Nov 102016
 

Come puÚ Dio essere in ogni cosa e non in ogni cosa?
Una breve analisi della Bhagavad-gita 9.4, 9.5 e 9.6

di Satyaraja Dasa

La Bhagavad-gita Ë uno degli eterni testi di saggezza del mondo. PoichÈ offre la conoscenza della Verit‡ Assoluta, alcuni suoi versi sono di difficile comprensione. Pochi sono difficili quanto i versi quattro e cinque del capitolo nono: ìQuesto intero universo Ë pervaso da Me, nella Mia forma non manifestata. Tutti gli esseri sono in Me, ma Io non sono in loro. Tuttavia niente di ciÚ che Ë creato Ë in Me. Guarda la Mia potenza mistica! Sono il sostegno di tutti gli esseri viventi, sono presente in ogni luogo, eppure non sono parte di questa manifestazione cosmica in quanto Io Stesso sono la fonte della creazione.î Che cosa intende dire Krishna? Innanzitutto Egli afferma di pervadere líuniverso nella Sua forma non manifestata (avyakta murti o Brahman). Abbastanza chiaro: Dio Ë onnipervadente. Poi Krishna dice che tutti gli esseri sono in Lui. Va bene, se Egli Ë ovunque, allora tutti gli esseri sono in Lui.

Nessun problema, ma poi cíË qualcosa che lascia perplessi: Egli afferma di non essere in loro. Questo Ë líinizio della parte difficile. Chiunque abbia anche occasionalmente studiato la Gita ñ in particolare la Bhagavad-gita CosÏ ComíË di Srila Prabhupada ñ sa che Dio Ë in ogni cosa come Anima Suprema, conosciuta in sanscrito come Paramatma. Allora che cosa intende dire Krishna con le parole ìIo non sono in loro,î se la Sua presenza in ogni cosa viene confermata in tutta la letteratura vedica? Dopo aver negato la Sua presenza in tutti gli esseri, Egli afferma che tutto non Ë in Lui. Questo Ë in forte contraddizione con la Sua affermazione del verso precedente, in cui dichiara líopposto. Perfino Baladeva Vidyabhusana, il famoso commentatore Gaudiya Vaisnava del diciottesimo secolo, afferma che questa Ë una contraddizione e chi studia seriamente la Gita deve chiedersi: ìCome si potrebbe risolvere questa contraddizione?î

In verit‡ Baladeva suggerisce che quando Krishna afferma ìGuarda la Mia potenza misticaî (pasya me yogam aisvaram), sta cercando di risolvere questa contraddizione. Baladeva afferma perÚ che questa non Ë una vera soluzione, ma piuttosto líattestazione che in realt‡ le parole umane non possono spiegare il Signore: Dio ha una potenza inconcepibile (acintya-sakti). Ovviamente Dio non Ë limitato dalla nostra logica materiale. Egli Ë il creatore della logica e come tale la trascende. PerciÚ Egli Ë il Signore del paradosso. Secondo il dizionario, un paradosso Ë uníapparente contraddizione che tuttavia Ë vera; Ë qualcosa che mostra aspetti inesplicabili o contraddittori.

Ecco un esempio tratto dallíopera della poetessa Mary Shelley: ìIl silenzio della mezzanotte, per la verit‡, sebbene possa apparire paradossale, risuonava nei miei orecchi.î Troviamo un esempio particolarmente chiaro della natura paradossale di Krishna nella Sri Isopanisad (Mantra 5): ìIl Signore Supremo Si muove e non Si muove. Infinitamente lontano, Egli Ë anche molto vicino. Egli Ë allíinterno e anche allíesterno di tutto ciÚ che esiste.î Prabhupada nel suo commento spiega: Le affermazioni contraddittorie presenti in questo verso sono la dimostrazione delle inconcepibili potenze del Signore. ìEgli cammina e non cammina.î Generalmente, se qualcuno puÚ camminare Ë illogico dire che non puÚ camminare. Tuttavia in riferimento a Dio, tale contraddizione serve a indicare il Suo potere inconcepibile.

