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Srimad Bhagavatan 7.9.8 — Mayapur, 28 febbraio 1977

Un uomo dalle carateristiche di un serpente è molto pericoloso. Cāṇakya Paṇḍita ha detto:
sarpaḥ krūraḥ khalaḥ krūraḥ
sarpāt krūrataraḥ khalaḥ
mantrauṣadhi-vaśaḥ sarpaḥ
khalaḥ kena nivāryate
“Ci sono due entità viventi invidiose. Una è il serpente, il serpente nero, e una è l’essere umano con le caratteristiche del serpente nero”. Non riesce a vedere nulla di buono. sarpaḥ krūraḥ. Il serpente è invidioso, morde anche senza ragione. Un serpente è lì per la strada, e se vi capita di passargli accanto diventa così arrabbiato che subito morde. Questa è la natura del serpente. Similmente, ci sono persone come il serpente. Senza alcuna colpa, vi accuseranno. Anche loro sono serpenti. Ma Cāṇakya Paṇḍita dice:”Questo serpente nero è meno nocivo di un uomo-serpente.” Perché? “Questo serpente nero, cantando qualche mantra o con qualche erba, è possibile portarlo sotto il vostro controllo. Ma con quest’uomo serpente non si può. Non è possibile”.
Quindi ci sarà… Questo Hiraṇyakaśipu è descritto anche da Prahlāda Mahārāja come un serpente. Mentre Nṛsiṁha-deva è così arrabbiato, dirà più avanti: modeta sādhur api vṛścika-sarpa-hatyā (SB 7.9.14), “Mio Signore, sei molto incollerito con mio padre. Ora è finito, quindi non c’è più motivo che Tu rimanga irato. Rappacificati. Sicuramente nessuno è infelice per l’uccisione di mio padre. Quindi non vi è alcun motivo di angoscia. Tutti quanti questi deva, Brahmā e gli altri, sono tutti Tuoi servitori. Anch’io sono il servitore del servitore. Ora il serpente invidioso è stato ucciso, tutti ne sono felici.” Così ha portato questo esempio: modeta sādhur api vṛścika-sarpa-hatyā: a un sādhu, una persona santa, non piace l’uccisione di alcun essere vivente. Loro non sono felici anche se una piccola formica viene uccisa. Non sono felici: “Perché la formica dovrebbe essere uccisa?” Anche una piccola formica, che dire degli altri. Para-duḥkha-duḥkhī. Può essere una insignificante formica, ma al momento della morte soffe, e un vaisnava è infelice: “Perché una formica dovrebbe essere uccisa?” Questo è para-duḥkha-duḥkhī. Ma tale Vaiṣṇava è contento quando un serpente e uno scorpione vengono uccisi. Modeta sādhur api vṛścika-sarpa-hatya. Tutti sono felici quando un serpente o uno scorpione viene ucciso perché sono molto, molto pericolosi. Senza che abbiate colpa essi mordono e creano scompiglio. Ci sono queste persone simili a serpenti; sono invidiose del nostro Movimento e vi si oppongono. Questa è la natura. Anche il padre di Prahlāda Mahārāja si opponeva, che dire degli altri. Queste cose accadranno, ma non dobbiamo essere delusi; come Prahlāda Mahārāja non rimase mai deluso anche se maltrattato in tanti modi. Gli fu servito anche del veleno; fu gettato tra i serpenti e fu gettato dalla collina, fu posto sotto le zampe di un elefante. Fu messo in tante situazioni. Percui Caitanya Mahāprabhu ci ha insegnato: “Non siate delusi. Vi prego di pazientare”. tṛṇād api sunīcena taror api sahiṣṇunā (CC Adi 17.31): siate tolleranti più di un albero. Si deve essere miti e umili più dell’erba. Sono cose che succedono. In una vita, se eseguiamo la nostra attitudine alla coscienza di Krishna, anche se c’è un po’ di sofferenza, non importa. Andate avanti con la coscienza di Krishna. Non siate delusi o senza speranza, anche se c’è qualche problema. Ciò è incoraggiato da Krishna nella Bhagavad-gītā: āgamāpāyino ‘nityās tāṁs titikṣasva bhārata (BG 2.14), “Mio caro Arjuna, anche se provi un po’ di dolore, questo dolore fisico va e viene. Niente è permanente, quindi non preoccuparti di queste cose. Continua con il tuo dovere”. Questa è l’istruzione di Krishna. Prahlāda Mahārāja ne è l’esempio pratico, e il nostro dovere è quello di seguire le orme di tali persone come Prahlāda Mahārāja.

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