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Sep 172016
 

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Lettura — Bombay, 1 aprile 1977

Prabhupāda: Com’è quel verso? divya-jñāna hṛde prakāśito. Recitatelo. (Indiani ripetono) Quello precedente?
Ospiti indiani: Prema-bhakti yāhā hoite, avidyā vināśa yāte, divya-jñāna hṛde prakāśito.
Prabhupāda: Quindi la necessità è prema-bhakti. Prema-bhakti yāhā hoite, avidyā vināśa yāte, divya-jñāna. Quindi cosa è divya-jñāna? Divya significa trascendente, non materiale. tapo divyam (SB 5.5.1). divyam significa che siamo una combinazione di materia e spirito. Quello spirito è divya, trascendentale. apareyam itas tu viddhi me prakṛtiṁ parā (BG 7.5). Ciò è parā prakṛti, superiore. Se vi è un’identità superiore, per capire questa identità superiore è richiesta una conoscenza superiore, non la conoscenza ordinaria. Divya-jñāna hṛde prakāśito. Quindi questo è il dovere del guru, risvegliare quel divya-jñāna. Divya-jñāna. E poiché il guru illumina con questa divya-jñāna, allora viene adorato. Questo ci vuole. Gli odierni…odierni o da sempre, è comunque māyā; quella divya-jñāna non si manifesta mai. Sono tenuti al buio dalla adivya-jñāna. Adivya-jñāna significa “Io sono questo corpo.” “Sono indiano, sono americano, sono hindù, sono musulmano”, questa è adivya-jñāna. Dehātma-buddhiḥ. Yasyātma-buddhiḥ kuṇape tri (SB 10.84.13). Io non sono questo corpo.
Percui l’inizio di divya-jñāna c’è quando cerchiamo di capire che “Io non sono questo corpo. Io sono un elemento superiore, io sono un’anima spirituale. Quella è inferiore. Quindi, perché dovrei rimanere in questa conoscenza inferiore?” Non dovremmo rimanere nell’inferiore. Conoscenza inferiore significa oscurità. Tamasi mā, l’ingiunzione vedica è: “Non rimanere nella conoscenza inferiore”; jyotir gamaḥ: “Andate verso la conoscenza superiore”. Quindi si adora il guru perché ci dà la conoscenza superiore. Non questa conoscenza -come mangiare, come dormire, come avere vita sessuale e difenderci. Generalmente i leader politici, i leader della società, danno questa conoscenza -come mangiare, come dormire, come fare sesso, come difendersi. Un guru non si occupa di queste cose. Egli è divya jñāna, conoscenza superiore. Questo ci vuole. Questa forma di vita umana è l’occasione per risvegliare quella divya-jñāna hṛde prakāśito. E se lui ci mantiene all’oscurità di quella divya-jñāna, se solamente ci addestra a come mangiare, come dormire, come fare sesso e come difenderci, allora la vita sarà perduta. Quella è una grande perdita. mṛtyu-saṁsāra-vartmani. Aprāpya māṁ nivartante mṛtyu-saṁsāra-vartmani (BG 9.3). Una vita molto rischiosa se non risvegliamo la nostra divya-jñāna; dovremmo sempre ricordarlo. Vita molto rischiosa -ancora una volta gettati tra le onde di nascita e morte, senza sapere dove stiamo andando. E’ una cosa seria. Questa coscienza di Krishna è divya-jñāna. Non è conoscenza ordinaria. Tutti dovrebbero cercare di capire questa divya-jñāna. Daivīṁ prakṛtim āśritam. Perciò chi è interessato a questa divya-jñāna è chiamato daivīṁ prakṛtim āśritam. Divya deriva dalla parola sanscrita daivī. Dal sanscrito daivī, divya, aggettivo.
Percui: mahātmānas tu māṁ pārtha daivīṁ prakṛtim āśritāḥ (BG 9.13), “Colui che ha adottato questo metodo divya-jñāna è un mahātmā”. Il mahātmā non è fatto per autorizzare a ricevere conoscenza di come mangiare, come dormire, come avere sesso. Questa non è la definizione degli śāstra. sa mahātmā su-durlabhaḥ.
bahūnāṁ janmanām ante
jñānavān māṁ prapadyante
vāsudevaḥ sarvam iti
sa mahātmā…
(BG 7.19)
Il mahātmā è colui che ha ottenuto questa divya-jñāna, vāsudevaḥ sarvam iti sa mahātmā. Ma ciò è molto, molto raro. Altrimenti il mahātmā è come questi che vagabondano per la strada. Questa è la loro occupazione. Quindi dovreste sempre ricordare queste parole: adivya-jñāna hṛde prakāśito. E siccome il maestro spirituale illumina con la divya-jñāna ci si sente obbligati a lui. Yasya prasādād bhagavat-prasādo yasya prasādān na gatiḥ kuto ‘pi. Quindi questo guru-pūjā è essenziale, come essenziale è l’adorazione alla Divinità. Non è un’adorazione spiccia; è il processo di illuminazione, il divya-jñāna.
Grazie molte.

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