Dec 312016
 

Bhagavad-Gita 6.2-5 — Los Angeles, 14 febbraio 1969

Devoto: Verso 2. “Ciò che si chiama rinuncia non è diverso dallo yoga, l’unione col Supremo, perché nessuno può diventare uno yogī se non rinuncia al desiderio della gratificazione dei sensi (BG 6.2).
Prabhupāda: Questo è il punto della pratica dello yoga. Yoga significa unirsi. Nel nostro stato condizionato, pur essendo parte integrante del Supremo, al momento siamo separati. Ad esempio, questo dito è parte integrante del vostro corpo, ma se è separato, amputato, non ha alcun valore. Ma finché è unito a questo corpo il suo valore è milioni di dollari o anche di più. Se subentrasse una qualche malattia spendereste qualsiasi somma per curarlo. Allo stesso modo noi in questo momento, allo stato condizionato dell’esistenza materiale, siamo separati da Dio e quindi molto restii a parlare di Dio, a volerLo comprendere, a relazionare con Lui; pensiamo che sia semplicemente una perdita di tempo. Tutti sanno che incontrandoci in questo tempio cosciente di Krishna si parla di Dio, così come in qualsiasi chiesa; e le persone non sono molto interessate. Pensano che sia una sorta di distrazione in nome dell’avanzamento spirituale, una semplicemente perdita di tempo. Meglio usare quel tempo per guadagnare qualche soldo o per godersi il piacere dei sensi in un club o in un ristorante. Si trae pacere nel diffamare Dio. Coloro che dipendono troppo dal piacere dei sensi non sono idonei per il metodo yoga. Il metodo yoga non consiste nel fare tante sciocchezze per la gratificazione dei sensi e poi sedersi semplicemente a meditare. Così è semplicemente un imbroglio colossale senza alcun senso. Il metodo yoga consiste innanzitutto nel controllo dei sensi, yama e niyama. Ci sono otto diverse fasi nell’esecuzione dello yoga: yama, niyama, āsana, dhyāna, dhāraṇā, prāṇāyāma, pratyāhāra, samādhi. Quindi, all’inizio di questo capitolo si parlerà prima di tutto di Krishna che insegnerà che cosa sia il metodo yoga. Per questo inizialmente Krishna dice che nessuno può diventare uno yogī a meno che non rinunci al desiderio di gratificazione dei sensi. Chiunque indulga nella gratificazione dei sensi è un insensato, non uno yogī. Non può essere uno yogī. Lo yoga consiste nello stretto celibato, niente vita sessuale; questo è lo yoga. Nessuno può diventare uno yogī se indulge nella vita sessuale. I cosiddetti yogī arrivano nel vostro Paese e dicono: “Sì, potete fare qualsiasi cosa vogliate. Meditate, vi do un mantra.” Queste sono tutte sciocchezze. Qui viene autorevolmente dichiarato che nessuno può diventare uno yogī a meno che non rinunci al desiderio di gratificazione dei sensi. Questa è la prima condizione. Continua.
Devoto: Verso 3, “Per il neofita che inizia la via dello yoga in otto fasi l’azione è considerata il mezzo, mentre per colui che è già situato nello yoga l’abbandono di tutte le attività materiali è considerato il mezzo (BG 6.3).”
Prabhupāda: Sì, ci sono due livelli. Uno che sta praticando lo yoga per arrivare alla piattaforma della perfezione, e uno che ha raggiunto la piattaforma della perfezione. Finché non si giunge al livello della perfezione, mentre si tenta soltanto, in quel momento ci sono tante opere, cioè il metodo delle āsana, yama, niyama… Generalmente nel vostro Paese ci sono molte associazioni di yoga che mostrano questo metodo delle āsana, ossia come sedersi, le diverse posture. Ciò aiuta, ma quella è semplicemente la procedura per giungere alla piattaforma effettiva. È semplicemente un mezzo. La reale perfezione dello yoga è differente da quella procedura ginnica fisica. Ci sono due livelli. Uno consiste nel cercare di raggiungere la piattaforma della perfezione e l’altro è di colui che ha raggiunto la piattaforma della perfezione.

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