Jul 162016
 

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Lettura dello Srimad Bhagavatan 6.1.55 — Londra, 13 agosto 1975

Quindi, noi esseri viventi, siamo parti integranti di Krishna. Proprio come il fuoco e i piccoli frammenti di fuoco, le scintille; la nostra posizione è come quella. O il sole, e le piccole particelle di elementi brillanti che combinate insieme diventano il sole. Il sole, che noi vediamo tutti i giorni, non è una mistura omogenea. Ci sono molecole, molto piccole, particelle brillanti. Quindi siamo così, molto piccoli… Come ci sono gli atomi, atomi di materia che nessuno può contare, allo stesso modo, ci sono scintille atomiche di Dio. Di quanti siamo non vi è alcun conteggio. asaṅkhyā. asaṅkhyā significa che non possiamo contarli. Sono così tanti gli esseri viventi. Quindi siamo particella molto piccole, e siamo venuti qui, in questo mondo materiale. Proprio come gli Europei, in particolare, che vanno in altri paesi per colonizzarli, per utilizzarne le risorse materiali per la loro gratificazione dei sensi. L’America è stata scoperta, e gli Europei sono andati lì. L’idea era di andare lì e… ora stanno cercando di andare sulla Luna per scoprire se c’è qualche vantaggio. Questa è la tendenza dell’anima condizionata. Così sono venute in questo mondo materiale. krishna bhuliya jīva bhoga vāñchā kare. Significa che puruṣa è bhoktā.
Bhoktā. Krishna è in realtà bhoktā. Bhoktāraṁ yajña-tapasām (BG 5.29). Così noi imitiamo Krishna. Questa è la nostra posizione. Ognuno sta cercando di diventare Krishna. I māyāvādī, anche se devono sottostare a penitenze e austerità molto strettamente seguono i principi della vita spirituale ma siccome sono sotto l’influenza di māyā, alla fine pensano di essere Dio, puruṣa. La stessa malattia, puruṣa. puruṣa significa bhoktā. Quel “Io sono Krishna”…bhoktāraṁ yajña… E anche dopo aver progredito tanto con austerità, penitenze, seguendo i principi regolatori māyā è così forte che tuttavia rimangono sotto questa impressione di essere puruṣa Non solo un puruṣa ordinario, ma il Supremo puruṣa, come viene definito Krishna nella Bhagavad-Gita. paraṁ brahma paraṁ dhāma pavitraṁ paramaṁ bhavān, puruṣam śāśvata (BG 10.12): “Tu sei il puruṣa”. Quindi māyā è così forte che anche dopo essere stato preso a calci per così tante vite vita dopo vita, ancora sta pensando: “Io sono il puruṣa. Io sono il fruitore.” Questa è la malattia.
Quindi qui si dice: eṣa prakṛti-saṅgena puruṣasya viparyayaḥ. La sua vita materiale è iniziata da questa concezione di essere il puruṣa, il goditore. E poiché non può rinunciare a questa idea di essere il goditore vita dopo la vita è viparyayaḥ, in una condizione capovolta. Condizione capovolta perché… siccome l’entità vivente è parte integrante di Dio, e Dio è sac-cid-ānanda-vigrahaḥ (Bs. 5.1), quindi siamo anche noi sac-cid-ānanda-vigrahaḥ, dei piccoli sac-cid-ānanda-vigrahaḥ, ma la nostra posizione è prakṛti, non puruṣa. Proprio come Rādhā e Krishna che sono della stessa qualità. rādhā-kṛṣṇa-praṇaya-vikṛtir hlādinī-śaktir asmāt Essi sono uno, ma tuttavia Rādhā è prakṛti e Krishna è puruṣa. Allo stesso modo, noi siamo prakṛti, anche se parti integranti di Krishna, ma Krishna è puruṣa. Quindi, quando non correttamente pensiamo di diventare puruṣa, ciò viene detto māyā or viparyayaḥ. Questo è affermato qui: evaṁ prakṛti-saṅgena puruṣasya viparyayaḥ viparyayaḥ significa che esiste per godere effettivamente con il puruṣa. Quando puruṣa and prakṛti, maschio e femmina, godono, ottengono lo stesso piacere, ma uno è puruṣa e uno è prakṛti. Allo stesso modo, Krishna è puruṣa, e noi siamo prakṛti. Se godiamo con Krishna, allora c’è ānanda, sac-cid-ānanda. Questo abbiamo dimenticato. Vogliamo essere puruṣa. Quindi in un modo o nell’altro, questa condizione è venuta a esistere: la falsa concezione di diventare puruṣa, fruitore. E quindi qual è il risultato? Il risultato è che stiamo cercando di essere fruitori vita dopo vita, ma noi siamo i goduti, non siamo i goditori. Stiamo semplicemente lottando per diventare goditori. Questa è la nostra posizione.
Così come si può fermare questa lotta e raggiungere la posizione originale? E’ affermato qui. Sa eva na cirād īśa-saṅgād vilīyate. Questa falsa concezione della vita di essere il puruṣa può essere sconfitta definitivamente Come? iśa-saṅga, associandoci con Dio, Īśa. Īśa significa controllore Supremo. Īśa-saṅga. “Allora, dove è Īśa? Non vedo Īśa. Non riesco a vederLo… Lo stesso Krishna è Īśa, il Supremo, ma non riesco a vederlo”. Ma Krishna è lì. Sei tu che sei cieco. Perché non Lo vedi? Siccome non lo puoi vedere, devi aprire gli occhi, non tenerli chiusi. Questo è l’impegno del guru. Il guru apre gli occhi.
ajñāna-timirāndhasya
jñānāñjana-śalākayā
cakṣur unmīlitaṁ yena
tasmai śrī-gurave namaḥ
(Gautamīya Tantra)
Quindi come fa Krishna ad aprirci gli occhi? Con jñānāñjana-śalākayā. Proprio come nel buio non si vede nulla. Ma se c’è un fiammifero e una candela, se la candela viene accesa, allora possiamo vedere. Allo stesso modo, l’occupazione del guru è quella di aprirci gli occhi. Aprire gli occhi per dare la comprensione che non siete puruṣa, siete prakṛti. Cambiate le vostre opinioni. Questa è la coscienza di Krishna.

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