Apr 212017
 

Srimad Bhagavatan 6.1.17 — Denver, 30 giugno 1975

Nitāi: “In questo mondo materiale, seguire il percorso dei puri devoti che sono ben educati e completamente dotati di qualifiche di prima classe, -poché hanno pienamente aderito al servizio di Nārāyaṇa come fosse la loro vita e anima- è certamente la cosa più propizia, senza alcun timore, e autorizzata dagli śāstra”.
Prabhupāda:
sadhrīcīno hy ayaṁ loke
panthāḥ kṣemo ‘kuto-bhayaḥ
suśīlāḥ sādhavo yatra
nārāyaṇa-parāyaṇāḥ
(SB 6.1.17)
Gl śāstra dicono che la compagnia dei devoti… Nārāyaṇa-parāyaṇāḥ significa devoti. Nārāyaṇa-para: uno che ha accettato Nārāyaṇa come il fine ultimo della vita. Nārāyaṇa, Krishna, Viṣṇu sono dello stesso tattva, viṣṇu-tattva. La gente non lo sa che avvicinarsi alla piattaforma dell’adorazione di Nārāyaṇa, o Viṣṇu, o Krishna, è il più elevato livello assicurato. Proprio come si stipula l’assicurazione; si viene assicurati. Assicurato da chi? Assicurato da Krishna. Krishna lo assicura: ahaṁ tvāṁ sarva-pāpebhyo mokṣayiṣyāmi (BG 18.66). Kaunteya pratijānīhi na me bhaktaḥ praṇaśyati (BG 9.31). Api cet sudurācāro bhajate mām ananya-bhāk sādhur eva sa mantavyaḥ (BG 9.30). Ci sono tante rassicurazioni per i nārāyaṇa-parā. Krishna dice personalmente: “Io ti proteggerò”. La gente soffre a causa della reazione del peccato, per l’ignoranza. Per ignoranza commettono un’azione peccaminosa, e l’azione peccaminosa reagisce. Proprio come un bambino ignorante che tocca il fuoco ardente, si brucia la mano, e soffre. Non si può dire:”Il bambino è innocente, e il fuoco l’ha bruciato!” No. Questa è la legge della natura. Ignoranza; le attività peccaminose sono compiute per ignoranza. Quindi si dovrebbe essere nella conoscenza. Ignorare la legge non è una scusa. Se si va in tribunale e se si dichiara: “Signore, non sapevo di dover soffrire, Devo andare in carcere sei mesi perché ho rubato. Non lo sapevo.” No, saputo o non saputo, si deve andare in carcere.
Pertanto, il più grande contributo alla società umana è la conoscenza. Mantenersi nell’ignoranza, nell’oscurità, non è società umana, quella è propria di cani e gatti. Poiché essi sono nell’ignoranza, nessuno può dare loro la conoscenza, né essi la possono prendere. Per questo nella società umana vi è un’istituzione per dare conoscenza. Questo è il più grande contributo. E quella conoscenza, la conoscenza suprema, è nei Veda. Vedaiś ca sarvaiḥ (BG 15.15), e tutti i Veda accertano che si deve sapere che cosa è Dio. E’ necessaio. (a parte: Non fare quel suono.) Vedaiś ca sarvaiḥ. La gente non lo sa. In tutto il mondo materiale non sanno qual è la conoscenza effettiva. Sono impegnati in cose temporanee per il piacere dei sensi, ma non sono a conoscenza di cosa sia il vero obiettivo della conoscenza. Na te viduḥ svārtha-gatiṁ hi viṣṇum (SB 7.5.31): l’obiettivo della conoscenza è conoscere Viṣṇu, Dio. Questo è l’obiettivo della conoscenza. Athāto brahma jijñāsā. Jīvasya tattva-jijñāsā (SB 1.2.10). Questa vita, la forma di vita umana, è destinata a comprendere la Verità Assoluta. E senza cercare di capire la Verità Assoluta, se semplicemente ci impegniamo a come mangiare un po’ comodamente, a come dormire un po’ comodamente o come avere un po’ di rapporti sessuali… Queste sono le attività degli animali. Si tratta di attività animali. Attività umana significa conoscere Dio. Questa è l’attività umana. Na te viduḥ svārtha-gatiṁ hi viṣṇuṁ durāśayā ye bahir-artha-māninaḥ (SB 7.5.31). Senza sapere ciò, stanno lottando per la sopravvivenza. Vogliono essere felici accomodando l’energia esterna, bahir-artha-māninaḥ. E la gente, i leader, andhā yathāndhair upanīyamānāḥ (SB 7.5.31). Chiedete a grandi scienziati, a filosofi: “Qual è lo scopo della vita?” Loro non lo sanno. Semplicemente teorizzano, questo è tutto. Il vero scopo della vita è comprendere Dio.

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