Jun 212017
 

Bhagavad Gita 16.07 – Hyderabad

Questo pubblico asurico non sa quale destinazione prendere. Dicono di essere interessati al sé ma, questi mascalzoni, non sanno quale sia il proprio interesse perché, fin dall’inizio della loro vita, si sbagliano. Pensano che questo corpo sia il sé; come riconosceranno l’interesse del sé? Il principio di base è sbagliato. Dehātma-buddhi. I cani, i gatti, pensano “Io sono questo corpo”; e gli asura hanno lo stesso interesse. Non sanno, e nemmeno cercano di capire. Dehino ‘smin yathā dehe (BG 2.13). All’interno di questo corpo c’è l’anima spirituale. Essi non possono capire. Pertanto fraintendono il loro stesso interesse. Reale interesse per il sé significa: “io sono un’anima spirituale. Io sono figlio di Dio. Mio padre è molto, molto ricco, opulento. Ho rinunciato alla compagnia di mio padre, perciò soffro.” In caso contrario, non c’è questione di sofferenza. Ne abbiamo avuto esperienza. Il figlio di un uomo molto ricco, perché dovrebbe soffrire? Così, qui Krishna dice: ahaṁ bīja-pradaḥ pitā (BG 14.4), “Io sono il padre che dà il seme di tutti gli esseri viventi.” Dio significa ṣaḍ-aiśvarya-pūrṇaḥ (CC Ādi 2.5), sei tipi di perfezioni. Egli è completo. Lui è il proprietario di tutto, bhoktāraṁ yajña-tapasāṁ sarva-loka-maheśvaram (BG 5.29). Quindi, se io sono il figlio di una persona che è proprietaria di tutto, che motivo ho di soffrire? Dunque, il principio di base dell’interesse per il sé, è perduto.

Quindi questo Movimento per la Coscienza di Krishna è per ravvivare la loro coscienza. Voi non siete questo corpo. Siete anime spirituali. Voi siete parte integrante di Dio, perché dovreste soffrire? Coltivate la coscienza di Krishna; e semplicemente coltivando la coscienza di Krishna tornerete a casa, da Dio, e allora sarete felici.” Krishna lo conferma. Duḥkhālayam aśāśvatam, nāpnuvanti mahātmānaḥ saṁsiddhiṁ paramāṁ gatāḥ; mām upetya (BG 8.15): “Se qualcuno viene a Me,” mām upetya, “poi non torna di nuovo in questo mondo materiale, che è duḥkhālayam aśāśvatam (BG 8.15).” Questo posto è un luogo di sofferenza. Siccome non conoscono il proprio interesse, questo luogo di sofferenza lo stanno accettando come luogo di divertimento. Ma in realtà è un luogo di sofferenza.

Perché coprite questo corpo? Il corpo è causa di sofferenza, e a contatto con l’atmosfera sento freddo. Perciò lo devo coprire. Si tratta di una soluzione per mitigare la sofferenza. E’ una condizione di sofferenza, ma in un modo o nell’altro stiamo cercando di alleviare le sofferenze. Allo stesso modo, anche nella stagione estiva c’è sofferenza. In quel momento non vogliamo questi rivestimenti; vogliamo ventilatori elettrici. Quindi c’è sempre sofferenza. Sia nella stagione estiva o invernale, la sofferenza ci deve essere. Non arriviamo a capirlo. Ciò è dovuto alla nostra svabhāva asurica. Quindi non mettiamolo in discussione. Nella stagione estiva e nella stagione invernale… Nella stagione estiva, ci piace qualcosa di fresco; e nella stagione invernale vogliamo qualcosa di caldo. Quindi ci sono due cose. Così a volte il calore è sofferenza; e a volte anche questo freddo è sofferenza. Allora, dove è il divertimento? Noi desideriamo semplicemente: “In questo momento, se ci fosse caldo…” Ma anche il caldo è sofferenza. Perciò Krishna dice: “Non preoccupatevi di questa sofferenza. Essa continuerà. Pensate che nella stagione estiva qualcosa sia molto piacevole. La stessa cosa nella stagione invernale non sarà piacevole. Vanno e vengono. Non preoccupatevi di questi cosiddetti sofferenza e piacere. Fate il vostro dovere, in coscienza di Krishna”.

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