Nov 052016
 

Non Ë passato cosÏ tanto tempo da quando offrivamo gli omaggi a Srila Prabhupada: om ajnana timirandasyaÖ In questo verso, che Srila Prabhupada ci faceva cantare al momento dellíiniziazione, líenfasi Ë posta sulla potenza che proviene dal ricordare Krsna e dal ricordare i nomi di Krsna, che Ë realmente líessenza della coscienza di Krishna, ed il processo in sÈ Ë cosÏ potente che qualifica coloro che, da un punto di vista ritualistico, sono non adatti a prendere líiniziazione. E questo tipo di iniziazione non Ë fatto per riferirsi allíidentificazione con il corpo ma Ë fatto soltanto per individuare la propria posizione spirituale originale vale a dire che siamo tutti eterni servitori di Krsna e, di fronte a Krsna, tutti siamo uguali sia che agiamo come brahmana, ksatrya, brahmana purificati o non purificati.

Se qualcuno Ë sincero nel suo sforzo, secondo le sue capacit‡, nel ricordare Krsna e servirLo, allora Ë qualificato per líiniziazione e con questa linea-guida Srila Prabhupada si Ë posto in una condizione di rischio nel dare líiniziazione a coloro che sono tecnicamente considerati mleccha, candala, yavana, cioË appartenenti al gruppo di persone non qualificate. Parlo di rischio, perchÈ intendo il rischio di critica da parte dei membri della sua stessa famiglia spirituale e quindi ancora di pi˘ da parte di quei vaisnava pi˘ attenti allíaspetto ritualistico e persino di quei seguaci religiosi e capi di organizzazioni spirituali.

Ma Srila Prabhupada vedeva come aspetti essenziali non il luogo dove le persone erano nate, nÈ cosa avevano fatto nel passato, ma cosa erano e cosa stavano cercando di essere. Per di pi˘ si trattava di individui che trovavano abbastanza difficile seguire i principi regolatori e cantare 16 giri. Il tutto in una cultura cosÏ nuova, una cultura spirituale non indiana, ma che appariva venire dallíIndia ed entrava in una societ‡ con una tradizione giudeo-cristiana e quindi anche con il rischio di essere stigmatizzati, di essere considerati membri di una setta, dei fanatici. E cosÏ tanti altri rischi resi pi˘ prevedibili dal fatto che Srila Prabhupada aveva attratto i devoti non solo per farli diventare seguaci di Krsna ma anche perchÈ voleva che insegnassero la scienza di Krsna ad altri. CiÚ li qualificava come suci, puri, ed ulteriormente purificati attraverso il processo dellíiniziazione del quale Srila Prabhupada parlava lungamente, in termini di rapporto tra guru e discepolo, soprattutto nei suoi libri.

Come per altre cose, la visione di Srila Prabhupada, su come il processo di un adeguato rapporto tra guru e discepolo continuasse allíinterno del movimento per la coscienza di Krsna, era in una certa maniera implicitamente definita nelle modalit‡ in cui Srila Prabhupada aveva istituito líISKCON. A volte i devoti risollevano questíargomento o questíespressione, cioË che esiste una ìrelazione tradizionaleî tra guru e discepolo, mentre quella presente nellíISKCON non Ë proprio secondo tradizione, ma qualcosa di nuovo. Nella ìrelazione tradizionaleî il discepolo era qualcuno che viveva nel villaggio dove cíera la kula del guru, per esempio Sandipani Muni istruiva i bambini figli degli abitanti del villaggio e pi˘ o meno coloro che lo abitavano, perchÈ non cíera un altro posto dove andare. Il guru risiedeva nel villaggio e tutti avevano uno stile di vita molto semplice e non esisteva nessuna istituzione. Ho accennato alla parola istituzione, tipo lí ISKCON, e che in essa cíË qualcosa di non tradizionale come appunto la funzione del guru allíinterno di uníistituzione.

