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Nov 062016
 

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Bhagavad-Gita 2.62-72 — Los Angeles, 19 dicembre 1968

Tamāla Kṛṣṇa: “Contemplando l’oggetto dei sensi si sviluppa attaccamento per essi; e da tale attaccamento si sviluppa la lussuria, e dalla lussuria nasce la collera (BG 2.62).” SPIEGAZIONE. “Chi non è cosciente di Krishna è soggetto ai desideri materiali contemplando gli oggetti dei sensi. I sensi richiedono un impiego reale, e se non sono impegnati nel transcendentale servizio d’amore al Signore cercheranno certamente impiego al servizio del materialismo.”
Prabhupāda: Sì, ecco il segreto del metodo yoga. Yoga indriya-saṁyama. Il vero scopo dello yoga è di controllare i sensi. Le nostre attività materiali coinvolgono il senso in qualche particolare obiettivo o godimento. In ciò sta il nostro coinvolgimento materiale. E yoga significa che si devono controllare i sensi; staccare i sensi dai piaceri materiali, o dalle gioie e dolori materiali e deviarli, focalizzarli verso Viṣṇu, l’Anima Suprema all’interno d sé. Questo è il vero scopo dello yoga. Yoga non vuol dire… Naturalmente all’inizio ci sono diverse regole, posizione sedute, proprio per portare la mente sotto il controllo. Ma non è questo il fine. Il fine è quello di fermare il coinvolgimento materiale e iniziare quello spirituale. Qui è spiegato ciò. Continua a leggere.
Tamāla Kṛṣṇa: “Ognuno nel mondo materiale, compresi Śiva e Brahmā -per non parlare degli altri deva sui pianeti celesti- è soggetto all’influenza degli oggetti dei sensi.”
Prabhupāda: Si, gli oggetti dei sensi.
Tamāla Kṛṣṇa: “E l’unico modo per uscire da questo rompicapo dell’esistenza materiale è diventare coscienti di Krishna.”
Prabhupāda: Si apprende dalla letteratura Vedica che… Naturalmente ci vengono mostrati Śiva e Brahmā; anch’essi a volte sono stati attratti dagli oggetti dei sensi. Proprio come Brahmā e sua figlia Sarasvatī. Sarasvatī è considerata la forma più perfetta di bellezza femminile. Brahmā rimase incantato dalla bellezza di sua figlia solo per mostrarci l’esempio che anche personaggi come Brahmā a volte rimangono incantati. Questa māyā è così forte che egli dimenticò che lei fosse sua figlia. Per penitenza quindi, Brahmā dovette abbandonare il corpo. Queste storie sono nello Śrīmad-Bhāgavatam. Allo stesso modo anche Śiva, quando Krishna apparve davati a lui come Mohinī-mūrti. Mohinī-mūrti. Mohinī significa la più incantevole forma di bellezza femminile. Anche Śiva diventò pazzo di lei. Ovunque Lei andasse Śiva La inseguiva. E si afferma che, mentre rincorreva Mohinī-mūrti, Śiva ebbe delle emissioni. Vengono dati questi esempi. Come si afferma nella Bhagavad-gītā: daivī hy eṣā guṇamayī mama māyā duratyayā (BG 7.14). L’intera energia materiale incanta ognuno di noi con questa bellezza, la bellezza femminile. In realtà, non c’è bellezza. E’ un’illusione. Śaṅkarācārya dice: “Cercate questa bellezza, ma avete analizzato tale bellezza? Che cos’è la bellezza?” etad rakta-māṁsa-vikāram. Proprio come la forma in gesso dei nostri studenti, Govinda dāsī e Nara-nārāyaṇa, a Parigi. In questo momento non c’è attrazione; ma questo gesso di Parigi, quando sarà ben dipinto, sarà molto attraente. Allo stesso modo, questo corpo è una combinazione di sangue, muscoli e vene. Se si taglia la parte superiore del corpo e si guarda dentro, sono tutte le cose orribili e sgradevoli; ma esteriormente, così dipinto dal colore illusorio di māyā, sembra molto attraente. E ciò attrae i nostri sensi. Questa è la causa della nostra schiavitù.

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