Nov 122016
 

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Bhagavad-Gita 2.62-72 — Los Angeles, 19 dicembre 1968

Tamāla Kṛṣṇa: “E’ solo una questione di comprendere e accettare la realtà dei fatti. Khaṭvāṅga Mahārāja raggiunse questo stato pochi minuti prima della sua morte arrendendosi a Krishna. Nirvāṇa significa porre fine alla vita materialistica. Secondo la filosofia del Buddha dopo questa vita materiale c’è solo il vuoto. Ma la Bhagavad-gītā insegna in modo diverso: la vera vita inizia dopo il completamento di questa vita materiale. Per il materialista grossolano è sufficiente sapere che si deve porre fine al modo materialistico di vivere, ma per le persone spiritualmente avanzate c’è un’altra vita dopo questa. Pertanto prima di terminare questa vita, se fortunatamente si diventa coscienti di Krishna, si raggiunge certamente e subito lo stadio di Brahma-nirvāṇa. Non c’è differenza tra il regno di Dio e il servizio di devozione al Signore poiché entrambi sono sul piano assoluto; essere impegnati nel servizio d’amore al Signore vuol dire aver raggiunto il regno spirituale. Nel mondo materiale si agisce per la gratificazione dei sensi mentre nel mondo spirituale ci sono attività coscienti di Krishna. Pertanto, la realizzazione della coscienza di Krishna anche durante questa vita è il raggiungimento immediato del Brahman; e chi è situato nella coscienza di Krishna è già entrato certamente nel regno di Dio. Śrīla Bhaktivinoda Ṭhākura ha definito il Secondo Capitolo della Bhagavad-gītā come la sintesi dell’intero testo. Nella Bhagavad-gītā i temi trattati sono il karma yoga, il jñāna-yoga e il bhakti-yoga. Nel Secondo Capitolo il karma-yoga e il jñāna-yoga sono stati chiaramente discussi ed è anche stato dato un accenno di bhakti-yoga . Così terminano gli insegnamenti di Bhaktivedanta sugli argomenti contenuti nel Secondo Capitolo della Śrīmad Bhagavad-gītā
Prabhupāda: Grazie. Ci sono domande?
Tamāla Kṛṣṇa: Sono sempre stato confuso a riguardo. Qui si dice che un puro devoto come Haridāsa Ṭhākura non può cadere vittima delle tentazioni di Māyādevī ma sia Brahmā che Śiva potrebbero caderne vittime. Ho sempre pensato che fossero puri devoti del Signore.
Prabhupāda: Sono puri devoti, ma sono guṇāvatāra. Brahmā è la suprema personalità in questo universo materiale, il padre di tutti gli esseri viventi; quindi loro sono… Naturalmente, se analizziamo molto scrupolosamente, Haridāsa Ṭhākura, nel servizio di devozione, è in una posizione più elevata di quella di Brahmā sebbene sia considerato l’incarnazione di Brahmā, Brahmā Haridāsa. Quindi non dovremmo essere disturbati quando vediamo Brahmā e Śiva attratti in quel modo; dovremmo prendere l’insegnamento che, se Brahmā e Śiva a volte diventano vittime di māyā, che dire di noi? Perciò staremo molto, molto attenti. C’è la possibilità di cadere anche nella condizione di Brahmā e Śiva, che dire delle persone comuni. Quindi dovremmo essere fortemente inclini alla coscienza di Krishna come Haridāsa Ṭhākura così saremo in grado di superare facilmente le lusinghe di māyā. Questo è ciò che si deve intendere. Non che Brahmā ha dimostrato debolezza e quindi è debole o inferiore. No. Questo è per insegnarci.

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