Lui (il guru) non Ë pi˘ esclusivo, o persona unica. Il fenomeno nuovo Ë che non Ë líautorit‡ ultima alla quale fare riferimento. Affronto questo tema perchÈ ho alcune osservazioni su questo principio ma voglio elaborare questo argomento per capire se questo fenomeno puÚ essere giudicato secondo tradizione oppure no. Abbiamo avuto una discussione molto piacevole a questo proposito in un incontro dei GBC alcuni anni fa, dove fu analizzato questo argomento: ìChe cosa Ë la tradizione guru-discepolo?î La tradizione guru-discepolo significa che si Ë guru perchÈ si eseguono gli ordini del proprio guru. Quello che lui chiede di fare non stabilisce che cosa Ë tradizione o che cosa non lo Ë. La tradizione Ë costantemente la stessa e inoltre Ë sicuramente ciÚ che leggeremo e sentiremo dappertutto: una persona Ë un maestro spirituale se segue le istruzioni del suo proprio guru e se devia non Ë pi˘ un maestro spirituale. E naturalmente questo concetto risale (attraverso la parampara) fino al maestro spirituale originale, Krsna. In altre parole se seguite Krsna potete essere un guru. Il vostro guru sta seguendo Dio, il Primo Guru, poi viene Balarama e da lÏ si discende tramite Vyasadeva e attraverso la sua parampara con tutti i suoi acarya successivi. Quindi non esiste nellíISCKON qualcosa che non sia tradizionale. » tradizionale perchÈ attua ciÚ che Ë richiesto nel processo tradizionale, cioË di seguire líordine del nostro guru.

Posso fare uníosservazione? Io non so se sia una novit‡ il fatto che tutti gli uomini indossino il cappello nella sala del tempioÖ non accade in nessuna sinagogaÖ anzi no, nelle sinagoghe accade, ma non nelle chiese nÈ in nessun tempio vaisnava o ind˘. Le signore possono coprirsi la testa ma gli uomini non indossano cappelli. Beh, potremmo sempre accendere il riscaldamento!!

In realt‡ la nostra tradizione Ë che Srila Prabhupada, conformemente a Srila Bhaktisiddhanta Thakura, a Bhaktivinodha Thakura e, andando indietro nella parampara, fino a Jiva Goswami, ha creato uníistituzione e ha stabilito che a guida di questa istituzione ci fosse la Commissione del Consiglio di Amministrazione ovvero il GBC. Inoltre abbiamo avuto uníaltra interessante discussione allíinterno del corpo dei GBC su che cosa síintendesse per ìultima autorit‡ gestionaleî e quella Ë stata una discussione molto animata. Questa figura doveva impersonare il responsabile o colui che fa tutto (da un punto di vista spirituale, direttivo-manageriale, teologico, filosofico e quanto di pi˘).

Se non per ipotesi, Ë estremamente difficile definire come sar‡ o diventer‡ líISKCON. Srila Prabhupada voleva uníassociazione internazionale che diffondesse la coscienza di Krsna dappertutto nel mondo, in modo sistematico ed efficace. La nostra comprensione del desiderio di Srila Prabhupada Ë che lui intendesse che il guru doveva essere subordinato allíautorit‡ dellíistituzione e benchÈ questa modalit‡ fosse rara, tuttavia era gi‡ accaduto in altre matha vaisnava (mentre la matha di Sankarcarya Ë uníistituzione di predica molto bene organizzata). Questa subordinazione allíautorit‡ vuole indicare che i guru servono il loro maestro spirituale e tutta la societ‡ ISKCON al fine di servire Krsna e, nel nostro caso, anche per diffondere la coscienza di Krsna in tutto il mondo, in modo efficace.

Ma questo diminuisce líautorit‡ del maestro spirituale? In realt‡ no, perchÈ la sua autorit‡ viene dal seguire líistruzione del suo guru. CosÏ, líidea che subordinare líautorit‡ assoluta del guru a un corpo o una commissione amministrativa e manageriale fosse compromettente, (del resto fu questo il motivo che divise líorganizzazione di Bhaktisiddhanta), in realt‡ non lo Ë, se non col rischio o a costo di andare contro gli ordini del vostro guru. E a tal proposito Srila Prabhupada usa una parola molto molto pesante: ìasatî, inutile. Il suo intendimento era proprio quello che nessun guru dovesse essere al top. Prima esistevano molte istituzioni spirituali che prevedevano che líunico modo in cui líistituzione spirituale dovesse operare era che la guida istituzionale, generalmente una, fosse il responsabile ultimo, allora, in quel caso, tutto era molto semplice, semprechÈ la guida spirituale ultima fosse capace di prendersi la responsabilit‡ di organizzare il sistema e di predicare la vita spirituale e la coscienza di Krsna in tutto il mondo e mantenesse líintegrit‡ del suo ufficio e si assicurasse di non ìcadereî.

