utthāpya tac-chīrṣṇy adadhāt karāmbujaṁ
kālāhi-vitrasta-dhiyāṁ kṛtābhayam
(SB 7.9.5)
Quindi, diventare devoto o favorito del Signore Supremo è molto facile., non è affatto difficile. Qui vediamo l’esempio: Prahlāda Mahārāja, un bambino di cinque anni…(interrotto) …essendo un devoto, lui solo conosce il Signore Supremo, e offre rispetti. Questa è la sua qualifica. Chiunque può farlo. Chiunque può venire qui nel tempio e offrire rispetti. Dov’è la difficoltà? Semplicemente si deve avere la sensazione che “Ecco la Persona Suprema, Krishna, o Nṛsiṁha-deva, o una qualsiasi delle Sue molteplici espansioni.”
Negli śāstra si dice: advaitam acyutam anādim ananta-rūpam (Bs. 5.33). Krishna ha ananta-rūpam. Perciò ogni rūpa è l’espansione della rūpa originale di Krishna. La rūpa originale è Krishna. kṛṣṇas tu bhagavān svayam (SB 1.3.28). Ci sono tante rūpa: Rāma, Nṛsiṁha, Varāha, Balarāma, Paraśurāma, Mīna, Tartaruga, Nṛsiṁha-deva. Rāmādi-mūrtiṣu kalā-niyamena tiṣṭhan (Bs. 5.39). Esiste sempre con forme diverse, non esiste solo nella forma di Krishna. Ogni forma, rāmādi-mūrtiṣu. Come lo stesso esempio che abbiamo dato più volte: proprio come il Sole, il tempo del sole, di 24 ore. Nelle 24 ore, o ventiquattro incarnazioni, in qualsiasi momento è presente. Non è che ora, se per esempio sono le 8:00, le 7:00 sono finite. No. Sono le 7.00 in un’altra parte del mondo. O le 09:00. Anche le nove sono presenti. Anche le 12.00 sono presenti. Abbiamo un orologio datoci da Gurukṛpa Mahārāja. L’ha portato dal Giappone. È molto bello. Immediatamente si può vedere che ore sono in luoghi diversi, immediatamente. Quindi esistono tutti. Perquesto il līlā di Krishna è chiamato nitya-līlā, non che quando un līlā è in corso, l’altro līlā è finito, no. Tutto è esistente simultaneamente. Pertanto viene usata questa parola, rāmādi-mūrtiṣu. rāmādi-mūrtiṣu. kalā-niyamena tiṣṭhan… niyamena, esattamente a tempo debito. Proprio come ilSole, esattamente. Anticamente non c’era l’orologio, ma si poteva esaminare con l’ombra. Lo si può studiare anche ora, anche adesso. Nella nostra infanzia lo leggevamo guardando l’ombra: “Adesso è quella tal ora” – ed era esattamente la medesima ora. kalā-niyamena tiṣṭhan, non azzardando. Ora questa ombra segna 1:00 qui, e il giorno dopo 01:00 là. No. Lo troverete, nello stesso posto. kalā-niyamena tiṣṭhan. Allo stesso modo i līlā di Krishna, niyamena tiṣṭhan -esattamente. Ci sono innumerevoli universi. Qui Krishna è nato. Ora Krishna è portato da Vasudeva a Vṛndāvana. La stessa cosa – che è appena nato e che Krishna è andato a Vṛndāvana- in un altro universo Krishna nasce, Krishna nasce nuovamente. In questo modo i Suoi līlā continuano. Non c’è cessazione, né vi è alcuna differenza nel tempo. Esattamente. Proprio come Krishna arriva su questa Terra una volta ogni giorno di Brahmā. Così, dopo tanti milioni di anni Krishna apparirà di nuovo, se non personalmente, con la Sua espansione, aṁśena. Caitanya Mahāprabhu apparirà esattamente a tempo debito. Il Signore Rāmacandra apparirà. Quindi: rāmādi mūrtiṣu kalā-niyamena tiṣṭhan (Bs. 5.39). Quindi questo līlā, Nṛsiṁha-deva, è anch’esso esattamente in tempo. sva-pāda-mūle patitaṁ tam arbhakam. Un bambino molto innocente. Se un bambino innocente come Prahlāda Mahārāja può ottenere tanta misericordia da Nṛsiṁha-deva, l’aspetto terrificante del Signore che neanche Lakṣmī poteva avvicinare… aśruta. adṛṣṭa aśruta pūrva. Non c’era una tale forma del Signore. Anche Lakṣmī non la conosce, ma Prahlāda Mahārāja non ha paura. Egli sa, “Ecco il mio Signore”. Proprio come il cucciolo di leone non ha paura del leone. Salta subito sulla testa del leone perché sa: “E’ mio padre. E’ mia madre.” Allo stesso modo Prahlāda Mahārāja non ha paura, sebbene Brahmā e tutti gli altri esseri celesti abbiano paura di avvicinarsi al Signore. E’ semplicemente come un bambino innocente venuto a offrie i suoi rispetti. tam arbhakaṁ vilokya. Così, quindi, Dio non è impersonale. Egli poté capire immediatamente: “Oh, ecco un bambino innocente. E’ stato tormentato da suo padre così tanto, e ora sta offrendo i suoi omaggi a Me”. Vilokya devaḥ kṛpayā pariplutaḥ. Si sciolse nella compassione. Ogni cosa è lì.
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