Feb 122017
 

Bhagavad Gita 6.35-45 — Los Angeles, 20 febbraio 1969

Prabhupāda: La pratica dello yoga viene spiegata nella discussione tra Krishna e Arjuna. Ora, supponiamo che io pratichi yoga, intendo il vero yoga, non lo pseudo yoga, e non riesca a farlo bene, fallisco. Qual è il risultato? Supponiamo che io abbandoni il mio lavoro, abbandoni la mia occupazione ordinaria e cominci a praticare lo yoga ma, in un modo o nell’altro, non lo completo, fallisco nell’intento. Allora qual è il risultato? Questo viene chiesto da Arjuna, e poi ci sarà la risposta di Krishna.
Devoto: “Arjuna disse: Qual è il destino di chi ha fede ma non persevera? Di chi intraprende la via della realizzazione spirituale ma che in seguito desiste a causa della mentalità materiale e quindi non raggiungere la perfezione mistica? (BG 6.37)” SPIEGAZIONE: “Il percorso della realizzazione del sé, o il misticismo, è descritto nella Bhagavad-gītā. Il principio di base della realizzazione spirituale è la conoscenza che l’essere vivente non è questo corpo materiale, ma che lui è diverso da esso, e la sua felicità è in un’esistenza di eternità, beatitudine e conoscenza”.
Prabhupāda: Ora, prima di arrivare al punto di realizzazione del sé, si deve considerare, come detto all’inizio della Bhagavad-gītā, di non essere questo corpo, che l’essere vivente non è questo corpo materiale, ma è diverso da esso, e che la sua felicità è nella vita eterna. Questa vita non è eterna. La perfezione nella pratica yoga consiste nell’ottenere la vita eterna, una vita beata e piena di conoscenza. Questa è la perfezione. Quindi dobbiamo eseguire qualsiasi metodo yoga con tale obiettivo. Non che io frequento qualche lezione di yoga per ridurre il grasso o per mantenere il mio corpo in forma per il piacere dei sensi. Questo non è il fine del metodo yoga. Ma alla gente viene insegnato così, che se si pratica lo yoga ci si sottopone ad esercizi per mantenere il proprio corpo in forma. Ci sono molti metodi di esercizio fisico, il metodo Sandow, questo metodo del sollevamento pesi, ci sono anche molte tecniche sportive che mantengono il corpo in forma, che permettono di digerire molto bene, ridurre il grasso. Per questi propositi non c’è bisogno di praticare lo yoga. Il vero scopo è questo: rendersi conto che io non sono questo corpo. Voglio la felicità eterna, voglio conoscenza completa, voglio anche una vita eterna; questo è il fine ultimo dello yoga.
Devoto: “Ciò è trascendentale, al di là di corpo e mente. Lla realizzazione del sé la si ricerca attraverso il percorso della conoscenza, la pratica del misticismo in otto fasi, o il bhakti-yoga. In ognuno di questi metodi si deve realizzare la posizione costituzionale dell’essere vivente, il suo rapporto con Dio, e le attività con cui egli può ristabilire il collegamento perduto e raggiungere l più alto livello di perfezione della coscienza di Krishna. Seguendo uno qualsiasi dei suddetti tre metodi, si è sicuri di raggiungere, prima o poi, l’obiettivo supremo. Questo è stato affermato dal Signore nel secondo Capitolo. Anche un piccolo sforzo sul cammino trascendentale del bhakti-yoga è particolarmente adatto per questa epoca, perché è il metodo più diretto di realizzazione di Dio. Per essere doppiamente certi, Arjuna chiede al Signore Krishna di confermare la Sua prima affermazione. Si può sinceramente adottare il percorso di realizzazione del sé, ma il metodo di coltivazione della conoscenza e la pratica dello yoga in otto fasi sono generalmente molto difficili per questa Era. Pertanto, nonostante il proprio serio impegno si può non riuscirvi per molti motivi. Il motivo principale è che uno non è sufficientemente serio nel seguire la procedura. Perseguire il percorso trascendentale è più o meno dichiarare guerra all’energia illusoria.”
Prabhupāda: Quando aderiamo ad un qualunque metodo di realizzazione spirituale è praticamente come dichiarare guerra all’energia illusoria, māyā. Così, quando si tratta di māyā, o di combattere una battaglia, ci saranno tante difficoltà imposte da māyā, questa è una certezza. Quindi, c’è possibilità di fallire, ma si deve diventare molto stabili. Vai avanti.
Devoto: “Di conseguenza, se uno tenta di sfuggire alla presa dell’energia illusoria, lei tenterà di sconfiggere il praticante con varie lusinghe. L’anima condizionata è già affascinata dalle tre influenze della natura materiale e c’è possibilità che si lasci facilmente sedurre di nuovo, nonostante segua una disciplina spirituale. Ciò è definito yogāc calita-mānasaḥ.”
Prabhupāda: Calita-mānasaḥ; calita-mānasaḥ significa deviare la mente dallo yoga, yogāc calita-mānasaḥ. Yogāt significa ‘dalla pratica dello yoga’ e calita significa ‘deviazione’; mānasaḥ significa mente, yogāc calita-mānasaḥ. Ci sono tante occasioni, ognuno ne ha esperienza. Mentre state cercando di concentrarvi a leggere un libro, la mente disturbata non lo permette. Quindi è un fattore molto importante controllare la mente. Questa è la vera pratica. Vai avanti.
Devoto: “…essere deviati dal sentiero della trascendenza. Arjuna pone domande per conoscere la conseguenza del deviare dal sentiero della realizzazione spirituale”.
Prabhupāda: Sì, questa è una domada importante. Si può iniziare a praticare qualsiasi tipo di yoga, il metodo dello yoga in otto fasi, il metodo del jñāna-yoga, cioè speculando filosoficamente, e il metodo de bhakti-yoga, il servizio di devozione; ma se uno non riesce a completare il metodo yoga, qual è il risultato? Questa è una domanda molto importante posta da Arjuna a cui Krishna risponderà.

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