Nel movimento della coscienza di Krsna abbiamo visto che entrambe le formule (guru al top o autorit‡ manageriale al top) sono molto difficili da conciliare, per questo Srila Prabhupada aveva attuato questíaltra impostazione, cioË che il guru non fosse investito di tutta líautorit‡ dellíistituzione ma piuttosto che anche lui fosse un servitore come tutti gli altri ed eseguisse il suo servizio. Servizio che consiste nel dare la diksa (líiniziazione), e tutti gli altri, come loro servizio, danno la siksa (le istruzioni) e anche lui, a sua volta, dovrebbe dare la siksa, ma in pi˘ d‡ anche la diksa. Tenuto conto che il guru d‡ la diksa, che Ë un principio basato sulla siksa, Srila Prabhupada dice che il guru inizia i discepoli alla conoscenza trascendentale. Líosservazione ipotetica Ë che se la diksa desse al guru un certo tipo di posizione o uníautorit‡ straordinaria allíinterno dellíistituzione e dato che tale diksa Ë basata sul concetto di siksa, questo significherebbe che chiunque stia dando una guida o delle istruzioni ad altri avrebbe un certo tipo di autorit‡ indipendente, conferitagli dal fatto che lui sta dando siksa. Se cosÏ fosse, finiremmo in una anarchia e in un caos su scala esponenziale. Non Ë cosÏ che funziona.

Un altro argomento che Ë stato discusso in differenti modi dai GBC Ë: ìHa il diksa guru una specifica autorit‡ ëspecialeí?î Il servizio non Ë in discussione ma in termini di autorit‡ ci chiediamo: ìIl guru acquisisce autorit‡ perchÈ d‡ la diksa?î Nella nostra ultima riunione dei GBC a Bombay la conclusione generale fu: ìNo, non líacquisisce.î Purtroppo, il fatto che il guru sia líautorit‡ ultima Ë uníidea sbagliata che non solo Ë penetrata nella nostra associazione, ma ormai Ë istituzionalizzata. A volte capita che un presidente del tempio, o qualcun altro, dice a un devoto: ìDovresti fare questoî, e il devoto risponde: ìDovrei andare e verificarlo col mio maestro spirituale.î Questíatteggiamento toglie completamente potere alla vera amministrazione dellíISKCON e, di conseguenza, alla diffusione della coscienza di Krsna. » come se in un esercito il sergente dicesse al soldato: ìSpara!î e lui rispondesse: ìAspetta un momento, telefono a mio padre.î Líunica replica che otterrebbe Ë: ìSe prendi il telefono ti sparo!î La conclusione Ë che se non fate quello che vi Ë stato chiesto siete squalificati.

Ma questo non significa che la posizione del diksa guru venga minimizzata, significa solo che viene richiesta cooperazione e comunicazione, e questo deve essere compreso molto attentamente tra coloro che danno la diksa e coloro che danno la siksa in quanto spesso il diksa guru Ë presente solo per due settimane allíanno. Per esempio io non sono pi˘ residente nel Regno Unito quindi il diksa guru, qui, non Ë presente. Comunque per il momento non Ë questo líargomento in discussione.

Se cíË una buona comunicazione e una buona relazione, i devoti capiscono che qualunque cosa le autorit‡ locali gli chiedano di fare, Ë sostenuto implicitamente dal maestro spirituale e che non cíË bisogno di verificarlo. Se cíË qualcosa di irregolare, (e magari ci sar‡ perchÈ siamo nel mondo materiale e facciamo parte di uníorganizzazione), in qualche modo questo qualcosa puÚ essere risolto.
I devoti devono avere una visione molto chiara su quale sia il ruolo del diksa guru, quindi, come ha detto prima Pragosha prabhu, ìIl karma si genera in coloro che prendono responsabilit‡.î Voglio dire che il guru prende il karma in senso individuale perchÈ Ë diksa e in senso plurale lo prendono tutti coloro che hanno delle responsabilit‡ per la vita spirituale di qualcun altro. Krsna ha creato un sistema molto ben equilibrato, sia nel mondo materiale sia in quello spirituale, tale che rende responsabili le persone che hanno autorit‡. CosÏ accade che, se qualcuno ha un ruolo di autorit‡ nei confronti della vita spirituale di qualcun altro, allora ne Ë anche responsabile. Se un presidente di tempio agisce come autorit‡ nei confronti dei devoti, allora ne sar‡ anche responsabile e ne prender‡ il karma. Anche Srila Prabhupada lo ha detto: ìSÏ, anche voi prendete il karma.î