A causa della nostra conoscenza limitata, non possiamo risolvere queste contraddizioni, perciÚ tendiamo a ridurre il potere del Signore sulla base del nostro limitato livello di comprensione. I filosofi impersonalisti della scuola Mayavada, per esempio, accettano solo le attivit‡ impersonali del Signore e rifiutano il Suo aspetto personale. Coloro che aderiscono alla scuola Bhagavata, invece, adottano la concezione perfetta del Signore considerando inconcepibili le Sue potenze e comprendendo che Egli Ë dotato sia di un aspetto personale sia di un aspetto impersonale. I bhagavata sanno che senza le Sue potenze inconcepibili, líespressione ìSignore Supremoî sarebbe priva di significato. I due versi della Gita in questione, perÚ, sono pi˘ che semplici riconoscimenti dellíinconcepibile potenza di Dio. Guardiamo questi versi pi˘ da vicino.

AL DI L¿ DEI NOSTRI SENSI

Con líespressione ìforma non manifestataî (avyakta-murti), Krishna spiega che sebbene sia sempre presente, noi non Lo possiamo vedere con i nostri sensi grossolani. Il commento di Srila Prabhupada chiarisce questo concetto grazie a un verso del Padma Purana, il quale afferma che la forma, le qualit‡ e i divertimenti di Krishna, tutti di natura spirituale, non possono essere percepiti dai sensi materiali. Prabhupada perÚ aggiunge subito che quando uníanima prigioniera dellíenergia materiale si risveglia alla coscienza di Krishna, la piena comprensione e la percezione di Krishna gradualmente si manifestano. In questo verso iniziale Krishna ci parla della Sua simultanea trascendenza e immanenza: Egli Ë estraneo alla materia e nello stesso tempo ne costituisce il vero fondamento.

Egli ha gi‡ fatto riferimento a questa complessa relazione nei versi 7.4-5 della Gita. Egli Ë distinto dal mondo materiale sebbene esso poggi sulla Sua energia. Egli Ë la fonte del mondo materiale e lo mantiene, ma non dipende da esso nÈ esso incide sullíessenza della Sua natura. Egli Ë libero dalla natura materiale, ma essa non Ë libera da Lui. Questo si allinea bene con il commento di Ramanuja, famoso maestro del decimo secolo, il quale scrive che il verso 9.4 puÚ essere letto anche come segue: ìIo sostengo tutti gli esseri, ma non sono sostenuto da loro.î Qui non cíË alcuna contraddizione. I commenti dei grandi acarya spiegano in questo modo il 9.4, ma poi abbiamo il 9.5: ìTuttavia niente di ciÚ che Ë creato Ë in Me.î Una chiara contraddizione come Baladeva Vidyabhusana ha osservato.

CíË un modo semplice per comprendere questo. Krishna ci ricorda qui la Sua trascendenza. Sebbene tutto sia in Lui, almeno nel senso che tutto dipende da Lui, Egli Ë fondamentalmente distaccato ed Ë nella Sua dimora aldil‡ del mondo materiale. Nella sua spiegazione Prabhupada evoca líimmagine di Atlante, che sostenendo il mondo sulle spalle, appare stanco come se fosse in grado di compiere questa impresa solo con un grandissimo sforzo. Krishna non Ë cosÏ, ci dice Prabhupada, il coinvolgimento di Krishna nel mondo materiale non impegna minimamente le Sue energie. Infatti Egli gestisce la materia per mezzo di manifestazioni come il Brahman e il Paramatma, mentre la Sua forma originale rimane libera di godere attivit‡ trascendentali nel mondo spirituale.

