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Sep 122016
 

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Bhagavad-Gita 2.8-12 — Los Angeles, 27 novembre 1968

Devoto (leggendo): “Il Signore Supremo è la Suprema Persona individuale, e Arjuna, l’eterno associato del Signore, e tutti i re riuniti sono persone eterne individuali. Non è che non esistevano come individui in passato, e non è che non rimarranno persone eterne. La loro individualità esisteva nel passato, e loro individualità continuerà nel futuro senza interruzioni. Pertanto non vi è alcun motivo di lamento per uno qualsiasi dei singoli esseri viventi. La teoria impersonalista, o Māyāvādī, che dopo la liberazione l’anima individuale, separata dal rivestimento di māyā, l’illusione, si fonde nel Brahman impersonale, senza un’esistenza individuale…”
Prabhupāda: I Māyāvādī dicono che questa individualità è māyā. Quindi la loro concezione è che lo spirito, lo spirito totale, è un grumo. La loro teoria è ghaṭākāśa poṭākāśa. Ghaṭākāśa poṭākāśa significa…Proprio come il cielo. Il cielo è una distesa, una distesa impersonale. In un vaso, in una brocca che racchiude… Anche all’interno del conteitore c’è uno spazio, un piccolo cielo. Non appena la brocca si rompe il cielo più grande esterno e il piccolo cielo all’interno della brocca si mescolano. Questa è la teoria Māyāvāda. Ma questa analogia non può essere applicata. Analogia significa punti di somiglianza. Questa è la regola dell’analogia. Il cielo non può essere paragonato… Il piccolo cielo all’interno della brocca non può essere comparato con l’essere vivente. È materiale, di materia. Il cielo è materia, e l’essere vivente individuale è spirito. Come si può dirlo quindi? Proprio come una piccola formica, è anima spirituale, ha la sua individualità. Ma una grande pietra morta, una collina o una montagna, non hanno individualità. Percui la materia non ha individualità. Lo spirito ha individualità. Quindi, se i punti in comune sono diversi, allora non c’è analogia. Questa è la regola dell’analogia. Non c’è analogia tra materia e spirito, pertanto questa analogia è fallace. Ghaṭākāśa poṭākāśa. E un’altra evidenza è nella Bhagavad-gītā. Krishna dice che mamaivāṁśo jīva-bhùta (BG 15.7), “Queste anime individuali sono parte integrante di Me”. jīva-loke sanātanaḥ, e sono eterne. Ciò significa che sono parte integrante eternamente. Poi… Come può essere sostenuta questa teoria Māyāvāda, che a causa di māyā che ricopre gli esseri che ora appaiono individuali, separati, ma quando la copertura di māyā sarà tolta essi si mescolano proprio come il piccolo cielo all’interno della brocca e il grande cielo esterno? Quindi questa analogia è fallace dal punto di vista logico, nonché da un autentico punto di vista Vedico. Sono particelle eternamente. Ci sono molte altre testimonianze dalla Bhagavad-gītā. La Bhagavad-gītā dice che lo spirito non può essere frammentato. Quindi, se dite che quando viene coperto da māyā lo spirito si frammenta, ciò non è possibile. Esso non può essere tagliato. Proprio come se si taglia un grande pezzo di carta in piccoli frammenti, è possibile perché è materia, ma spiritualmente non è possibile. Spiritualmente, i frammenti sono frammenti eternamente, e il Supremo è Supremo. Krishna è il Supremo, e noi siamo parti, frammenti. Noi siamo frammenti in eterno. Queste cose sono spiegate molto bene nella Bhagavad-gītā in diversi punti. Chiedo a tutti voi di tenere una copia di questa Bhagavad-gītā, ognuno di voi, e leggerla attentamente. E ci sarà un esame nel prossimo mese di settembre. Naturalmente questo è volontario. Ma vi chiedo di prepararvi per l’esame del prossimo settembre. E uno che passerà l’esame otterrà il titolo di Bhakti-śāstrī. L’avete distribuito?…Sì. Continua.
Devoto (leggendo): “Qui non è supportata la teoria che si pensi che solo allo stato condizionato ci sia individualità. Krishna dice chiaramente che anche in futuro l’individualità del Signore e degli altri come…”
Prabhupāda: Krishna non dice mai che dopo la liberazione queste anime individuali si fondono con l’Anima Suprema. Krishna non lo dice mai nella Bhagavad-gītā.

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