Ogni persona sta prendendo il karma: la madre, il padre, ognuno prende il karma. Anche mentre toccate la maniglia della porta entrando nel tempio state prendendo il karma delle migliaia di persone che líhanno toccata prima di voi. Il karma non lo prende esclusivamente qualcuno tra tanti. Le persone condividono il karma semplicemente stando in contatto, specialmente quel tipo di contatto che include responsabilit‡ reali e serie. CiÚ significa che anche le autorit‡ locali, e chiunque si assuma una responsabilit‡, stanno prendendo il karma. Quindi, non Ë solo il diksa guru che prende il karma perchÈ sta assumendosi la responsabilit‡ di riportare qualcuno a casa, da Dio. Questo ci riporta al punto che menzionavo prima, in cui Srila Prabhupada ha rilasciato questa dichiarazione: ìIn linea generale, chi sta dando la maggior parte della siksa Ë il diksa guru. Questo Ë un punto che i devoti devono considerare attentamente: accettate come maestro spirituale una persona che conoscete, non una che non conoscete; la persona che vedete, non che vedete raramente, in quanto voi ottenete esattamente ciÚ che vedete; perchÈ non si Ë guru solo perchÈ si agisce da guru. In base alla mia scarsa conoscenza non posso affermare il contrario, se non nel caso in cui tale guru sia un mahabaghavata. E purtroppo, visto che taluni tra coloro che hanno assunto la posizione di guru non sono risultati essere dei mahabaghavata ma, a volte, erano madhyama adhikari o addirittura kanishtha adhikari, la conseguenza Ë stata che sono rimasti soggiogati dalle attrazioni di questo mondo materiale. La responsabilit‡ dei discepoli Ë quella di sapere, non di fantasticare: ìÖ Siccome lo sto accettando come guru, deve essere per forza un mahabaghavata.î Non devono credere a quella specie di concezione veramente idealizzata secondo la quale: ìPoichÈ qualcuno Ë stato accettato come guru, allora deve corrispondere a tutte le descrizioni riportate nello Srimad-Baghavatam.î In generale lo Srimad-Baghavatam parla della figura del guru e Srila Prabhupada dice che il maestro spirituale dovrebbe essere un eterno associato del Signore, dovrebbe essere un residente di Goloka Vrndavana. Questo Ë il Baghavat-viddhi. Sri Caitanya Mahaprabhu, nella sua missione per salvare le anime condizionate, tenendo conto della rarit‡ di personalit‡ cosÏ elevate, ha dato líordine che chiunque viva in India, deve assumersi la responsabilit‡ di diventare guru. CiÚ significa aver conferito potere a un vasto gruppo di devoti spiritualmente avanzati. Ma il mio punto non era quello di parlare dei diversi livelli di maestri spirituali, ma piuttosto del fatto che il maestro spirituale generalmente deve essere scelto fra coloro che potete vedere in maniera regolare, che conoscete bene e di cui potete valutarne i sintomi e quanto siano avanzati, per sviluppare fede sufficiente, qualunque sia il livello di quel maestro, in modo da servirlo e far fronte agli impegni presi. Come nellíesempio dellíesercito: qualunque sia il livello del generale o del sergente, cíË soltanto un modo di agire, di procedere: si deve eseguire líordine e basta. Non esiste dire: ìLui non Ë gentileî, ìLui non Ë piacevoleî, oppure ìHa cattive abitudiniî. Naturalmente ci sono certe tipologie di cattive abitudini che i maestri spirituali, che si assumono delle responsabilit‡, non possono assolutamente avere. Ci possono perÚ essere tanti tratti della personalit‡ o delle mancanze di realizzazione interiore in un maestro spirituale ma, in ogni modo, deve essere trattato e considerato come fosse Dio, altrimenti il processo non funziona, specialmente ai vertici della dirigenza.