Per aiutarci a comprendere la Sua inconcepibile e mistica relazione con il mondo materiale, il Signore offre líanalogia del verso successivo (9.6) in cui possiamo trovare una soluzione perlomeno parziale al dilemma: ìCome il vento possente che soffia in ogni direzione rimane sempre nello spazio etereo, sappi che tutti gli esseri creati rimangono in Me.î In altre parole, Krishna Ë lo sfondo che d‡ significato alla realt‡. Egli Ë come il filo che d‡ forma e sostanza ad una stoffa. Il cambiamento non puÚ essere percepito senza avere líimmutabilit‡ come sfondo. Un miraggio non ha significato senza lo scenario del deserto, un film non puÚ essere visto senza lo schermo cinematografico. E senza il cielo il vento non saprebbe dove soffiare. Nello stesso modo, sebbene Krishna sia completamente distaccato ñ non Ë in tutti gli esseri e tutti gli esseri non sono in Lui ñ Egli Ë anche qui presente, sostanzialmente collegato con tutti e con tutto come il fondamento stesso di tutto.

DILEMMA RISOLTO?

Il maestro spirituale di Baladeva Vidyabhusana, Srila Visvanatha Cakravarti Thakura, pone una domanda che potrebbe essere aggiuntiva al problema dellíinconcepibilit‡ di Krishna espressa in questi versi: poichÈ Krishna ha spiegato sia con analogie sia con la descrizione della Sua acintya-sakti, o potenza inconcepibile, come si potrebbero comprendere questi versi della Bhagavad-gita, non ha gi‡ risolto il dilemma? La Sua spiegazione non ha reso concepibile líinconcepibile? ìSe Ë cosÏî scrive Visvanatha ìallora come puÚ il potere mistico del Signore essere inconcepibile come Egli Stesso dichiara dicendo ëGuarda la Mia potenza misticaí? Dopo tutto ora noi abbiamo un modo concepibile per comprendere la Sua potenza mistica.î

Visvanatha Cakravarti poi risponde alla sua stessa domanda: ìLíesempio del cielo viene proposto per dare alle persone comuni uníopportunit‡ di cominciare a comprendere questo argomento.î Qui la parola significativa Ë ìcominciareî. Senza dubbio líargomento di Dio e delle Sue inconcepibili potenze Ë proprio cosÏ ñ inconcepibile. Tutto quello che possiamo sperare Ë un accenno, il gusto di questa inconcepibile verit‡. In verit‡ Krishna dice che possiamo comprenderLo come Egli Ë soltanto con il servizio devozionale disinteressato (11-54). Ed anche allora Lo possiamo conoscere solo nella misura in cui Egli sceglie di rivelarSi. Concludendo, diciamo senza dubbio dire che i versi trattati possono essere compresi in un modo semplice e diretto.

Dopotutto Krishna fa una chiara distinzione tra la Sua manifestazione come Brahman, una forza che tutto pervade, e la Sua basilare forma di Bhagavan, Dio, la Persona Suprema. Con la Sua manifestazione impersonale e la Sua energia espansiva Egli pervade la creazione cosmica. Questo Ë ciÚ che dice allíinizio di questi versi, tuttavia Krishna rimane distaccato ñ questo Ë il Suo modo di rimarcare che la Sua onnipervadenza non coinvolge la Sua personalit‡ trascendentale la quale rimane la vera fonte della creazione. Prabhupada fa riferimento a questo nella sua spiegazione, quando dice: ìI sistemi planetari fluttuano nello spazio e questo spazio Ë líenergia del Signore Supremo, ma Egli Ë distinto dallo spazio. Egli ha una posizione diversa.î

PerciÚ tutto Ë nellíenergia di Dio, che Ë un aspetto della Sua natura che esiste di per sÈ, ma tutto non Ë in Lui come Bhagavan, la Persona di Dio, che Ë completamente ìdistintaî. Sebbene questi versi possano essere compresi in questo modo, in ultima analisi si riferiscono ai misteri pi˘ elevati della natura di Dio e per questo Baladeva Vidyabhusana ne riconosce lo status di contraddizione. Se si contemplano questi misteri sotto la guida di un maestro in coscienza di Krishna, grandi verit‡ si paleseranno gradualmente e Krishna Si riveler‡ completamente.

Satyaraja Dasa, discepolo di Srila Prabhupada, Ë un collaboratore di BTG. Ha scritto pi˘ di venti libri sulla coscienza di Krishna. Vive a New York City.

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 Posted by on 10 November 2016 at 00:50:38 AST

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