Feb 122017
 

Bhagavad Gita 6.46-47 — Los Angeles, 21 febbraio 1969

Devoto: “Lo yogi è più elevato dell’asceta, del filosofo e dell’uomo che aspira ai frutti dell’azione. Perciò, in ogni circostanza sii uno yogī, o Arjuna. (BG 6.46)”
Prabhupāda: Lo yogī è la più alta condizione perfetta materiale di esistenza. Ci sono diversi gradi di vita all’interno di questo mondo materiale, ma se uno si stabilisce nel principio dello yoga, soprattutto in questo principio del bhakti-yoga, significa che egli sta vivendo nella fase più completa della vita. Perciò Krishna raccomanda ad Arjuna: “Mio caro amico Arjuna, in tutte le circostanze, sii uno yogī, mantienti uno yogī.” Sì, vai avanti.
Devoto: “E di tutti gli yogī, colui che dimora sempre in Me con grande fede, e Mi adora servendoMi con un amore trascendentale, è il più intimamente legato a Me nello yoga, ed è il più grande di tutti. (BG 6.47)”
Prabhupāda: Qui si afferma chiaramente che tra tutti gli yogī… Ci sono diversi tipi di yogī: aṣṭāṅga-yogī, haṭha-yogī, jñāna-yogī, karma-yogī, bhakti-yogī- e il bhakti-yoga è la più alta piattaforma dei principi dello yoga. Così Krishna dice qui: “E di tutti gli yogī” -ci sono diversi tipi di yogī- “Di tutti gli yogī, colui che dimora sempre in Me”, Me significa, Krishna dice “in Me.” Ciò indica che uno che si mantiene sempre nella coscienza di Krishna. “Dimora in Me con grande fede, e Mi adora servendoMi con un amore trascendentale, è il più intimamente legato a Me ed è il più grande di tutti.” Questo è l’insegnamento principale di questo Capitolo, il Sāṅkhya-yoga: se si vuole diventare perfetti yogī del livello più elevato, allora bisogna mantenersi nella coscienza di Krishna; così si diventa yogī di prima classe. Continua.
Devoto: SPIEGAZIONE, “La parola sanscrita bhajate, è significativa.”
Prabhupāda: Questa parola bhajate appare nell’originale verso in sanscrito,
yoginām api sarveṣāṁ
mad-gatenāntar-ātmanā
śraddhāvān bhajate yo māṁ
sa me yuktatamo mataḥ
(BG 6.47)
Questa parola sanscrita, bhajate, viene dalla radice bhaj, bhaj-dhātu. Si tratta di un verbo, bhaj-dhātu, bhaj significa prestare servizio, bhaja. Quindi questa stessa parola è usata in questo verso, bhaj-dhātu. Ciò indica chi è devoto. Chi presta servizio a Krishna se non un devoto? Supponiamo che si stia prestando servizio qui. Perché? È possibile rendere servizio ovunque, e ottenere mille dollari o duemila dollari ogni mese. Ma qui si arriva a prestare il proprio servizio senza alcuna retribuzione, perché? A causa dell’amore per Krishna. Quindi questo bhaja, il servizio, il servizio amorevole, si fonda sull’amore per Dio. Altrimenti perché uno dovrebbe sprecare il suo tempo per niente? Qui questi studenti, sono impegnati in tante cose. Qualcuno nel giardinaggio, qualcuno sta scrivendo, qualcuno sta cucinando, qualcuno sta facendo qualcosa d’altro, qualsiasi cosa. Ma è in relazione a Krishna. Pertanto la coscienza di Krishna è prevalente, sempre, 24 ore. Questo è il tipo più elevato di yoga. Yoga significa mantenere intatta la vostra coscienza con Viṣṇu, o Krishna, il Signore Supremo. Questa è la perfezione dello yoga. Qui lo è automaticamente, anche un bambino può farlo. Il bambino viene insieme a sua madre e s’inchina, “Krishna, mi inchino.” Così è anch’egli cosciente di Krishna. Un bambino piccolo batte le mani. Perché? “Ehi, Krishna!” Quindi, in qualsiasi modo, ognuno ricorda sempre Krishna, si mantiene cosciente di Krishna. Anche un bambino, qui, è lo yogī più elevato. La nostra non è vanagloria. Lo si afferma in una Scrittura autorizzata come la Bhagavad-gītā. Noi non diciamo che abbiamo creato queste parole per la nostra vanagloria. No, è una realtà. Anche un bambino può stabilirsi nella più alta piattaforma della pratica dello yoga in questo tempio. Questo è il dono più grande di questo Movimento per la Coscienza di Krishna.

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