PoichÈ stiamo cercando di guardare verso líalto, Krsna non reciproca se noi non rispettiamo le persone che stiamo accettando come nostri maestri e non diamo loro quel tipo di deferenza dovuta. Questo Ë un consiglio per i devoti: dovete essere estremamente attenti, dovete considerare ed osservare anche coloro che sono devoti ìregolariî, che risiedono nel tempio, che sono devoti pi˘ anziani, che hanno assunto la responsabilit‡ delle vostre vite spirituali e che vi stanno dando quel tipo di guida e di consigli di cui ognuno deve essere estremamente cosciente. Menzionavo prima líargomento di mancare di rispetto al guru, guru avagya, che Ë una delle offese al santo nome. Una cosa Ë commettere una certa offesa nei confronti del proprio diksha ñ e sappiamo quanto vale ignorare o minimizzare il maestro spirituale ñ ma che significato assume questo comportamento nei confronti di quelle persone che stanno realmente prendendosi delle responsabilit‡ verso di noi? Esse ci guidano anche attraverso molte difficolt‡ per aiutarci ad avanzare nella coscienza di Krsna, mentre noi, in un modo o in un altro, li mettiamo in una categoria differente o li ignoriamo, pensando: ì» solo un amministratore, non Ë un vero guru.î Anche questa diventa una guru avagya, uníoffesa, e non importa quanto voi rispettiate questo guru. Se offendete líaltro guru il vostro avanzamento in coscienza di Krsna si riduce.

La Caitanya Caritamrta inizia con le parole vande gurum ìAdoro il mio guru e adoro i devotiî, quindi non possiamo essere selettivi su chi rispettare o chi non rispettare. Krsna si aspetta che i devoti sappiano discernere in maniera sufficiente. Anche Rupa Goswami puntualizza questo concetto quando descrive i tre differenti tipi di vaisnava e di guru. Nella spiegazione di tale verso Srila Prabhupada dice che il dovere del devoto Ë di essere abbastanza intelligente da capire il livello di avanzamento del maestro spirituale. Questa Ë una responsabilit‡ molto pesante che certamente richiede un livello di coscienza di Krsna sempre in evoluzione, ma questa intelligenza verr‡ data da Krsna. Lui ci dar‡ quel tipo díintelligenza se la stiamo cercando e se la vogliamo. E qui, praticamente, penso a me, penso se Ë veramente necessaria per non cadere in quella visione limitata delle cose che ci porta a pensare: ìIo conosco solo quella persona e non conosco nessun altro.î Questa puÚ essere una situazione molto pericolosa.
Ho gi‡ fatto questo esempio prima di oggi relativamente a quel tipo di coscienza di Krsna ìespansivaî che si vede molto spesso nelle famiglie indiane. Un giorno, mi presentarono un certo membro di una famiglia dicendo: ìQuesta Ë mia sorellaî, in realt‡ era la cognata perchÈ veniva dallíaltra famiglia, ma era considerata sorella. Quindi, la coscienza con la quale si deve agire deve essere quella che ti porta ad includere ogni persona. Nel regno del guru non ci deve essere carenza di ìspazioî in termini di rispetto e di amore, non ci deve essere esclusivit‡. Non ci deve essere solo una persona ma una realt‡ capace di espandersi, che accoglie altri, perchÈ Ë necessario per noi funzionare come una famiglia spirituale, e la famiglia prevede quel tipo di coscienza esposta nellíesempio precedente.

Ci sono due punti ai qual volevo accennare relativi al rapporto tra guru e discepolo. Due punti un poí differenti rispetto alla classica iniziazione, dove si enfatizza la posizione del diksa guru, il che deve essere sicuramente fatto, ma a volte ñ beh, in realt‡ spesso ñ questa tradizione, questa enfasi porta ad un concetto di esclusivit‡ e ha generato una de-enfatizzazione dellíim-portanza degli altri guru. CiÚ non Ë salutare per noi, ed Ë estremamente deleterio per il movimento della coscienza di Krsna. Inoltre porta ad altri tipi di impedimenti a livello di conduzione e di predica, argomenti che ora non approfondirÚ ma di cui forse avete gi‡ sentito parlare. Quando la relazione con il diksa guru non Ë contemplata nel contesto dellíassociazione ma Ë esclusiva, allora diventa prevaricante allíautorit‡.
Noi non vogliamo diventare una confederazione di discepoli che lavorano allíinterno dellíISKCON ognuno sotto il proprio guru. Questa non Ë líISKCON, potete chiamarla gaudya matha, (naturalmente non quella voluta da Baktisiddhanta Sarasvati), ora la chiamiamo líistituzione grigia. Quindi per noi la posizione del diksa guru Ë qualcosa che deve essere estremamente fluida per quel che riguarda la sua autorevolezza e il relativo rispetto diffusi allíinterno dellíassociazione. La chiarezza della posizione del guru rafforzerebbe la struttura autoritaria che Srila Prabhupada stabilÏ, struttura che consisteva nel corpo dei GBC, della segreteria e dei presidenti dei templi.

