Jun 212017
 

Srimad Bhagavatan 07.06.02 – Vrndavana

Prabhupāda: Non c’è questione di unità. Questa unità è illusoria. Ci deve essere esistenza separata, e così c’è la soddisfazione. Un amico ama il suo amico, e l’altro amico ricambia l’amore. Questa è soddisfazione, non: “Tu sei mio amico e io sono tuo amico. Diventiamo uno”. Questo non è possibile, e questa non è la soddisfazione. Pertanto, coloro che sono māyāvādī, diventati uno con il Supremo, non sanno veramente che cosa sia la soddisfazione. Artificialmente cercano di diventarle uno. Ciò non è soddisfazione. Ye ‘nye ‘ravindākṣa vimukta-māninas tvayy asta-bhāvād aviśuddha-buddhayaḥ (SB 10.2.32). Il māyāvādī pensa: “Ora ho realizzato il Brahman. Io sono Brahman, un’anima spirituale. Quindi io diventerò uno con l’anima spirituale Suprema non appena questo corpo finisce.” E’ detto: gatākāśa potakāśa; ma ciò non è vera soddisfazione. Ye ‘nye ‘ravindākṣa vimukta-māninaḥ. Gli altri pensano: “Ora sono liberato, sono uno con il Supremo.” Ma in realtà pensano in modo innaturale. Ye ‘nye ‘ravindākṣa vimukta-māninas tvayy asta-bhāvād aviśuddha-buddhayaḥ. Perché non hanno le giuste informazioni per come diventare pienamente soddisfatti; per questo sono aviśuddha-buddhayaḥ: la loro intelligenza non è ancora pura, è impura, è ancora materiale. Āruhya kṛcchreṇa paraṁ padaṁ tataḥ patanty adho anādṛta-yuṣmad-aṅghrayaḥ (SB 10.2.32).

Perciò si trovano sannyāsīs māyāvādī che tornano di nuovo a servire l’umanità, a servire gli animali, a servire questo e quello, il Paese, la società. Questo è il māyāvāda: aviśuddha-buddhayaḥ. Non poteva rimanere nell’elevata condizione tra il servitore e il servito. Il Signore Supremo è servito e noi siamo servitori. Poiché non abbiamo potuto ottenere per quella posizione, allora… La mia collocazione è quella di servire. Non mi piaceva servire Krishna, volevo diventare uno con Lui. Quindi la mia posizione non è chiara. Pertanto, invece di servire Krishna, torno nuovamente a servire l’umanità, la comunità, la nazione e così via. Il servizio non può essere rifiutato. Ma poiché loro sono aviśuddha-buddhayaḥ, non adeguatamente formati, nel loro stato mentale impuro, invece di servire Krishna, siccome sono bramosi di offrire servizio ma sono nirākāra, nirviśeṣa, senza Krishna, allora chi serviranno? Come sarà utilizzato lo spirito di servizio? Quindi tornano di nuovo al paese, alla società… Si sono arresi già una volta: brahma satyaṁ jagan mithyā, “Tutto è mithyā”. Ma loro non sanno che in realtà offrire servizio è la vera vita di beatitudine. Questo loro non lo sanno. Āruhya kṛcchreṇa paraṁ padaṁ tataḥ patanty adhaḥ (SB 10.2.32). Per questo ricadono nuovamente nelle attività materiali.

Queste cose succedono a causa di una concezione della vita non chiara. Questo è Prahlāda Mahārāja. Pertanto, la chiara concezione della vita -come servire Dio, Krishna- si chiama bhāgavata-dharma. Questo dovrebbe essere insegnato ai bambini. In caso contrario, quando è impegnato in servizi senza senso, sarà molto difficile trascinarlo via da questo falso impegno e stabilirlo di nuovo nel servizio a Krishna. Quando siamo bambini -quindi non inquinati- dovremmo essere formati nel bhāgavata-dharma. Questo è l’argomento di Prahlāda Mahārāja. Kaumāra ācaret prājño dharmān bhāgavatān iha durlabhaṁ mānuṣa (SB 7.6.1). Noi stiamo servendo. Gli uccelli stanno servendo. Hanno i loro piccoli. lavorano faticosamente, raccolgono cibo e glielo portano in bocca; e i piccoli cantano: “Mamma, mamma, dammi, dammi”, e mangiano il cibo. C’è servizio. C’è servizio. Non pensiate che qualcuno sia senza servizio. Ognuno sta servendo. Una persona lavora giorno e notte. Perché? Per servire la famiglia, i figli, la moglie. Si continua a servire, ma non si sa dove offrire il servizio. Perciò Krishna ha detto: sarva-dharmān parityajya mām ekaṁ śaraṇaṁ (BG 18.66), “Servi Me. Sarai felice”. Questa è la filosofia del bhāgavata-dharma.

Grazie mille.

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