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Bhagavad-Gita 2.20 — Hyderabad, 25 novembre 1972

Ospite indiano: Oṁkāra-svarūpa. Voglio sapere: chi è il Signore tra Śiva, Viṣṇu e Brahmā, se tutti e tre sono dei?
Prabhupāda: Sono espansion di Dio. Proprio come la terra. Dalla terra vengono gli alberi, cioè il legno. Poi dall’albero puoi ottenere il fuoco; fa fumo e poi scaturisce il fuoco. Quando si ottiene il fuoco, ci si può fare il proprio lavoro. In questo modo tutto è uno, ma… Ad esempio: dalla terra il legno, dal legno il fumo, dal fumo il fuoco. Ma se ci si deve lavorare allora è necessario il fuoco, sebbene tutti siano uno. Similmente ci sono i deva Brahmā, Viṣṇu, Maheśvara. Quindi, se dovete lavorare, allora dovete avere il fuoco, Viṣṇu, sattama, sattva-guṇa. Questo è il procedimento. Sebbene siano uno, il vostro lavoro può essere completato con Viṣṇu, non con gli altri. Qual è il mio lavoro? Il mio lavoro è quello di uscire da questa stretta materiale. Quindi, se qualcuno è ansioso di essere liberio da questa stretta materiale allora deve prendere rifugio in Viṣṇu, nessun altro.
Ospite: Cortesemente, vorrei sapere ciò che è il desiderio. Finché c’è il desiderio non possiamo realizzare Dio. E anche voler realizzare Dio è un desiderio.
Prabhupāda: Per desiderio s’intendono i desideri materiali: se pensi che sei indiano e il tuo desiderio è come migliorare il tuo Paese, ci sono così tanti desideri, anche se sei un uomo di famiglia. Quindi questi sono tutti i desideri materiali. Finché si è avvolti dai desideri materiali si è condizionati dalla natura materiale. Non appena pensi che non sei indiano o americano, che non sei brāhmaṇa o kṣatriya, che tu sei un eterno servitore di Krishna, allora questo si chiama desiderio purificato. Il desiderio c’è, ma è necessario purificare il desiderio. Come ho spiegato poco fa. sarvopādhi-vinirmuktam (CC Madhya 19.170). Questi sono upādhi. Supponi di indossare una giacca nera. Vuol dire che sei una giacca nera? Se io ti chiedo: “Chi sei?” E tu dici: “Sono una giacca nera”, è la risposta giusta? No. Allo stesso modo noi siamo riivestiti; vestito americano o vestito indiano. Quindi, se qualcuno ti chiede: “Chi sei?” “Io sono indiano”, questa identificazione è errata. Se dici: “Ahaṁ brahmāsmi”, quella è la tua vera identificazione. E’ necessaria questa realizzazione.
Ospite: Come la posso ottenere?
Prabhupāda: Devi sottoporti a tapasā brahmacaryeṇa (SB 6.1.13). Questo è il principio a cui sottoporsi. Ādau śraddhā tataḥ sādhu-saṅgo ‘tha bhajana-kriyā (Brs 1.4.15–16). Devi adempiere alla procedura, poi lo realizzerai.
Ospite: Ieri c’era la storia di un devoto che aveva rinunciato a tutto in questo mondo ed era andato nella foresta; cantava il nome di Krishna e così via, ma era una specie di yogī. Si affezionò a un cerbiatto, e così all’istante della morte pensò al cerbiatto, e la nascita successiva divenne un cervo. Non l’aveva desiderato intenzionalmente, ma in ogni caso andò così.
Prabhupāda: No, c’era il desiderio. Pensava al cerbiatto. C’era il desiderio.
Ospite: Pensiamo a così tante cose.

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