Naturalmente non consideriamo solo i templi dei giorni nostri perchÈ la maggior parte dei devoti non vive allíinterno di essi, ma fanno parte della congregazione nama hatta e di altri gruppi, e tutti hanno uníautorit‡ a cui fare riferimento. Qualunque tipo di servizio líindividuo renda, che sia quello di dare la diksa, (il diksa guru Ë un predicatore che d‡ la conoscenza trascendentale), di fare sankirtan o altri tipi di servizi, tutti questi servizi hanno un reale significato solo se diretti a servire la comunit‡ e a migliorare la societ‡, o almeno una parte di essa. Ci sono persone che si riferiscono a noi definendoci ìlíISKCON paramparaî, ma in realt‡ noi siamo la brahma madhya gaudya sampradaya e quindi, quando parlo di iniziazione intendo iniziazione nellíISKCON, dunque uníiniziazione data da uníassociazione in cui il maestro spirituale svolge un ruolo importante ñ e per questo Ë onorato ñ ma cíË uníentit‡ superiore (i GBC) di cui siamo partecipi, di cui stiamo diventando strumento e verso la quale abbiamo degli obblighi.
A volte, nel passato, si Ë verificato che qualcuno sia venuto da noi qualificandosi come guru, questo Ë accaduto qui, in questa stessa stanza. Altre volte, sempre nel passato, qualche guru lasciÚ líISKCON, ma i seguaci furono abbastanza saggi nel capire la situazione e dire: ìIo non me ne andrÚ.î Avevano realizzato che si erano uniti allíassociazione e che il loro legame era con Srila Prabhupada e con líISKCON. Non seguirono la loro decisione e quella fu certamente una scelta saggia.

Noi abbiamo una reale identit‡ e questa identit‡ Ë líAssociazione Internazionale per la Coscienza di Krsna. In realt‡, líiniziazione di cui stiamo parlando comincia molto prima, comincia quando il processo, che consiste nellíimpegnarsi per Krsna, diventa realmente serio. Forse questo processo comincia con una relazione con Krsna e allora Krsna invia il guru ñ krsna prasadam ñ cioË qualcuno che ti aiuta a continuare la missione. Il processo di sviluppo del nostro amore per Krsna continuer‡ durante tutta la nostra vita, ma nellíambito dellíorganizzazione di Srila Prabhupada. In un certo senso, il vero obiettivo Ë quello di prendere líiniziazione nella parampara e, in particolar modo, di instaurare un vero legame con Srila Prabhupada. CiÚ dimostrerebbe il nostro impegno di non voler essere dei ritvik e aggiungerebbe un ulteriore bonus a tutti i membri di questo movimento. I devoti devono realmente sapere chi Ë Srila Prabhupada e che cosa voleva, quali erano le sue istruzioni per líorganizzazione, per gli individui e per la missione. Secondo Srila Prabhupada ogni singolo membro di questo movimento si dovrebbe ritenere responsabile di tali istruzioni e il significato di questa iniziazione dovrebbe essere definito su scala internazionale. Che cosa significa essere iniziato? PuÚ líiniziato evitare di assumersi delle responsabilit‡ verso la missione? Personalmente penso di no, ma io non sono líautorit‡ manageriale di questo tempio, quindi non posso dire niente, io sono solo un guru (risate)Ö In linea di principio, se voi prendete líiniziazione state assumendovi delle responsabilit‡ nei confronti di Sri Caitanya Mahaprabhu e, dunque, dovete predicare e dovete sostenere questo movimento in qualunque modo il vostro guru decida: fare nama hatta a casa, uscire a distribuire i libri, ecc. In ultima analisi líiniziazione non Ë una cosa qualsiasi, Ë molto di pi˘. » pi˘ che avere un legame col guru. Eí uníobbligazione. Líobbligazione Ë implicita. Il vostro obbligo Ë quello di essere guru e di prendervi delle responsabilit‡ per tutto quello di cui abbiamo parlato, e che dire poi del servizio alle divinit‡. Non voglio dilungarmi oltre, molte grazie,

Srila Prabhupada ki jay.

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 Posted by on 5 November 2016 at 00:32:13 AST

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