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Oct 082016
 

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Bhagavad-Gita 2.15 — Hyderabad, 21 novembre 1972

Brahma-bhūtaḥ prasannātmā na śocati na kāṅkṣati (BG 18.54). In quel momento potete percepire che ogni essere vivente è esattamente come voi. Non importa se è un brāhmaṇa erudito, se è un cane, se è un caṇḍāla, se è un elefante.
vidyā-vinaya-sampanne
brāhmaṇe gavi hastini
śuni caiva śva-pāke ca
paṇḍitāḥ sama-darśinaḥ
(BG 5.18)
Questo è richiesto. Questa è la visione spirituale. Paṇḍitāḥ sama-darśinaḥ. Quindi il devoto è un paṇḍita di prima classe. Un devoto. Perché è sama-darśinaḥ. Sama-darśinaḥ significa che ha sentimento per gli altri. Un Vaiṣṇava è Para-duḥkha-duḥkhī, kṛpāmbudhir yaḥ. Il Vaiṣṇava è molto gentile, misericordioso, perché prova qualosa per gli altri. Ha sentimento per gli altri nel senso che lui sa chi sono.. Egli vede ogni essere vivente come parte integrante di Dio: “Ecco una parte integrante di Dio. Dovrebbe tornare a casa, da Dio, e danzare con Lui, e vivere molto bene, eternamente, beatamente. Ora sta marcendo qui come un maiale, o come un essere umano, o come un re. È la stessa cosa. È solo per pochi anni.” Perciò un devoto cerca di portarlo fuori da questa illusione. Pertanto è definito para-duḥkha-duḥkhī. Sta di fatto provando la condizione angosciata altrui. Non come questi leader politici o sociali… Che cosa possono fare? Fanno la loro propria fortuna. È tutto. E che fortuna è? Questa è piuttosto sfortuna. Se qualcuno pensa: “Ho un po’ di soldi. Sono molto fortunato.” In realtà non è fortuna. Vero fortunato è colui che è progredito nella coscienza di Krishna. Lui è fortunato. Altrimenti sono tutti sfortunati. Tutti sono sfortunati. Quindi, in questo modo, si dovrebbe giungere alla comprensione spirituale; ed il sintomo è che non si è disturbati dagli sconvolgimenti materiali. Yaṁ hi na vyathayanty ete puruṣaṁ puruṣarṣabha, sama-duhkha-sukham (BG 2.15). Il sintomo è sama-duḥkha. Perché sa che sta sognando. Supponiamo che si sta sognando. Quindi, o che si soffra per la presenza di una tigre, o che si diventi un re in sogno, qual è il valore? È la stessa cosa. Non c’è differenza. Dopo tutto, è un sogno. Pertanto: sama-sukha-duḥkha. Se divento molto felice perché sono diventato un re o un grande uomo, anche qesto è un sogno. E anche se penso: “Sono così povero, sto soffrendo, io sono malato”, è la stessa cosa. Pertanto Krishna nei versi precedenti ha detto: tāṁs titikṣasva bhārata, “Solo un po’ di pratica nel tollerare. Compi il tuo dovere, la coscienza di Krishna.” yudhyasva mām anusmara (BG 8.7). La nostra vera occupazione è, come dice Krishna: man-manā bhava mad-bhakto mad-yājī māṁ namaskuru (BG 18.65). “Pensa sempre a Me.” Quindi questa pratica dovrebbe andare avanti. Non importa che io sia, per modo di dire, infelice o felice. Nella Caitanya-caritāmṛta si dice: ‘dvaite’ bhadrābhadra-jñāna, saba — ‘manodharma’ ‘ei bhāla, ei manda’, — ei saba ‘bhrama’ (C.C. Antya 4.176). Dvaite, in questo mondo della dualità, qui, in questo mondo materiale: “Questa cosa è molto buona, quella cosa è molto brutta”, è semplicemente speculazione mentale. Tutto qui è male. Niente di buono. Quindi questa è solo la nostra creazione mentale. “Questo è bene, questo è male”. Noi stiamo facendo così. Proprio come in campo politico. “Questo partito a bene. Quel partito non a bene”. Ma qualsiasi partito vada al potere, la vostra condizione è la stessa. Il prezzo delle materie prime aumenta. Non diminuisce, che si cambi questo partito o quel partito. Quindi queste sono tutte speculazioni.

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